LA RESISTENZA DI BUTCH (PT. 2)

La signora Sandra mi rimprovera bonariamente per aver mangiato verdure cotte nel burro e simili. E’ stato solo per un giorno, e del resto continuo a dimagrire. Inizia la terza ed ultima settimana di agopuntura. Io, in linea di massima, sono un tipo che dove lo metti sta. Da piccolo l’eroe con cui mi identificavo maggiormente era Leonard Zelig. Ho questa capacità mimetica che forse deriva da un’ansia inconscia di essere accettato, non so. Sta di fatto che mi trovo perfettamente a mio agio a parlare di funzione fàtica con un gruppo di semiologi e filosofi del linguaggio e allo stesso modo a parlare di figa con i muratori che lavorano nel cantiere sotto casa. Entro nella testa del sessantenne come in quella del ventenne. Scopro sempre di avere qualcosa in comune con tutti e – in mancanza d’altro – imposto un rapporto interpersonale facendo leva su quel singolo elemento. Dalla dottoressa, questo elemento è ovviamente la dieta. Chiunque altro, nella mia situazione, ficcherebbe il naso in un libro e non parlerebbe con nessuno. Io no. E’ più forte di me. Alla settima seduta, sono ormai diventato il confessore, il confidente e l’esperto di cucina macrobiotica. Suggerisco alla signora Perani come cucinare le zucchine julienne e convengo con la signora Forti che sì, all’inizio si perdono più chili, poi si rallenta. Accolgo i complimenti della signora Rubino ("Ma lei è proprio dimagrito…!") e rispondo elogiando la sua linea e regalando la solita pietosa bugia che tutti si raccontano in questi casi ("Ma lei signora non avrebbe proprio bisogno di diete"). La signora Sandra supervisiona, bacchettando idealmente sulle mani chi sgarra. La signora Forti oggi ha mangiato dieci tarallucci. Ha ripreso due chili di colpo. Arriva il mio turno e io entro al cospetto della dottoressa. Lei approva il mio stile di vita, mi sorride benevola con gli aghi in mano. La madonna degli aghi. Anche oggi mi hanno riservato lo stanzino. Ho detto alla signora Sandra che poteva anche aumentare di un poco gli impulsi elettrici. In fondo, me lo merito. E poi, i sobbalzi conciliano il sonno…
"…Ti dico che è così, Butch… tre giorni fa hanno visto quattro aghi, proprio qui!!!"
"Ne sei certa? Voglio dire, è strategicamente poco efficace… siamo abbastanza in pochi sul plesso!"
"Li ha visti anche Jones, chiedi a lui se non mi credi!"
"Eppure…"
"Sei tornato per stare con la tua gente o per trattarci da idioti? Tornatene pure al fronte se non puoi fare a meno di parlare di strategia!"
"Ma Polly, io…"
"Bla. Bla. Bla. Non è di parole che abbiamo bisogno adesso. Vieni con me…"
[…]
"Ma… è enorme!"
"Te lo avevo detto. Lo infilano qui, ogni due giorni."
"Ma non sta trasmettendo impulsi."
"No… è sicuro… vieni."
"Ma cosa…"
"Vedi Butch, se ci mettessimo tutti d’impegno, potremmo farlo saltare. Non è pericoloso."
"A cosa servirebbe? Lo sai, sì, che mentre stiamo qui a parlare sotto l’ombelico hanno aumentato gli impulsi? E che ci sono sei aghi per ogni quadrante?"
"Io sono convinta che la chiave di tutto sia qui."
"E cosa te lo fa pensare?"
"Lo so e basta."
"Polly, il mio capitano probabilmente è morto, come quasi tutti gli uomini. Non ha senso ribellarsi. Siamo già sconfitti."
"Un soldato non parla così, Butch. Avanti, che cosa abbiamo da perdere?"
"OK, dì ai sopravvissuti di accumularsi qua. Potrebbe essere l’ultima speranza."

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