ALL OF US STRANGERS: PIANGIOMETRO A 11

All of Us Strangers di Andrew Haigh è uno studio sulla solitudine, sulla queerness, sul desiderio e sul potere dell’amore – letteralmente, dato che il tema principale è The Power of Love del Frankie Goes To Hollywood (ma a stracciare il cuore arrivano anche i Pet Shop Boys, i Fine Young Cannibals, gli Housemartins, i Blur).

La premessa è questa: Adam (Andrew Scott) è uno scrittore in depressione, che vive solo in un grattacielo semideserto di Londra dove a quanto pare l’unico altro abitante è Harry (Paul Mescal) che una sera ci prova con lui proponendo una bevuta. Adam rifiuta cortesemente. Su un piano di realtà che sembra lo stesso, ma dopo pochi minuti scopriamo che è diverso, Adam si fa prendere dalla nostalgia e torna a visitare la casetta suburbana dove viveva con i genitori 30 anni prima.

In un parco incontra un uomo che gli fa cenno di andare con lui, supponiamo per del sesso rubato dietro una fitta siepe… ma no. Quell’uomo non è quello che pensiamo. Da lì tutto prende una piega molto weird, molto giapponese (il romanzo da cui è tratto il film è giapponese, ci avrei giurato quando alla fine è apparso nei credits) e molto dolorosa.

Ci sta che tutte le recensioni che ho visto (dopo) rivelino nelle prime righe l’elemento chiave del film: si svela nei primi venti minuti, però mi spiace comunque dirvelo, ve lo vedete da soli. Adam è un uomo gay solo, con un grande trauma alle spalle e quello che vive durante le visite alla sua casa d’infanzia è come un balsamo che a poco a poco scioglie il suo dolore che – come dice lui stesso – nel tempo si è solidificato.

Nel frattempo, a Londra, Adam inizia a frequentare Harry e a trovare sempre di più in lui un compagno, un alleato, una persona con cui lasciarsi andare e di cui prendersi cura. Finché anche la sua prima vera relazione con un’altra persona prende una piega fottutamente weird. E stavolta sono cazzi.

Tutto in questo film è superlativo: i due protagonisti sono entrambi eccezionali (giova il fatto che sono i due attori che più di ogni altro fanno vacillare la mia eterosessualità), Claire Foy e Jamie Bell nel ruolo dei genitori di Adam sono perfetti, la colonna sonora è quella che vi ho detto, la fotografia e soprattutto il montaggio, ricco di effetti, sovraimpressioni, tagli strani, immergono il tutto in un’atmosfera irreale.

Inutile dire che il piangiometro va decisamente sull’11. E che è uno di quei film dal finale talmente aperto che poi la gente va a cercare gli articoli on line tipo “All of Us Strangers Ending Explained” invece di continuare a piangere come se non ci fosse un domani.

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