Nei banchetti di DVD in offertissima ho ripescato Stigmata, un piccolo classico di fine anni ’90 che mi aveva parecchio incuriosito al tempo dell’uscita. Non è propriamente un horror, ma la formula (cfr. post precedente) si applica alla grande… Poche parole: stigmate, ossessioni religiose, complotti vaticani, vangeli apocrifi, eresie, musiche di Billy Corgan, montaggio acidissimo, pellicola sviluppata a metà con risultati fotografici inquietanti, Patricia Arquette che sanguina dalle ferite mistiche, stile Esorcista ma senza il demonio. A parte tutto, c’è un bel documentario (anche se sembra inverosimile che si siano preparati per cinque anni a studiare Padre Pio prima di fare il film) e un finale alternativo decisamente più efficace di quello uscito al cinema. Un film originale, anche se abbastanza legato all’estetica nu-metal / grunge…
FENOMENI DA BARACCONE: VAN HELSING
Le rassegne estive (l’Aiace di Torino ne ha organizzata una interessantissima sull’horror) servono da un lato a riscoprire capolavori del passato, dall’altro a vedere i blockbuster che nella stagione immediatamente precedente ti hanno fatto pensare "ma varrà poi la pena di spendere sette euro e rotti per vedere questa cagata?"… Nel caso di Van Helsing valeva sicuramente la pena spendere gli euro di un biglietto ridotto. Centoquarantacinque minuti di kolossal action/horror/baraccone dove Stephen Sommers (il regista di La Mummia) è riuscito ad infilare bene o male tutti gli altri famous monsters of filmland: Mr. Hyde, Dracula, l’Uomo Lupo e Frankenstein. C’è persino un becchino-citazione di Lon Chaney in London After Midnight. Una specie di Carletto il principe dei mostri, insomma, dove Carletto è l’atletico e marpionissimo Hugh Jackman, qui con mantello, cappellaccio e balestra a ripetizione. D’accordo, il film non è geniale e le soluzioni narrative lungi dall’essere originali sono anzi un bel po’ pasticciate e confuse. Però il film è spettacolare e in alcuni punti genuinamente meraviglioso (nel senso della meraviglia provocata dalla filologia in bianco e nero del prologo, dalla bravura dei production designers e dei matte painters, da alcune soluzioni visive adottate e dalla squisitezza gotica dei titoli di coda). A Van Helsing va anche il merito di un finale aperto e non del tutto scontato (OK, si preparano sicuramente per un sequel) e di un simpatico "ritorno al passato" che ha permesso alle nuove generazioni di apprezzare alcuni classici Universal (quei DVD verdastri a 12,90 che riportano in copertina "Uno dei film che ha ispirato Van Helsing").
JARMUSH E IL MICROSONNO
La serata è stanca, molto stanca. Affitto Coffee and Cigarettes di Jim Jarmush. Per me vedere un film di Jarmush è sempre come passare una serata in piacevole compagnia di un amico di vecchia data. A bere caffé e fumare, ovviamente. Che è poi quello che fanno tutti i protagonisti dei vari episodi di cui è composto questo piccolo film. La struttura è sempre la stessa: due personaggi e una coffee house. Ambientazione minimale: la scenografia è protagonista al pari degli attori. Bianco e nero fulminante e contrastato (dice niente Robbie Muller?) e dialoghi tipici di Jarmush (dal nonsense al dimesso/quotidiano/didascalico). Essendo la serata, come ho detto, stanca, devo ammettere che il film favorisce in alcuni punti una certa facilità al microsonno. Ma alcuni episodi (quello di Iggy Pop e Tom Waits, quello con i White Stripes, quello con RZA, GZA e Bill Murray, quello con la doppia versione di Cate Blanchett) sono veramente dei piccoli capolavori. Si vede che Jarmush ha capito di essere molto più bravo nel corto, e ha applicato furbescamente questa consapevolezza assemblando un lungometraggio molto ruffiano e molto apprezzabile dai suoi fan…!
