MCGRATH E ILNEO-VITTORIANESIMO

Tra una palla e l’altra non è che abbia molto tempo di leggere, ultimamente. Nel senso che inizio un tot di libri e poi li dissemino nei luoghi di maggior frequentazione quotidiana (comodino – poltronazza – cesso – scrivania dell’ufficio – tasche del giaccone) nella speranza di potere ogni tanto andare avanti di qualche pagina. Attualmente mi prende parecchio Acqua e Sangue di Patrick McGrath. Forse perché si tratta di racconti che per la maggior parte riesco a leggere in tempi brevi. Ma in definitiva McGrath potrei inserirlo nella cerchia di quegli scrittori ai quali sono veramente affezionato, uno di quei classici da portare sull’isola deserta, assieme a JRR Tolkien, HP Lovecraft, JK Rowling, Daniel Pennac, Jane Austen, Roald Dahl, Italo Calvino, e pochi altri. McGrath ha questo modo così fuori dal tempo di narrare, che non stonerebbe se collocato in un’altra dimensione temporale: ti aspetteresti che sia un uomo vissuto al volgere del diciannovesimo secolo. Invece è decisamente attuale. Il suo gusto per la morbosità, la decadenza e il grottesco lo avvicinano a Poe più che a Lovecraft, e la sua prosa è decisamente intossicante. Grottesco e Follia sono decisamente i suoi romanzi migliori, anche se quello di maggior successo resta Spider, grazie all’inquietante film di Cronenberg tratto dal libro. I racconti di Acqua e Sangue non si smentiscono, e presentano un’umanità ridotta ad un album di figurine tardo vittoriane sporco e maleodorante…

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