LA MORBIDA MACCHINA

Mi sento molle. Come il protagonista di un vecchio film di Cronenberg. Che poi non è che siano “molli”, i protagonisti di Cronenberg, ma è quel tipo di scoperta che la tua carne sta mutando, che è pronta ad accogliere mutazioni metalliche, protesi, videocassette, parassiti, macchine da scrivere, joypad. Sì, lo so che il riferimento nel titolo è a Burroughs, ma in fondo Cronenberg ha fatto un film da Il pasto nudo, quindi sono autorizzato a mescolarli nel mio morbido cervello.

Tanto più che ieri ero in giro da FNAC con gli amici e i miei occhi hanno registrato nel giro di pochi minuti sia una nuova edizione del libro di Burroughs, sia una edizione de luxe del DVD di Cronenberg. Ma a parte questo, mi sento molle. E questa mollezza viene fuori in situazioni come ieri sera, in cui – complice una seduta di yoga un po’ troppo performante e una pizza assolutamente ingolfante – mi sono accasciato su un divano non mio con la bocca perfettamente funzionante ma con la parte superiore della testa ridotta ad un marshmallow rosa e pulsante. Perciò riuscivo perfettamente ad interagire nella situazione sociale e conviviale in cui mi trovavo, ma solo nella posizione del buddha dormiente e con gli occhi rovesciati all’insù.

Il che un po’ mi spiace, dato che da quando messer Marco si è trasferito stiamo ancora tutti cercando un nuovo equilibrio, in bilico come sempre tra casa lavoro amore amici progetti famiglia responsabilità. E chi non trova l’equilibrio, si sa, o precipita o fluttua. Io fluttuo. Morbidamente, come nel quadro del fumatore di hashish accoccolato su una nuvoletta. Quindi i piatti della bilancia oscillano fortemente, i miei denti diventano morbidi e gommosi, a volte rientrano nelle gengive, altre volte rimangono incollati tra loro, e io vado ai dieci all’ora convinto di essere ai cento. Attenzione, attenzione, non sono l’unico che va come un pazzo! Non sono l’unico. Bruciate i libri, uccidete i preti.

10, 100, 1000 DOMANDE

Rubo per un post il tema a Daniela, che di solito si occupa con più competenza di me di questi temi, per riflettere su un paio di meritevoli iniziative di e-democracy. L’impressione mia è che di e-democracy da noi fino all’anno scorso se ne parlava (bene o meno bene) e basta. E-democracy è quella parola che vedi scritta nelle tesi degli appassionati di cultura digitale, nei blog di quelli che hanno la voglia e il coraggio di occuparsi di politica e rete, nelle circolari dei ministeri che amano inserire a piene mani parolette con la “e-” davanti.

Gli esperimenti pubblicati on line nell’ultimo mese, invece, fanno ben sperare che la cosiddetta e-democracy traslochi dal regno dei concetti astratti alla pratica quotidiana dei cittadini. Quello che mi vede più coinvolto è il sito di Openpolis, già attivo per la verità dai tempi delle politiche 2006 con il “gioco” Voisietequi, di cui ho già parlato a suo tempo. Da quella storica data, Openpolis è diventato molto più analitico e si propone come uno strumento a disposizione dei cittadini per monitorare le proposte, i programmi e le dichiarazioni dei politici (tradizionalmente poco amanti della coerenza). L’iniziativa di questi giorni prevede l’inserimento, da parte dei cittadini, di domande sui temi di maggiore interesse. Entro il 14 marzo le 25 domande più votate saranno poste ai politici dei vari schieramenti e le risposte determineranno una griglia conoscitiva per una nuova versione di Voisietequi.

In sintesi, questo è quello che fa anche 10 domande, il sito lanciato ieri dal Sole24Ore. Per 20 giorni sarà possibile proporre domande in video (tutti pronti con la webcam e l’account su YouTube?) – anche in questo caso le domande verranno votate e le prime 10 verranno proposte ai politici che risponderanno in video anche loro. Il rischio di 10 domande è che partecipino all’iniziativa solo persone che sappiano come comportarsi con una webcam e con YouTube (quindi, sostanzialmente, quella fetta di cittadini digitali comunemente conosciuta come blogosfera). L’importante in questo caso è diffondere l’iniziativa anche con catene di e-mail, tanto per farla conoscere fuori dal “giro”.

Last but not least, grazie al sempre attento Sergio, ho iniziato ad apprezzare anche NetMonitor, l’ultima creatura di Repubblica.it inserita nello “speciale elezioni 2008”. Da una decina di giorni, NetMonitor procede a selezionare da tutti i blog che parlano di politica brani di “conversazione”, portando a galla in un canale ufficiale come quello di Repubblica una mescolanza di idee, provocazioni, opinioni e percezioni che normalmente non escono dall’ambito della comunità dei blogger. Non si tratta di un aggregatore automatico, tra l’altro, ma del frutto di un lavoro di selezione operato dalla redazione di Repubblica.it, che come norma esclude qualsiasi contenuto “pescato” da blog di partiti, candidati e giornalisti politici. In pratica una controparte dal basso di Openpolis, che nella sezione dichiarazioni riporta invece le parole degli amministratori dello stato.

Qualcosa si muove sotto il sole, insomma. Piccoli strumenti in più, magari per qualcuno modesti, ma che contribuiscono al fine più generale di controllare e monitorare ciò che fanno quelli che Grillo chiama “i nostri dipendenti“. Speriamo vengano usati con criterio.

LA COSTANTE, OVVERO ANCHE I DURI PIANGONO

Chi mi conosce lo sa che io, come Lino Banfi, invecchiando mi commuovo per un nonnulla. Altrettanto nota è la mia passione per Lost – di cui, sia detto per inciso, non voglio fare nessuno spoiler esagerato, tanto più che ormai la terza serie è finita anche in chiaro… ma in ogni caso se vi scoccia anche solo il minimo accenno non leggete oltre. Le premesse erano per parlare della puntata 4×05 “The constant”, scaricata e vista in un placido sabato pomeriggio torinese.

Lost non è il tipico telefilm commovente (di solito ci si commuove di più con Una mamma per amica o simili), ma ci sono i momenti topici. Nel finale della terza serie, ad esempio, quando Charlie annega salvando il resto della balotta, è impossibile non emozionarsi anche per chi odia lo hobbit malefico (io lo odio soprattutto per il fatto che sta con Evangeline Lilly).

In questa puntata, invece, c’è una sofferta telefonata, ormai attesa da 30 puntate, tra Desmond (il mio personaggio preferito) e la sua Penelope Widmore. Momento strappacuore, da popcorn+kleenex! Ma soprattutto, la puntata 4×05 inizia clamorosamente a rispecchiare la teoria dei salti temporali così ben spiegata su questo sito… Da leggere attentamente: quasi ogni mistero di Lost sembra essere risolto dal castello teorico di questo appassionato. Meditate, lostmaniaci, meditate…