COMMEDIA SOCIALE, C’E’ ANCORA SPERANZA?

Un buon film per un’oziosa serata estiva: In Good Company, recente commedia dei fratelli Weitz (quelli di American Pie e About a Boy). Siamo più dalle parti di About a Boy, comunque, e in definitiva si può anche dire che i registi si sono "classicizzati". Che non è una brutta cosa, anzi. La storia del vecchio direttore commerciale che in seguito all’acquisizione della compagnia si vede sottoposto al giovane markettaro rampante che per di più ci prova con la figlia si risolve in una commedia un po’ rosa e un po’ amara, che sarebbe piaciuta a Billy Wilder. E’ raro che un film americano sottolinei la pochezza e il vuoto del capitalismo all’ultimo stadio e – anche se non si può parlare di film di denuncia – va detto che un certo coraggio i registi l’hanno avuto. La gente della middle class che deve aprire un mutuo per fare qualsiasi cosa non ha molto appeal cinematografico, solitamente. Le ottime interpretazioni di Dennis Quaid, Scarlett Johansson e soprattutto del (quasi) inedito Topher Grace sono la ciliegina sulla torta di un piccolo film che non delude nemmeno nel finale, solo parzialmente hollywoodiano.

QUANDO GLI INGLESI FANNO RIDERE

Un ottimo piccolo film visto da poco in DVD: Millions di Danny Boyle non tradisce lo stile visionario-pop del regista inglese dai trascorsi "acidi". Piuttosto, Millions è più vicino a 28 giorni dopo, nel suo essere un film dal ritmo veloce, digitale, adrenalinico e indipendente. Millions però non è un horror apocalittico, ma una commedia inglese coi fiocchi, incentrata sull’impatto che un milione di sterline ha su due ragazzini di 8 e 10 anni. L’intrigo: una rapina fatta pochi giorni prima dell’immaginario passaggio dalla sterlina all’euro arricchisce i banditi che però sono costretti a gettare i borsoni pieni di sterline per recuperarli in seguito. Uno dei borsoni finisce in mano al piccolo Damian, appassionato di vite dei santi (che gli appaiono di tanto in tanto) e ossessionato dalla carità cristiana. Il fratello maggiore Anthony, invece, è molto più pratico e vorrebbe investire i soldi. Nella ronda delle banconote entrano presto anche il padre, la sua nuova fidanzata e purtroppo anche uno dei rapinatori, che sta cercando il bottino (sequenze thriller degne di La morte corre sul fiume). Il tutto pompato con musiche di Muse, Chemical Brothers e altre piccole perle. Veramente godibile.

SIN CITY, LA NUOVA FRONTIERA DEL DIGITALE

Potrei cominciare col sangue. Se ne vede molto di più che in Kill Bill. Sangue rosso, sangue bianchissimo, sangue giallo – putrido e ammorbante. Ma non è solo questo. Potrei dire del blue screen. Altro che quella palla smisurata di Sky Captain. Il digitale assume il suo senso compiuto di mondo disegnato, di sintesi. Sin City magari non è un capolavoro, ma arriva diretto come un pugno in faccia. Due ore di amore e morte, tratte dalle storie più belle di Frank Miller. La struttura è un po’ tarantiniana senza però osare troppo (Tarantino stesso ha diretto la sequenza di dialogo tra Clive Owen e Benicio del Toro in auto – non una delle migliori). Se in Tarantino possiamo guardare alla struttura, qui è più che altro doveroso restare a bocca aperta per lo stile visivo del film. Per Rodriguez non è una trasposizione, ma una traduzione. Non ci sono crediti per la sceneggiatura, solo l’ingombrante nome di Frank Miller ovunque, anche come co-regista. Le tavole del fumetto sono state usate come storyboard, e si vede. Il film è un’esperienza stranissima per chi conosce i fumetti e probabilmente un po’ disturbante per chi non li conosce (cannibalismo, ultraviolenza, stupri di undicenni, genitali strappati, pistole e katane a volontà). Il mondo di Sin City è fatto solo di puttane, killer, preti corrotti, maniaci, politici corrotti, giustizieri, poliziotti corrotti e via dicendo. Soprattutto, non c’è nessuna speranza nelle storie di Miller e alla fine la morte è sempre più forte dell’amore. Rari sprazzi di ironia non illuminano la città che rimane oscura e… come dire… corrotta! La voce fuori campo la odio. In tutti i film che non siano Viale del tramonto. Eppure in Sin City dopo un po’ ti ci abitui. Perché sono in effetti le didascalie del fumetto. E allora, non resta che lasciar cadere la mascella ed aspettare un DVD lungo magari un’ora in più. E pensare ancora una volta che Rodriguez è un cazzone geniale, e che è riuscito a realizzare qualcosa che rimarrà come una pietra miliare, uno dei primi film totalmente digitali e probabilmente il primo vero film-fumetto della storia del cinema.