FERIAE AUGUSTI

Si avvicina il picco assoluto dell’estate italiana (anche se sembra che l’autunno abbia fatto irruzione con un largo anticipo, ma si sa… sono i monsoni). Se non siete via, se dedicate alla vostra città deserta il culto ferragostano, se siete presi dall’horror vacui, ho deciso di annotare qui per voi alcuni passatempi estivi degni di nota.
I miei, per l’appunto.

Se avete l’estro di andare al cinema per farvi congelare dall’aria condizionata mentre siete ancora umidi di pioggia, in sala c’è ben poco. A meno che non siate appassionati di horror. Allora, questa settimana è uscito Splice di Vincenzo Natali (uno che ha dalla sua un esordio folgorante come The Cube). Pare sia fighissimo, quindi tocca vederlo. Lo stesso (forse) non si può dire per gli horror thai che chissà come mai escono sempre quando teoricamente non li vedrà nessuno. Dimenticate Pandorum, stuzzicante sulla carta quanto noiosissimo alla visione e buttatevi piuttosto su Predators (same old story, ma fatta con i controcazzi) o su Solomon Kane, un film tamarro ma con intelligenza. Ah, e poi ovviamente potreste recuperare Avatar o Toy Story 3 in qualche sala, ma occhio a non farvi fregare vedendoli in 2D! Se siete in astinenza da cartoon potreste scaric… ehm, noleggiare Piovono Polpette o Dragontrainer (comunque ottimi prodotti) in attesa di rituffarvi nel mondo di Molto, Molto Lontano.

Se preferite rimanere spiaggiati sul vostro divano di casa, suggerisco una full immersion in qualche serie TV di pregio. Recentemente si sono scandalizzati con me perché non avevo mai visto The Big Bang Theory e How I Met Your Mother. Ho provveduto molto in fretta, e vi suggerisco caldamente di fare lo stesso. Se invece non siete suscettibili al fascino delle sitcom, ma preferite un tipo di comicità indie, acida e corrosiva, suggerisco Hung (in corso la stagione 2) o United States of Tara (rispettivamente ideate da Alexander Payne e Diablo Cody). Per i più affezionati al drama: non vi sarete mica persi la quarta stagione di Dexter? Lo so, la terza era una palla. Poi però si sono rifatti alla grande. Non dimenticate di recuperare Glee, l’esordio col botto del 2010. E poi, che dire. È ricominciato True Blood, brutti succhiasangue pervertiti!

Il capitolo letture estive è un dramma: fin da Giugno io comincio a tenere “da parte” quei libri che mi sembrano avvincenti il giusto per poter rendere interessante un volo intercontinentale, o un certo numero di serate nella giungla in cui matematicamente Stefi dormirà e io resterò sveglio in compagnia di una torcia a dinamo (7,90 € da Decathlon, per niente cara). Per questa estate ho pensato: Toxic di Hallgrimur Helgasson, Il porto degli spiriti di John Ajvide Lindqvist e La vergine delle ossa di Luca Masali. Tre thriller (contro tre thriller, cit.) che mi paiono attraenti e ben congegnati, ma se voi avete altri suggerimenti ditemi pure.

Se poi volete solo chiudere gli occhi e sentire musica… Mah. OK, è uscito il nuovo degli Arcade Fire, se vi fidate. Terry Gilliam ha curato la regia del loro ultimo show. E poi vanno recuperati Heligoland dei Massive Attack, Rise Up dei Cypress Hill, Mondo Cane di Mike Patton (astenersi amanti della musica italiana… oppure no?), quello nuovo dei Gogol Bordello (a dire il vero non l’ho mica ancora sentito, ma ve lo dico sulla fiducia). Vabbè poi c’è il ritorno di Gil Scott Heron, che non è per tutti, mi rendo conto. E se siete dei vecchi dal cuore gotico non dimenticatevi che quest’anno c’è in giro anche la versione rimasterizzata e superlusso dell’immenso Disintegration dei Cure.

Se poi non vi piace andare al cinema, vedere serie TV, leggere o ascoltare musica…
Vedete di cambiare sito!
Anzi, fate una cosa. Affogatevi di parmigiana di melanzane su un prato antistante l’autostrada.
Dicono sia la cosa giusta da fare, a ferragosto.

PAGINE DAL LIBRO DI CUORE

L’altro giorno ho recuperato in libreria una pubblicazione dal sapore vagamente vintage. Un enorme librone un po’ floscio che raccoglie le quasi 400 prime pagine di Cuore – il settimanale di resistenza umana di Michele Serra. In copertina c’è un Cristo molto glamour (e anche un po’ gay) e sul retro di copertina il prezzo “29.000 lire“, che mi ha riportato praticamente indietro di un millennio (costo odierno 7 euro, comunque). Dentro, un’introduzione garbata e un po’ disillusa di Serra stesso che – tra una falsa modestia e l’altra – sostiene una posizione precisa: quella della satira non solo politica ma soprattutto sociale.

Questa cosa della satira sociale, di puntare lo sguardo caustico sulla “gggente” e non solo sui politici, è stata la grande peculiarità di Cuore. Pochi però l’hanno compresa fino in fondo e probabilmente quello è stato anche il motivo per cui il settimanale chiuse nel ’96, dopo il classico periodo di “fioritura” tra il ’91 e il ’94. Sfogliando alcune pagine del libro saltano all’occhio le copertine storiche (mitica “Scatta l’ora legale, panico tra i socialisti“), le vignette più famose, i corsivi più corrosivi.

Non c’è invece quanto veniva relegato per scelta editoriale nelle pagine interne, tipo “Botteghe oscure”, “Mai più senza” o “Il giudizio universale”. Che sono poi le cose che i vecchi lettori ricordano più facilmente. Il drammatico è che quelle rubriche erano fatte per prendere per il culo la gente, ma molti lettori ci credevano veramente. Centoquarantamila copie vendute a settimana, nel periodo di massimo fulgore (e quindi potenzialmente almeno il triplo di lettori, perché Cuore era il classico giornale che leggevi insieme agli amici). Eppure ancora oggi esistono panetterie come “Biova chi molla” (giuro, è vicino a casa mia).

Diciamo che la satira può avere anche una funzione pedagogica, ma che la “gggente” era già allora immune a qualsiasi pedagogia. Capace forse di sorridere di sé, ma non di riflettere veramente sui propri difetti o su come superarli. E da questo punto di vista, non è andata che peggiorando. Poi c’è il discorso dei contenuti. Leggere quelle prime pagine fa un effetto strano. Gli stessi nomi, le stesse facce, gli stessi problemi. Salvo qualche differenza marginale, l’Italia del 2009 è ancora ferma a metà degli anni ’90.

La sensazione di vivere su un enorme giradischi con la puntina che salta da decenni è sempre più netta.

IO (CUORE) GIULIO CESARE GIACOBBE

Io ♥ Giulio Cesare Giacobbe.
Platonicamente, si intende. Cioè, letterariamente.
Intanto perché si chiama Giulio Cesare, e ti dà subito l’idea di uno che sa dove vuole andare a parare.
Poi perché si chiama Giacobbe, che come tutti sanno (o dovrebbero sapere) è una sorta di trickster veterotestamentario nonché uno che ha picchiato Dio. E lo ha picchiato secco.
Nel suo ultimo libro “Come smettere di fare la vittima e non diventare carnefice” si vede anche la foto di GCG, sul risvolto di copertina.
Sembra un guerriero Maori. Il che me lo rende ancora più simpatico.

Nella prefazione del suo ultimo libro (bello quanto gli altri, non starò a dilungarmi) GCG fa alcune dichiarazioni di poetica sul suo stile, sulla punteggiatura e sul linguaggio volgare (in senso dantesco). Quando ho letto questa prefazione, mi è sembrato di rileggere pezzi scritti da mio padre anni fa. Per questo mi sento di dire, che GCG mi sembra quasi uno di famiglia. Virgole e tutto.

GCG dice che dedica un’ora al giorno a smaltire la posta dei lettori. Lo fa davvero. Non risponde a ciclostile. Ho fatto la prova. Volevo farmi mandare una copia in PDF di un suo romanzo Urania intitolato “L’altra realtà”. Il romanzo è esaurito. Lui però te lo manda in PDF. Se glielo chiedi. Insomma, è gentile.

Sembra che il suo misto di analisi transazionale, umorismo surreale e filosofia orientale sia molto amato dalle lettrici. Questo potrebbe voler dire che GCG ha pochi lettori maschi.
Allora faccio coming out, dichiaro il mio apprezzamento per la persona e le opere e consiglio a tutti i maschietti un’ottima lettura.
Sappiatelo, GCG non è chick lit. Nonostante le copertine e i titoli a volte fuorvianti.

(Ovvio che non ho letto “Come diventare bella, ricca e stronza”. Per quanto, forse dovrei.)