CHE SCHIFO

che schifo
fa tutto schifo
tutto è schifoso
ti muovi
e c’è lo schifo
stai fermo
e lo schifo ti si appiccica
lo schifo
non si stacca più
è come la cingomma
tu provi a toglierlo
ma ti resta sulle dita
nei capelli
sugli occhiali
(se porti gli occhiali)
sul blackberry
(se hai un blackberry)*
e la cosa più schifosa
è che a volte arriva dentro
per osmosi
lo schifo
e allora
sono cazzi

*se hai un iPhone, è più probabile che tu abbia uno scudo antischifo di serie

TUTTI AL LITCAMP

Troppo tempo che non scrivo. Né per lavoro, né per diletto. I progetti restano fermi a metà. Per dirne una, non vi ho nemmeno ancora parlato del mio Marocco. Ma nel logorio della vita moderna, c’è una piccola oasi di acume, riflessione e cazzeggio insieme: il Litcamp. Quello del 2009 è il terzo Litcamp, ma invece di risentire degli anni, qui si tira fuori dal cilindro un tema particolarmente stuzzicante. Cosa NON fare per scrivere. O cosa fare per NON scrivere. O cosa fare per scrivere “NON”. Va beh, guardate sul blog del Litcamp per maggiori dettagli e poi magari iscrivetevi sul wiki.

C’è già un intervento interessante che ho sgamato: si ipotizza che per scrivere, una cosa da NON fare è leggere. Boh, io sapevo il contrario. Certo, se stai leggendo non stai scrivendo. Io adesso sto scrivendo e quindi non ho modo di leggere, ma di norma leggo molto e alla fine scrivo poco. Adesso, per esempio, sto cercando un modo elegante di chiuderla qua e dedicarmi (di nascosto) alla lettura di “Wolverine: Nemico pubblico” (mica pizza e fichi).

Comunque, dài. Ci sono alcuni scrittori, alcuni editori, si parla di letteratura tra l’analogico e il digitale, ci si incontra con quelli di aNobii (oh, fico aNobii, l’avete mai provato? No? E che aspettate?), poi c’è gente che scrive su riviste e fanzine, e tanti blogger (ma non così tanti da farvi venire la crisi di rigetto). Ci si trova venerdì pomeriggio e sabato tutto il dì al Circolo dei Lettori, che val già solo la pena vedere quello. Io ci sono il sabato (che val già solo la pena venire per vedere me).

Si beve una cosa, ci si scambia un libro, si snobba allegramente il Salone. Perché no.

FACCIO SOGNI

faccio sogni
sempre più strani
brevi e convulsi
c’è gente che non conosco nei miei sogni
che gli dico
ma io ti conosco?
no sono un sogno
ah ecco
poi mi sveglio e ho mal di testa
devo pisciare
lavarmi i denti
mi scopro a bimblanare*
tra il cesso e la camera
che maglia metto
ma forse le scarpe van legate meglio
potrei usare un po’ il filo intermentale
poi di colpo
è tardi
scatto accelero sgommo
e allo stop
mi accosto a un’auto ferma
dentro c’è uno del sogno
mi guarda
mi sorride strano
come a dire
“stanotte ero dentro di te”
che detto così
è anche equivoco
mi mordo le guance
come per vedere se è ancora un sogno
e infatti
era proprio un sogno
e mi restano solo 14 minuti
prima di timbrare
il cartellino

*bimblanare = perdere tempo in modo confuso con qualcosa che non ha nulla a che vedere con l’obiettivo del momento