MINIMAL/IZZO A DEEJAY CHIAMA ITALIA

Cadere in ginocchio davanti al televisore come Fantozzi davanti al simil Colpo Grosso non è cosa da tutti i giorni. Eppure ieri sera è successo. Lo so che non son cose da bullarsi, ma la gioia e lo stupore sono stati intensi per almeno 30 secondi e devo dirlo al mondo intero. Ieri sera, con Léaud, si cazzeggiava e si chiacchierava con il televisore acceso, sintonizzato su All Music. Ospiti a Deejay chiama Italia, Elio e Rocco Tanica. Si alza un po’ il volume, per farsi due risate prima di andare a casa.

Ad un certo punto Elio riporta a Linus la “teoria secondo la quale Ignudi tra i nudisti sarebbe Suspicious Minds di Elvis suonata al contrario”. Linus non sa, o fa finta di non sapere. Rocco ribatte “no, davvero, in rete si trovano già molte affermazioni di questo tipo” – e mette mano al Macbook di Nicola Savino. Primo piano: schermata di Google. Clic. Primo piano: questo post su Minimal/Izzo, il mio umile Tumblr. Tutti leggono (mentre il mio Tumblr rimane inquadrato per almeno 30 secondi di celebrità televisiva all’insaputa di tutti).

Io urlo “non ci posso credere”, loro propongono di far sentire il pezzo di Elvis al contrario, ma poi si decide che no, e comunque “se anche fosse uguale… sarebbe una pura coincidenza” – ammicca Elio. Che poi il testo citato sul mio Tumblr (dove – lo ricordo – di mio c’è ben poco, ci sono soprattutto suggestioni che trovo in rete e che in un certo senso avrei potuto dire/filmare/fotografare io per quanto sono affini al mio pensiero) è del grande Kurai (voilà il post originale)  che in tal modo mi ha aiutato ad entrare seppur virtualmente in contatto con i miei idoli di sempre.

Seguirà, se lo trovo, link al filmato YouTube di Deejay chiama Italia.

FISSO INTENSAMENTE IN CHECCHESSIA

Distratto (lat. distractus, p. p. di distrahere) – Tratto in parti diverse; e metaf. detto di persona rivolta intieramente con l’animo, con l’attenzione, co’ sentimenti ad alcuni pensieri; fisso intensamente in checchessia (grazie a etimo.it).

Questa è la mia condizione naturale. Ed è un grosso problema. Se è vero che la felicità si ottiene soltanto rinunciando alla centralità del pensiero e lasciando andare il proprio ego per trasformarsi da goccia in oceano, il fatto di avere in testa sempre mille cose ostacola il processo di aderenza alla realtà, al qui e ora. Cioè, lasciar fluire la vita è una cosa. Lasciar fluire i pensieri è un’altra. Specie se ti perdi ad inseguirli.

Vediamo tre esempi di situazioni reali in cui io sono “tratto in parti diverse”.
1) Qualunque situazione implichi la guida di un veicolo (a rischio sbaglio strada o peggio)
2) Qualunque situazione implichi un’attesa per qualcosa (a rischio perdita diritto al posto in coda)
3) Qualunque conversazione affronti argomenti che nel dato momento non mi interessano (a rischio figura di merda)

Non è per niente facile sfuggire alla catena di verbi modali che si snoda costantemente nel mio cervello. Ma diciamo che per la maggior parte della giornata costituiscono un fastidioso rumore di fondo. Quando invece voglio riposare (e lo faccio almeno una volta al giorno per almeno trenta minuti, è importante) il coro dei voglio devo posso diventa più insistente, e il flusso dei pensieri si traveste da libro di Joyce, sviluppandosi dietro i miei occhi chiusi come un rotolo infinito di carta stampata.

In quei momenti, veramente, vorrei scrivere quello che penso. In quei momenti la mia distrazione diventa protagonista. Solo che sto riposando.

E quando riposo non riesco a fare nient’altro.