Altra chicca del TFF, su un genere completamente diverso, è The Toolbox Murders di Tobe Hooper. Si tratta di un ritorno in grandissimo stile, sia per Tobe Hooper (non è che gli ultimi exploit fossero poi così interessanti) sia per l’horror in genere. Nei ’90 abbiamo avuto il boom del teen-horror, dell’horror ironico-citazionistico e dello stile Buffy. Recentemente abbiamo avuto il segno di un ritorno (aggiornato) alle origini con i remake di un paio di capolavori del passato (Romero e lo stesso Hooper). Tanto basta: il mitico Tobe è tornato alla carica con una violenza che nemmeno nei fulgidi ’70…! The Toolbox Murders, come si evince dal titolo, parla di una serie di omicidi compiuti con armi improprie (martelli, seghe, cacciaviti, tronchesine, sparachiodi, tenaglie, etc). In sala quasi tutti sussultavano e qualcuno lanciava anche degli urletti (si parla di scafatissimi spettatori da festival). Gli omicidi sono violentissimi e sanguinosissimi, senza strizzate d’occhio, ironie o battute facili. La trama è intrigante quanto basta (architettura e magia nera, come Suspiria e Inferno – un palazzo fatiscente dove in sostanza è meglio non abitare…), l’inquietante assassino si vede il meno possibile e la regia di Hooper… beh, riesce a creare un clima di tensione assoluta fin dalle prime inquadrature, giocando con gli stereotipi del genere in modo magistrale, non per far sorridere, ma solo per terrorizzare meglio. Ovviamente si prepara un sequel dato che, come nella maggior parte degli horror, il "mostro" non è mai morto del tutto… Incubi assicurati. Il resto della serata di ieri, dopo un misero pasto freddo (finocchi e uova sode) consumato seduto su un marciapiede al freddo, lo potete leggere nel post di Marco sul blog Bamboo… 😉
PRIMA DEL TRAMONTO (E NON E’ FINITA)
Ho fatto un po’ di recupero straordinario all’ora di pranzo per andare a vedere Before Sunset (Prima del tramonto) al TFF. Devo dire che partivo un po’ prevenuto. Before Sunrise (Prima dell’alba), il precedente film di Richard Linklater del 1994 con gli stessi personaggi ora invecchiati – Ethan Hawke e Julie Delpy che si passano la notte in giro per Vienna a parlare di tutto e di più. Mi spiego: all’epoca il film fu per me una vera rivelazione. Rivisto un anno o due fa l’avevo trovato invece estremamente fastidioso, un po’ retorico e forzato, in definitiva non mi toccava più come mi aveva toccato nel 1994. Per forza! Before Sunrise è un film che va visto a vent’anni, così come Before Sunset (mai titolo fu più azzeccato) parla al cuore dei trentenni con grande lucidità e precisione. Con grande amarezza anche, e devo dire che in un paio di occasioni l’occhio si fa lucido. I due protagonisti si reincontrano (stavolta a Parigi) dieci anni dopo. Non si sono mai rivisti, nonostante la promessa di incontrarsi a Vienna dopo 6 mesi dal loro addio, e lui ha scritto un libro sull’esperienza. Mentre lo presenta, arriva lei. E parte una serie infinita di carrellate a precedere e a seguire, in cui ci sono semplicemente loro, sempre loro, che parlano, parlano, parlano sempre. All’inizio impacciati, poi complici, poi devastati dall’autoanalisi e poi ricomposti in un intrigante finale aperto. Linklater ha deciso di fare di questa storia un piccolo work in progress, dato che, anche alla fine dei titoli di coda, appare la scritta "questi titoli non sono quelli definitivi"… Aspettiamoci Before Midnight nel 2014, insomma!
IO HO VISTO LA LUCE! IO HO VISTO LA LUCE!
Ho visto John Landis! Capisco che molti potrebbero dire "E chi e chi e chi se ne f… otte!", ma per me è sempre stato un mito! E se c’è una cosa che al TFF fanno a regola d’arte sono le retrospettive sugli autori americani che amo di più! Vado a memoria citando a ritroso Joe Dante, John Milius, John Carpenter, George A. Romero, etc. – tutto grazie alla minuta e sorridente Giulia D’Agnolo Vallan. Quindi dopo qualche cristonamento dovuto alla scarsissima organizzazione del festival che è "tornato in centro" ma apre l’ufficio accrediti alle 14.30 quaqndo i film cominciano alle 14.00, e dopo una sfilza di film semi-orribili a Spazio Torino (ci sono andato proprio per amor di Marco, che voleva verificare sul campo chi possono essere i competitor di Bamboo Productions) è giunto il momento di due bei documentari sarcastico-politici. Tanner on Tanner di Robert Altman (incentrato sul confronto tra i democratici del 1988 e quelli dell’entourage di Kerry, scritto da Gary Trudeau, quello di Doonesbury) e soprattutto Slasher, l’ultimo piccolo grande film di Landis. In pratica tre giorni nella vita di uno slasher (nomignolo usato per un bravo venditore di auto, capace di mettere le "slash" sui prezzi scritti sui parabrezza delle vetture usate) che mostrano come il consumatore (e quindi per osmosi l’elettore) americano si fa abbindolare dallo spettacolo. Comico come un Landis d’annata, ricchissimo di musica soul e blues, eppure politico come Moore (a Landis basta poco: trenta secondi di montaggio di balle presidenziali per fare un parallelismo esplosivo – i politici come piazzisti). La frase più illuminante: "Il consumatore americano è così: fagli vedere una merda puzzolente che costa ventimila dollari per almeno due settimane. Poi fagliela vedere a duecento dollari, ed è garantito che l’americano la comprerà".
