A volte si ha bisogno di leggere qualcosa di più "leggero". E’ in questi momenti che mi viene in aiuto Monster Allergy di Barbucci, Artibani e Canepa, di cui ormai attendo sempre più spasmodicamente l’uscita in edicola. Ringrazio il cielo di vivere in Italia in questi casi, dato che nella vicina Francia gli albi di MA sono supercartonati, lucidissimi e costano dieci volte tanto (URRGGH)! Devo quindi dire che, in una giornata per altri versi un po’ caccosa, l’ultimo numero fresco di acquisto mi ha veramente emozionato! Senza citare le straordinarie sorprese che attendono al varco Elena, ci sono quegli accenni bastardissimi (del tipo: scoppierà l’amore tra Elena e Zick? Ma certo che sì! E poi: non sarà che Greta, la madre di Zick si avvia a diventare un personaggio di statura tragica?)… Soprattutto una cosa va detta. Per quel che riguarda la scansione dei tempi narrativi quelli di MA non hanno nulla da invidiare ad autori più celebrati e "riconosciuti" come – tanto per fare un paio di nomi – Berardi ed Enoch (peraltro leggo anche Julia e Gea sempre con grande piacere). Eh, sì. Quando voglio sono molto pop-trash. Infatti, tanto per restare in tema: quanto ci ha agganciato l’ultima trucidissima puntata di Un posto al sole? Ma veramente hanno sparato a Ferri? E sarà la volta buona che schiatta? Non posso fare a meno di notare che la scena dello sparo è identica a quella presente in La casa dei 1000 corpi. Che l’abbiano visto anche gli psichedelici sceneggiatori della mia soap preferita?
UN FILM COMPLETAMENTE AMORALE, FINALMENTE!
Vinto dal fervente entusiasmo di Sissi e Francesco, appena ho visto che nel locale Blockbuster noleggiavano La casa dei 1000 corpi di Rob Zombie me lo sono subito accaparrato. Come spesso succede nel caso di un film di cui mi hanno parlato in termini troppo positivi, non sono riuscito a farmi coinvolgere più di tanto. Nel senso che – come horror – il film di Rob Zombie è troppo citazionistico e videoclipparo per prendermi allo stomaco. Però di testa ti prende molto. La storia è la solita dei ragazzotti che finiscono preda di una famiglia di assassini e vengono falciati uno ad uno. Il tono del film è grottesco e in una certa misura molto dylandoghiano (dello Sclavi migliore, non del DYD annacquato degli ultimi anni). Rob Zombie ha frullato insieme Tobe Hooper, Marylin Manson, Russ Meyer, Brian Yuzna, gli EC Comics e Zio Tibia, i classici Universal – il tutto condito con una bella iniezione di metal. Però a mio avviso, anche se le intenzioni erano buone, vedere gli originali (Hooper, Meyer e Yuzna in particolare) è sempre meglio. Comunque il film è abbastanza malsano, putrido, psichedelico, marcio, disturbante, sanguinoso da divertire un sacco. Torture e rasoiate a go-go e un finale delirante tra satanismo e rivelazione del personaggio che si nasconde nelle caverne sotto la casa dei protagonisti. Rob Zombie, nell’intervista, racconta dei suoi problemi a far uscire il film (ci ha messo 4 anni, è tutto detto). La frase migliore è "Alla fine la Warner non si è fatta problemi etici a far uscire il mio film. Loro sono d’accordo con tutto ciò che corrisponde al loro senso morale. Quindi, dato che il mio film è completamente amorale…" ;-))
VAI COME UN PAZZO
Di ritorno dal dentista. L’otturazione è stata fatta, nel giro di pochi minuti, senza anestesia. Henry non crede nell’anestesia. Nella fredda sera di campagna, torno da Grugliasco verso Torino. Mi tengo sulla destra, in questi stradoni con auto sfreccianti, perché non si sa mai. Ad esempio, quella Volvo nera come la notte, quanto va lenta? E perché improvvisamente si ricorda che deve svoltare proprio a destra? In un attimo, il botto. Con torto, ovviamente. Ho un bel borbottare che il signor Volvo aveva messo la freccia all’ultimo momento. Chi tampona ha sempre torto, e comunque stavo tentando di superare a destra. Il signor Volvo è un medico, e tra una bestemmia e l’altra (l’auto è nuova di pacca) mi chiede se sto bene. Io, che come sempre barcollo ma non mollo, faccio un rapido check. Livido su stinco sinistro, un po’ di gonfiore a lato del polpaccio. I miei stivaletti da motociclista saranno anche tamarri ma hanno fatto il loro dovere. Una passante mi si avvicina dicendo "Scusi… questo dev’essere suo, l’ho raccolto così non ci passano sopra le macchine". Il mio bauletto. Hmmmm… Intanto il signor Volvo è alle prese con la dichiarazione amichevole. Io decido di chiudermi in un prudente mutismo. Nella mia vita di patentato ho avuto quattro incidenti. Tre col motorino e uno in auto. Nessuno grave. Due con ragione e due con torto. In quelli con ragione sono stato ingannevolmente messo dalla parte del torto. In uno di quelli con torto mi sono ribellato e ho tentato di dimostrare comunque che avevo ragione io. Stavolta non era il caso. Quel che è certo, è che mi figuravo già il dialogo a casa.
"Ah, eccoti! Mi stavo preoccupando! Tutto bene dal dentista?"
"Sì, sì… dal dentista tutto ok…"
"Ma perché zoppichi?"
"Ma no, niente…"
"…" (silenzio corrispondente ad un’occhiata penetrante/sardonica/inquisitoria di Stefi)
"E va bene, ho avuto un piccolo incidente…"
"LO SAPEVO, MA SE VAI COME UN PAZZO!…"
Ora, io non vado come un pazzo. Svagato, a volte, un po’ sportivo, altre, ma mai tanto veloce da poter dire "guida come un pazzo". Eppure, la scena si ripete poco dopo con Lorenzo, che mi attende all’angolo di via Nizza con la sua Y10 bordeaux.
"Tutto bene?"
"Ma sì, ho fatto un piccolo tamponamento…"
"Per forza, VAI COME UN PAZZO!"
Ok. Sono circondato dai pregiudizi. Marco non lo ha detto, ma so per certo che lo pensa. Stamattina, ora di trasmettere via fax la denuncia di sinistro alla mia assicurazione, faccio una telefonata preventiva.
"…ma è leggibile la dichiarazione?"
"Sì, certo."
"Ci sono tutti i dati della persona con cui ha avuto il sinistro?"
"Sì, ci sono"
"E lei ha ragione, vero?"
"Ehm… no, direi proprio di no."
"…" (silenzio corrispondente al pensiero interiore della segretaria dell’agenzia La Previdente "Se lei va come un pazzo, poi non può pretendere…")
"…Altrimenti avrei un tono meno scazzato, non le pare?"
"Certo."
Nessuno mi capisce. Io vorrei solo essere coccolato. E soprattutto non voglio che nessuno mi dica "vai come un pazzo". Ma questo non è possibile. E io soffro.
