GIGIONERIA FUORI TEMPO MASSIMO E POCA ALTRA ROBA

Marzo: un mese poco proficuo dal punto di vista delle rece, è passato più che altro in un letargo da pandemia che si è esteso anche a quanto ho visto. La voglia di spegnere il cervello era troppa. Comunque, ecco qua.

IMPETIGORE (Joko Anwar, 2019)

Direi che è un po’ che non parliamo di horror di nicchia, quindi vi racconto di Impetigore, film dell’anno scorso che mi ero segnato dopo averlo visto citato da gentefidata™️ come uno dei film dell’anno. Premessa: Impetigore è un film indonesiano, quindi è parlato in indonesiano e se trovate il torrent lo trovate probabilmente con i sottotitoli inglesi MA questo non vi deve ostacolare, perché siamo di fronte a una perla rara. Il film inizia con una sequenza fantastica (due amiche lavorano in un casello autostradale, un tipo supercreepy passa in auto, poi torna a piedi con un machete per uccidere la casellante più “timida”): poi il film prende tutta un altra piega. Scopriamo che Maya, la protagonista, è figlia senza saperlo di una coppia di ricchi possidenti terrieri in un villaggio sperduto dell’entroterra. Con la sua amica Dini decide di andare a vedere se possono reclamare in eredità l’imponente villazza di famiglia. Ovviamente quando arrivano nel villaggio scatta il terrore perché sono tutti un po’ la versione redneck di un indonesiano tipo di città e fanno le facce bruttissime perché a quanto pare c’è in giro una maledizione che uccide i neonati del villaggio. Insomma, non voglio dirvi di più perché poi ci son di mezzo sgozzamenti, scuoiamenti, antiche maledizioni indonesiane, fantasmi, robe brutte coi bimbi appena nati e cose così. Però – anche se non è che tematicamente ci sia nulla di nuovo – Impetigore ha uno stile ipnotico che ti risucchia dentro. La cosa migliore per me è che il cattivissimo del film è un burattinaio di spettacoli di teatro d’ombre indonesiano, che per un cinefilo malato come me rimanda subito alle origini del cinema, a Lotte Reininger e a tutta quella roba lì. Nonostante quanto ho detto, il sangue non è che scorra a fiumi, molto è solo suggerito, ma l’efficacia c’è tutta. Uniche cadute di stile lo SPIEGONEFINALEINFLASHBACK che rivela le motivazioni della maledizione e il COLPODISCENAFINALE che fa molto horror americano anni ’80. Mi rimane solo la curiosità di capire cosa dovrebbe significare “Impetigore” (impetigine molto gore? boh) visto che il bellissimo titolo originale era Perempuan Tanah Jahanam che faceva molta più paura. #recensioniflash

COMING 2 AMERICA (Craig Brewer, 2021)

Sanremo è servito come “rito collettivo del non pensiamo a nulla almeno per cinque serate e rincoglioniamoci fino alle due del mattino”. Finito Sanremo mi sono sentito spaesato, c’è da tornare alla realtà quotidiana, aiuto! Ed ecco che mi è venuto in mente di guardare Il principe cerca figlio su Prime, hai visto mai che ti dà quello stesso feeling di totale astrazione dalla realtà. E infatti, il nuovo film con Eddie Murphy è esattamente come uno sketch di Fiorello e Amadeus lungo due ore. Uno lo guarderebbe anche incuriosito dal fatto che fai un sequel trent’anni dopo con gli stessi attori dal primo all’ultimo (più qualche nuova leva), ma c’è un grosso ma: manca John Landis. Questo lo si sa anche prima di premere play, ma uno comunque si appiglia a Zamunda, alle mossette del principe (ora re) Akim, ai barbieri, al fatto che magari lo vedi in lingua originale ed è figo. No. È proprio un film brutto. Ma brutto forte, senza un’idea, che va avanti appunto come uno sketch di Sanremo, con le ballerine, qualche simpatico numero musicale (saltano fuori le Salt ‘n Pepa), la gigioneria fuori tempo massimo di Eddie Murphy, Arsenio Hall e Wesley Snipes, tutti impegnati a fare la triste caricatura di sé stessi, un andamento da film Disney anni ’90, nessun graffio per carità… Imbarazzante. Non puoi nemmeno dire che è talmente brutto che fa il giro, è proprio un bicchiere di acqua fresca in faccia che ti scivola via subito, che poi era quello di cui avevo bisogno quella sera. #recensioniflash

YES GOD YES (Karen Maine, 2021)

Sempre a proposito di film un po’ spensierati, stavolta arriva un film bellino. Oddio, io l’ho trovato “bellino”, la redazione del New Yorker lo ha addirittura messo nella lista dei migliori film del 2020, poi vedete voi. Yes, God, Yes è un film con Natasha Dyer (quella di Stranger Things) nel ruolo di una studentessa di una scuola ultra cattolica che scopre le gioie della masturbazione. Detta così sembra una roba alla Alvaro Vitali, ma in realtà il film (che ha la stupendifera durata di 78 minuti, sì, dio, sì) è una commedia delicata del sottogenere “coming of age”, un po’ stralunata e tutta a base di vecchie suore sdentate, giovani preti segaioli, ritiri spirituali per adolescenti dediti più o meno alla castità (c’è anche Alisha Boe di 13 Reasons Why), pratiche sessuali alternative dette e mai praticate e bastoni di scope, vibromassaggiatori cervicali e soprattutto un Nokia 3210 usati in modo creativo. Questo dettaglio del Nokia mi porta a dirvi della cosa più interessante del film, e cioè l’ambientazione nel 2001. Ci sono i computer giganti con lo schermo a tubo catodico, c’è AOL e ci sono tutte le modalità tipiche delle chat del periodo, in pratica l’alba del cybersex. Ribadisco, un film bellino che dura poco e vi farà stare bene. #recensioniflash

THE AUTOPSY OF JANE DOE (Andre Ovredal, 2016)

Notte horror, perché la realtà fa sempre più paura di un qualsiasi film. E quindi scartabello la mia lista di film “ancora da vedere” e trovo The autopsy of Jane Doe su Prime. E vi dirò. Lo promuoverei a pieni voti se non fosse che ha un finale un po’ frettoloso. Ci sono questi due personaggi di medici legali padre e figlio (Brian Cox ed Emile Hirsch, molto credibili) che gestiscono una morgue. Dopo un massacro in città lo sceriffo trova un cadavere inspiegabile tra gli altri, una ragazza nuda senza ferite semisepolta in cantina. C’è ovviamente bisogno del coroner. Il corpo viene portato dai due protagonisti che iniziano l’autopsia (che prende la maggior parte della durata del film). Ovviamente non è una roba per tutti gli stomaci, ma hmm, come dire, è molto esplicito senza essere sanguinolento. Senonché questo cadavere inspiegabile presenta una serie di problematiche, come dire, “interne”, che mettono in gravissimo imbarazzo i due medici. E lì parte la deriva paranormale (già “preparata” da una serie di sottili indizi) che alla fine fa somigliare il film del norvegese Andre Øvredal a uno di quei thriller gotici italiani di inizio anni ’70 – a me ha ricordato molto Nella stretta morsa del ragno di Margheriti, una delle mie prime esperienze horror di quando ero piccino. Comunque, da vedere se vi piace il genere. Il cadavere, per la cronaca, è un’attrice vera (Olwen Kelly), che pare abbia praticato meditazione per rimanere immobile per tutta la durata del film mentre la tagliano in tutti i luoghi e tutti i laghi. #recensioniflash

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