Impressioni su un breve viaggio in Germania. Qui abbiamo freddo umido e temperatura sui 5 gradi. Là abbiamo freddo secco e temperatura sui -6 (a mezzogiorno). Tutto è completamente bianco e ghiacciato. Una meravigliosa terapia per gli occhi gonfi (i bulbi oculari tendono a ghiacciarsi). Ottimo anche per fare la pipì all’aperto (un’esperienza assolutamente da provare, ci si trasforma in una sorta di primitivo geyser). Da brivido, nel vero senso della parola. Aggiungiamo anche la visione notturna di Vertical Limit (film d’azione con diversi personaggi che muoiono congelati tra le nevi perenni) in tedesco senza sottotitoli ma con abbondanti dosi di Smirnoff ghiacciata, e il quadro è quasi completo. A parte gli scherzi, almeno una volta l’anno è d’obbligo andare a trovare Kasia e Rafal, due persone che mettono addosso un sacco di serenità. Lo stesso dicasi per quei bambini ciarlieri e pacioccosi che pur non avendo alcuna possibilità di comunicare con me e Stefi (sanno due lingue ma l’inglese non è compreso) ci adorano e tentano di stabilire un contatto guardando insieme Madagascar – sempre in tedesco, ma stavolta con sottotitoli. Inglesi. Il problema dei tedeschi è che fanno queste colazioni esagerate alle 9.30 (wurstel, senape, uova e pancetta, nutella, philadelphia, panini e brioche, caffé e succo d’arancia) poi fanno uno spuntino verso le 14 (caffè e fettazza di torta) per concludere con una trionfale cena alle 18 (in genere poco più pesante della colazione). Se poi si parla di cenare prima perché così si guarda un film tutti insieme con i piccoli prima che vadano a dormire, si raggiunge la paradossale ora delle quattro del pomeriggio per spararsi una bourguignonne di carne! Ma non importa. Perché dalle otto a mezzanotte scorrono almeno due bottiglie di vodka e una di whisky. I postumi… quelli li devo ancora smaltire.
APERITIVO BLOGSTAR
Un incontro aperitivo con alcune blogstar torinesi è quanto di più istruttivo per cominciare la serata. Siccome si gela tutti propendono per cose calde, cioccolatose e/o caffettose, e si scatena la logorrea (non esistono blogger taciturni, o almeno io non li conosco). In effetti, ad ognuno il suo stile. Mentre Suz e Axell si esibiscono in veri e propri post vocali sui loro migliori e peggiori matrimoni (tema lanciato dal matrimonio kitsch a Gallipoli del Sola) o sui loro migliori e peggiori capodanni (tema lanciato dal fatto che si avvicina inesorabilmente il 2006), io approfondisco le mie quotidiane sfighe casalinge e lavorative e Costanza con occhi di ghiaccio annota i picchi di stile di ognuno di noi, soffermandosi in particolare sul significato di espressioni interessanti come "trombicchiare" (un meraviglioso neologismo di Suz che può voler dire alternativamente "trombare con svogliatezza" o "trombare part-time con una che intanto lo fa con altri dieci"). A casa mi attendono moglie e cognato, determinati a guardare per l’ennesima volta Frankenstein Junior ma stavolta recitando le battute in contemporanea al film (stile Rocky Horror). Ovviamente, poco dopo la mitica scena di "AB qualcosa? AB che cosa?" – "AB Norme… sono quasi certo che fosse quello il nome" sono stato investito da una colonna sonora quadrifonica di grugniti, gorgoglii e russamenti di vario genere, che copriva completamente il sonoro del film. Quand’è così, non resta che chiudere i due fratelli nella stessa stanza, in modo che si rintronino a vicenda, e rifugiarsi a letto a leggere Gea. Verso mezzanotte, impietosito, recupero la moglie che barcollando si accascia sul suo lato del letto e mormora "buonahhhhhhhhhhhhhh…" (che sta per buonanotte, ovviamente). Tento di abbracciarla per manifestarle il mio immutabile amore per lei, ma come sempre succede, le procuro un forte dolore fisico da qualche parte (in questo caso al piede, anche se non mi sembrava di averlo sfiorato). Quasi del tutto sveglia, Stefi ringhia un "Vaffanculooohhhh" e si gira dall’altra parte. E io prendo il treno ad alta velocità per il mondo dei sogni.
Tag: bloggers, young_frankenstein, russare
1985 – QUALCOSA CHE STA PER FINIRE
1985. Tutto mi è estraneo. Riesco a vivere soltanto nel vuoto, nella negazione. Eppure, quel mondo che rifiuto in qualche modo mi attira. Nei boschi il caldo si stempera in un fruscio di rametti. Posso sedere e osservare, soltanto questo. Di tanto in tanto, A. mi accompagna. Restiamo in silenzio a guardare l’orizzonte, oppure scalciamo le foglie morte ascoltando Thunder Road. A. sembra più grande, e mentre sta in silenzio non posso fare a meno di guardarla. Con la coda dell’occhio, però. L’ora, le cinque del pomeriggio. Il sole è ancora caldo, anche se le giornate si accorciano. Qualcosa che sta per finire. Stesi sul crinale, dietro le rovine del castello, fumiamo le Diana rubate alla madre di A. Si gira su un fianco, vicinissimo a me. Tutto resta in sospeso. La guardo negli occhi, ma non riesco a poggiare le mie labbra sulle sue. A. inspira, torna a guardare il sole e fuma. Io fingo che non sia successo nulla. Tutto mi è estraneo.
