Cosa bisogna fare quando un’agenzia alla quale hai chiesto la cortesia di un’intervista per un articolo insiste a non rispondere per più di un mese? Non voglio fare nomi (tanto l’articolo uscirà prossimamente su Internet Pro). Però non capisco l’atteggiamento di chi per 20 giorni non risponde a nessuna mail limitandosi ad inviare "conferma di lettura" (il che è ancora più idiota: se hai letto le mie mail e me lo confermi dimmi anche un vaffanculo scherzoso in risposta). Poi negli ultimi giorni utili si fa sentire proclamando un vivo interesse per l’intervista e poi nuovamente sparisce nell’etere volatilizzandosi. Devo contare fino a dieci, lo so. Però ho trovato il suo numero privato nella memoria del mio cellulare! Vedremo quanto resisteranno al giornalista più spaccaballe e insistente del globo… 😀
VAI COME UN PAZZO
Di ritorno dal dentista. L’otturazione è stata fatta, nel giro di pochi minuti, senza anestesia. Henry non crede nell’anestesia. Nella fredda sera di campagna, torno da Grugliasco verso Torino. Mi tengo sulla destra, in questi stradoni con auto sfreccianti, perché non si sa mai. Ad esempio, quella Volvo nera come la notte, quanto va lenta? E perché improvvisamente si ricorda che deve svoltare proprio a destra? In un attimo, il botto. Con torto, ovviamente. Ho un bel borbottare che il signor Volvo aveva messo la freccia all’ultimo momento. Chi tampona ha sempre torto, e comunque stavo tentando di superare a destra. Il signor Volvo è un medico, e tra una bestemmia e l’altra (l’auto è nuova di pacca) mi chiede se sto bene. Io, che come sempre barcollo ma non mollo, faccio un rapido check. Livido su stinco sinistro, un po’ di gonfiore a lato del polpaccio. I miei stivaletti da motociclista saranno anche tamarri ma hanno fatto il loro dovere. Una passante mi si avvicina dicendo "Scusi… questo dev’essere suo, l’ho raccolto così non ci passano sopra le macchine". Il mio bauletto. Hmmmm… Intanto il signor Volvo è alle prese con la dichiarazione amichevole. Io decido di chiudermi in un prudente mutismo. Nella mia vita di patentato ho avuto quattro incidenti. Tre col motorino e uno in auto. Nessuno grave. Due con ragione e due con torto. In quelli con ragione sono stato ingannevolmente messo dalla parte del torto. In uno di quelli con torto mi sono ribellato e ho tentato di dimostrare comunque che avevo ragione io. Stavolta non era il caso. Quel che è certo, è che mi figuravo già il dialogo a casa.
"Ah, eccoti! Mi stavo preoccupando! Tutto bene dal dentista?"
"Sì, sì… dal dentista tutto ok…"
"Ma perché zoppichi?"
"Ma no, niente…"
"…" (silenzio corrispondente ad un’occhiata penetrante/sardonica/inquisitoria di Stefi)
"E va bene, ho avuto un piccolo incidente…"
"LO SAPEVO, MA SE VAI COME UN PAZZO!…"
Ora, io non vado come un pazzo. Svagato, a volte, un po’ sportivo, altre, ma mai tanto veloce da poter dire "guida come un pazzo". Eppure, la scena si ripete poco dopo con Lorenzo, che mi attende all’angolo di via Nizza con la sua Y10 bordeaux.
"Tutto bene?"
"Ma sì, ho fatto un piccolo tamponamento…"
"Per forza, VAI COME UN PAZZO!"
Ok. Sono circondato dai pregiudizi. Marco non lo ha detto, ma so per certo che lo pensa. Stamattina, ora di trasmettere via fax la denuncia di sinistro alla mia assicurazione, faccio una telefonata preventiva.
"…ma è leggibile la dichiarazione?"
"Sì, certo."
"Ci sono tutti i dati della persona con cui ha avuto il sinistro?"
"Sì, ci sono"
"E lei ha ragione, vero?"
"Ehm… no, direi proprio di no."
"…" (silenzio corrispondente al pensiero interiore della segretaria dell’agenzia La Previdente "Se lei va come un pazzo, poi non può pretendere…")
"…Altrimenti avrei un tono meno scazzato, non le pare?"
"Certo."
Nessuno mi capisce. Io vorrei solo essere coccolato. E soprattutto non voglio che nessuno mi dica "vai come un pazzo". Ma questo non è possibile. E io soffro.
UN TUMULTO DI PENSIERI OSCURI
Henry non si smentisce. Nel frattempo è dimagrito anche lui. Perché a stare sempre curvo sui denti dei suoi pazienti gli si anchilosava la schiena. Arrivo puntuale all’appuntamento alle 18. Dopo nemmeno due minuti lui è già lì che mi aspetta con il trapano in mano.
"Hmmmmm… Sì… sì… Ma sei venuto in moto?"
"Ehmmm… Sì, certo, perché?"
"Mi devo fidare a farti l’anestesia, oppure…"
"Oppure cosa?"
"No perché… il dente è cariato, e mi sa che dobbiamo devitalizzarlo"
Lo sapevo. Lo sapevo. Ogni volta vado con grande spensieratezza e ogni volta apprendo qualche buona nuova sui miei denti. Eppure li lavo. Faccio attenzione a non mangiare troppi dolciumi. Mastico correntemente Vigorsol, Daygum, Happydent e tutto quanto fa bianco il tuo sorriso.
"Comunque… A ben vedere…"
"Cosa?"
"Mi sembra che l’abbiamo presa in tempo. Facciamo così, se ti faccio male me lo dici…"
"Cos…?"
Zwiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnnnnnn…
In effetti il suo temibile trapano non procura nessuna particolare sensazione. Per ora.
"Ce la caviamo con poco. Ti metto un po’ di pasta dentina. Torna mercoledì che otturiamo".
"Quindi niente devitalizzazione?"
"Penso di no. Comunque se dovessi avere una pulpite in corso stasera ti farà un male cane. Tu fatti saltare la pasta dentina facendo leva con un cacciavite e poi chiamami…"
"Cosa?!?"
(Dal dentista a me viene sempre fuori solo "cosa" nelle sue varie modulazioni, ma questa monotonia nasconde in verità un tumulto di pensieri oscuri).
"Dai, scherzavo… Ci vediamo dopodomani".
Non scherzava. Secondo me. Comunque non sta facendo male. E adesso si può dire che l’anno è veramente incominciato.
