APOCALYPSE RIVIERA

APOCALYPSE RIVIERADall’età di 15 anni probabilmente la maggior parte degli esseri umani fa una promessa a sé stesso: mai più vacanze al mare, o comunque se mare deve essere, solo spiagge libere e selvagge, magari naturiste, raggiungibili solo in barca o calandosi da impervie pareti di roccia.

Improvvisamente, però, la promessa deve essere rotta: è arrivato un neonato, e bisogna tornare al punto di partenza: le file di ombrelloni, la passerella comoda ai passeggini, il bagnino, le sdraio reclinabili, secchielli e palette, la radio diffusa dagli altoparlanti, i canottini gonfiabili, la baby dance, le doccine, i vicini di ombrellone, eccetera. La differenza tra adulto e genitore è tutta racchiusa qua. Sapendolo prima, uno si prepara. Se è vero che ci va un po’ di comodità per il bambino, tanto vale ottenere il massimo di comodità possibile: un hotel con tutto il necessario, in cui teoricamente devi portare solo tre cose: il bambino, i suoi vestiti e una scorta di omogeneizzati.

Una situazione del genere può risultare alienante soprattutto appena arrivi: ingorghi di passeggini, urla di infanti, orde di genitori e anche di animatori. In sintesi, un girone dantesco. Poi però cominci ad apprezzare una serie di cose, quasi controvoglia, fino al punto in cui le abbracci totalmente, e addirittura quando torni a casa ne hai nostalgia.

1) LA PENSIONE COMPLETA
Se fatta bene, si rischia di ingrassare di un kg al giorno (ma niente paura: il consumo di cibo sarà bilanciato da eterne camminate in pineta e un continuo sollevamento pesi del genere prendi su il bambino, rimetti giù il bambino). Ci si accorge ben presto che a casa non si mangia altro che pane e prosciutto, a volte una sottiletta, quando c’è tempo una pasta veloce e un frutto ingozzato. Trovare tutto pronto e preparato con la formula “buffet infinito” è per i giovani genitori la VERA vacanza. […]

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Postato venerdì 1 agosto 2014 alle 08:49 
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10 COSE CHE LE MAMME ODIANO

10 cose che le mamme odianoProcedendo nella meravigliosa esperienza della giovane genitorialità, siamo ormai arrivati ai 10 mesi di vita.
Il pupo gattona in tutta la casa con effetto Roomba (aspira e concentra su di sé tutta la polvere dei pavimenti di casa e anche qualcosa in più), morde qualunque cosa con preferenza assoluta per i mobili in truciolato / laminato e per i cavi elettrici, si infila in anfratti impensabili e non ammette di essere disturbato con pratiche triviali come un cambio pannolino o (dio non voglia) un pasto intero seduto. Tutto ciò, se da un lato è stancante per il giovane genitore™, è anche sufficientemente divertente e spettacolare da far passare in secondo piano le bestemmie che a tratti affiorano.

Ma il giovane genitore maschio non ha a che fare solo col minuscolo invasore. La mamma (che se non è ancora tornata a lavorare è sempre più Mamma con la M maiuscola) sviluppa tutta una serie di opinioni e metodologie che spesso per il maschio sono incomprensibili. Ne deriva molto spesso che i naturali comportamenti del maschio vengano, come dire, stigmatizzati dalla Mamma. Ecco una lista delle 10 cose che più infastidiscono le Mamme.

1. Mordicchiare il pupo
Il bambino è morbidoso. Tutto il suo corpo sembra una enorme caramella Fruit Joy. Come fare a resistere? Il papà spesso mordicchia, cosa che fa molto ridere il pupo (almeno, al mio fa ridere). I punti che scatenano maggiore ilarità sono: i fianchi, le cosce, la parte bassa delle guance, il mento, le spalle, le dita delle mani. La Mamma non ama questa interazione mordace, in quanto sostiene che poi il bambino morderà i compagnucci d’asilo. So what? All’asilo si mordono tutti!

2. Tenere il pupo in posizioni improbabili
Alla Mamma non piacciono le seguenti posizioni di trasporto bimbo adottate dal giovane genitore maschio (che invece, come sempre, fanno molto ridere il piccolo): preso dalle caviglie e trasportato a testa in giù, preso sotto l’ascella paterna come una baguette dotata di vita propria, preso da polsi e caviglie come la preda di una battuta di caccia nella foresta amazzonica, poggiato con la pancia sulla nuca del papà a mo’ di biblico agnellino sacrificale. […]

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Postato mercoledì 9 luglio 2014 alle 16:05 
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VITA GORDIANA

VITA GORDIANAQuelle volte che vuoi slacciarti le scarpe, tiri un capo del laccio e si blocca tutto, senza scampo. Perché tu sei uno che le scarpe le allacci una volta e poi tendenzialmente non le slacci più – le metti al piede, infili un dito dietro al tallone e cerchi di far scivolare la scarpa sul calzino o peggio ancora sulla pelle nuda. Per fare più veloce, o semplicemente per pigrizia. In alternativa, compri solo scarpe col velcro, mocassini, sabot, sandali.
Ciabatte, in pratica.

Ecco, quelle volte, quando resti fermo a fiato sospeso con una gamba accavallata sull’altra e maledici l’idea di esserti tagliato la sera prima le unghie che ti sarebbero servite per questo lavoro di precisione, sono per me una metafora perfetta della vita. Quelle volte costituiscono un momento di illuminazione interiore – uno di quei momenti in cui capisci che anche la cosa più banale risuona nelle sette sfere celesti.

Millimetro per millimetro provi a tirare un capo del laccio (inutile, troppo scontato, non si fa che peggiorare la situazione) oppure ad affrontare con fatica quel cappio, quella parte di nodo, quel risvolto difficile. Il nodo è compatto, polveroso, ostinato. Ha preso sole, pioggia, fango: non l’hai disturbato per mesi, perché adesso, perché tutta questa fretta? L’urgenza potrebbe portare a un risultato indesiderato. Il laccio si potrebbe strappare, e la scarpa sarebbe destinata a rimanere monca, fino all’acquisto di un nuovo paio di lacci che non saranno mai – MAI – uguali agli originali; non avranno mai quel modo di scivolare armoniosamente tra i passanti, quel colore perfettamente mimetico rispetto alla tomaia. Invece no. Ci vuole pazienza. Allenti poco a poco la stretta, sfili un laccetto e poi ricominci, bestemmiando mentalmente ogni divinità possibile. Alla fine, l’effetto valanga. Ecco, hai sbloccato una parte del groviglio e improvvisamente tutto si scioglie, i due lacci si separano. […]

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Postato lunedì 16 giugno 2014 alle 13:06 
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L’ANTIEROE GEEK

L'antieroe geekLeggermente sociopatici, aspetto e atteggiamento a prima vista inquietanti: fondamentalmente bambini in corpi di adulti, affetti da probabile sindrome di Asperger o qualcosa di simile (in un caso esplicitamente dichiarata, nell’altro più glissata). Sono gli antieroi geek dell’ultimo decennio, protagonisti di due sitcom corali con seguito di culto: Community e The Big Bang Theory.

Anche se Sheldon Cooper (Jim Parsons) e Abed Nadir (Danny Pudi) non sono le “star” delle rispettive serie, rubano la scena, mandano avanti i meccanismi narrativi in modo imprevedibile, sono una fucina di improbabili catchphrases che vanno da “Cool. Cool, cool, cool” a “That’s my spot”, da “Troy and Abed in the mooorning” a “Knock(3) Penny, Knock(3) Penny, Knock(3) Penny” e “Bazinga!” (chi non ci sta capendo una mazza non è abbastanza geek o insiste malauguratamente a vedere queste serie doppiate).

Community e The Big Bang Theory sono due facce della nuova comedy televisiva made in USA, che al momento viaggia su una decina di registri differenti e cerca mezzi per rinnovarsi senza necessariamente rompere il giocattolo che funziona. La serie di Chuck Lorre è in un certo senso più tradizionale, rispetta i canoni della sitcom (risate registrate e tutto), inserisce la tematica geek nella storia: le interminabili partite a MMORPG, i viaggi al ComicCon, la fissazione per Star Wars / Trek / Firefly / Babylon 5 (e la citazione esplicita di questi miti fondanti dell’universo geek), il lavoro stesso dei protagonisti, fisici, ingegneri, biologi, etc. Dan Harmon, l’autore di Community, sceglie invece di iniettare la geekiness nel racconto. Allora la banalissima vita di un gruppo di studio universitario viene traslata di volta in volta in avventure a 8-bit, partite a D&D, veri e propri episodi-parodia nel loro strutturarsi come una puntata di Law & Order o come un mix di citazioni da film di genere (i generi più vari). […]

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Postato martedì 27 maggio 2014 alle 23:02 
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