VECCHIA CIABATTA / NUOVA CIABATTA

Premessa: qualche giorno fa, leggendo i commenti ad un intervento di Laura Scarpa su Coreingrapho (se non sapete cos’è, correte subito ad informarvi), mi è capitata sott’occhio una frase di Makkox. La storia di Laura prendeva il via da un “compito” narrativo del maestro Scòzzari, che nel suo libro Memorie dell’arte bimba segnala diversi possibili esercizi per realizzare un fumetto. Tra i quali l’imperscrutabile “descrivi la tua ciabatta”. Ora, io non so disegnare. Ma le ciabatte hanno sempre avuto un ascendente morboso su di me.
Da cui, questo post.

La mia ciabatta è qui di fronte a me, in equilibrio precario sulla punta del piede sinistro. Verde brillante, quasi fosforescente. È una finta Crocs. Cioè, è un’imitazione. Perché quando le ho prese, più di un anno fa, non sapevo nemmeno dell’esistenza delle Crocs. Saputolo, e visto il prezzo all’incirca doppio, ho cominciato ad amare ancora di più le mie anonime ciabatte in etil-vinil-acetato. La mia ciabatta verde ha i buchi d’ordinanza, per far prendere aria al piede. Ha anche tipo un cinghietto morbido per quando vuoi fermarle al calcagno. Io però lo uso raramente.

La mia ciabatta quando non ci sono sta vicino al comodino, a volte anche sotto il letto. Sono convinto che parli con la gatta, o che – in giorni speciali – cambi posto di sua iniziativa. Non è infrequente, infatti, che al ritorno da lavoro io non trovi la mia ciabatta. Dopo un po’ di ricerca la trovo vicino al PC, o in bagno. A volte addirittura sul balcone. La mia ciabatta sono due. Non sarebbe giusto tacerlo. Ma per comodità continuo a chiamarla la mia ciabatta. La mia attuale ciabatta. Perché ce ne sono state molte prima di lei.

Prima di lei ho avuto molte De Fonseca. Anche imitazioni. Non mi sono fatto mancare nulla. Il fatto è, purtroppo, che la classica ciabatta maschile in panno fa sudare molto il piede. Il che ne limita la durata nel tempo. Alla ciabatta classica, usata esclusivamente in periodi invernali, ho sempre preferito la versione infradito. Il problema dell’infradito, però, è che dopo poco si rompe proprio quel pezzo lì, quello che deve passare tra l’alluce e il primo dito del piede. Sopravvivono, accanto al letto, solo le geta giapponesi. Perche sono in legno massiccio, e perché ci sono molto affezionato, anche se danno un po’ di disturbo ai vicini di casa.

E poi, riflettiamo. Quanto è bello il suono “ciabatta”. Non ha nemmeno un etimologia precisa. Forse ha lontane origini arabe. Non è corretto riferirla allo spagnolo “zapata” (scarpa), anche perché in spagnolo la ciabatta vera è “pantufla” (termine analogo al tedesco “Pantoffel”). In francese “chausson”, in inglese “slipper” (perché il piede vi “scivola” dentro). La ciabatta è sempre morbida, accogliente. Quando è pantofola la immaginiamo imbottita di soffice pelo sintetico, quando è di legno la immaginiamo zoccola.

La mia ciabatta è parte di una filosofia di vita. La filosofia di non fare un cazzo, potremmo chiamarla. Salvo, appunto, indossare un boxer e una ciabatta osservando il mondo e cercando di non pensare. Una ciabatta ti accompagna sempre, nella vita e nella morte. La sera prima che morisse, le ultime parole intelligibili che mi ha detto mio padre, sono state “Portami le ciabatte“. A dimostrazione che la ciabatta è un simbolo di resistenza e di attaccamento alla vita. Io gliele ho portate, ma lui non le ha mai più usate. Sono ancora lì. Una ciabatta ricorda una persona cara più di mille candele accese.

La mia ciabatta non sa che dentro l’armadio c’è un’altra ciabatta ancora nuova, a lei molto simile (sempre imitazione Crocs, insomma). Però non è verde brillante. È dorata. Nascosta tra vecchie lenzuola, la ciabatta del futuro riposa senza sognare. Non bisogna mai farsi cogliere impreparati: sempre avere una ciabatta di riserva. Ma nel frattempo, bisogna amare la ciabatta presente. Anche quando vorremmo usarla come arma, anche quando si volatilizza per dispetto. Non posso attribuire ad una ciabatta colpe che non ha. La mia ciabatta è altro da me.
La mia ciabatta sono io.

Comments Closed

9 risposte a “VECCHIA CIABATTA / NUOVA CIABATTA”

  1. La mia ciabatta De Fonseca puzza come un cane morto bagnato (cioé, morto che era già bagnato e poi bagnatosi ancora da carogna). Capisci che se la lavo la cosa peggiora. Le crocs puzzano un po’ meno? E poi… come se la cavano con la questione “piede nudo a contatto con la plastica”? E’ imbarazzante…

  2. non è plastica, attenzione: è etil-vinil-acetato, un materiale che non fa sudare (troppo) il piede. aggiungi le prese d’aria e ottieni una ciabatta che non fa sudare. poi va da sé che son lavabili in un lampo e tornano come nuove, quindi…

  3. attuale ciabatta gekos (crocs italiana) nera. nuova ciabatta (nascosta) imitazione de fonseca… in ogni caso dorata è troppo..

  4. io mi ero fatta la fantasia che la parola ciabatta derivasse dallo shabbat ebraico: il giorno in cui non fai un belin e stai in casa a sciabatattare

  5. raffa sei geniale! Molto meglio della teoria secondo la quale ciabatta deriva da “sabauda”, cioè la calzatura che portavano i savoia, che notoriamente non facevano una mazza

I commenti sono chiusi.