NON E’ FACILE FARE I MUXTAPE

Io come sempre arrivo un po’ tardi: pare che Muxtape sia l’hype degli ultimi giorni. Ma che volete che vi dica, senza nemmeno uno stagista da spadroneggiare durante il giorno si lavora e si fatica. E fare un Muxtape non è roba da poco. Come hanno sottolineato tra gli altri Suz, Federico e Giorgio, il sottile piacere del Muxtape sta nel fatto che te lo devi sudare un po’. Devi andare a cercare i file giusti, uploadarli, metterci il tempo che ci vuole (cioè il tempo che quindici o venti anni fa ci mettevo per fare una Maxell, una TDK o una BASF da 60 minuti).

E allora ecco anche la mia cassettina, tutta per voi, per il piacere di regalarvi qualcosa da ascoltare che vi dia uno scorcio delle mie multiple personalità (anche se per questa volta ho evitato accostamenti tipo Demetrio Stratos e i Suicide). Le mie cassette, infatti, sono sempre state “fastidiose“, specialmente per quanto riguarda i contrasti tra un pezzo e l’altro. Poi non dite che non vi avevo avvertito.

The making of a great compilation tape, like breaking up, is hard to do and takes ages longer than it might seem. You gotta kick off with a killer, to grab attention. Then you got to take it up a notch, but you don’t wanna blow your wad, so then you got to cool it off a notch. There are a lot of rules. Anyway… I’ve started to make a tape…

JUNO, O DELLA PERFEZIONE INDIE

Lo aspettavo al varco da settimane, lo pregustavo da giorni e finalmente l’ho visto. Juno è uno dei rarissimi casi di film sui quali ho molte aspettative che va oltre ogni più rosea previsione. Cioè, non so se mi sono spiegato: è più bello di quanto pensassi. Sarà che ero in mood positivo, non so. Ma ripensandoci a freddo, Juno è la perfetta commedia indipendente (cosa che ho già detto, negli anni, di Little Miss Sunshine, Napoleon Dynamite, Lost in Translation, I Tenenbaum, Sideways, Election e prima ancora di Fuga dalla scuola media).

Solo che i film citati erano via via troppo studiati, troppo surreali, troppo intellettuali, troppo freestyle, troppo grotteschi. Per essere veramente perfetti, intendo. Sarà che Juno ha la freschezza di una sceneggiatura originale scritta da una certa Diablo Cody che di mestiere faceva tutt’altro (la spogliarellista, per la precisione). Sarà che la scelta della colonna sonora è la più azzeccata degli ultimi anni. Sarà che gli attori sono tutti perfettamente in parte, e non appestano il film con frizzi, lazzi e gesti istrionici.

Insomma, Juno è il film da amare del 2008. A partire dai titoli di testa, con quel rotoscoping fintamente naif. Piccolo ritratto di suburba americana con giovane tamarra/alternativa che resta incinta del nerd della scuola. Conseguente balletto dei personaggi intorno alla protagonista: compagni di scuola, genitori di lei e futuri genitori adottivi del bambino che Juno porta in grembo.

Ogni personaggio è naturale, pur essendo tratteggiato in modo esemplare. Si ha il sospetto che Diablo Cody sia non un’esordiente, ma una scrittrice di lunghissima esperienza (è una blogger, comunque) che ha saputo asciugare fino ad arrivare all’essenziale e alla naturalezza di una matricola. Ogni personaggio, soprattutto, ha il suo arco narrativo, le sue motivazioni, e un obiettivo chiaro (almeno a noi spettatori).

Soundtrack già nel lettore MP3, manco a dirlo. Non capita tutti i giorni di sentire in una commedia americana i Velvet Underground, i Sonic Youth, i Belle and Sebastian e i Mott the Hoople. Il tutto condito dal minimal folk lunare e sensibile di Kimya Dawson, inedita e inquietante artista multimediale di Olympia (e mi sembra di sentire l’eco delle Hole)…

UN ROMANZO DI TONDELLI IN 4 MINUTI

Tenete a bada l’ormone, non sono goloso di cioccolato fino a questo punto. Questo per quanto riguarda il mio folto e rispettato pubblico gay/bi/transgender. Per tutti gli altri, sottolineo che questo tipo di baratto, purtroppo per me, esiste soltanto nel pezzo Cioccolato I.A.C.P. – tratto dal recente Bachelite, degli Offlaga Disco Pax. Con la sua nota surreale e l’accostamento (neanche troppo) inusuale tra sesso e cibo, quello riportato è un verso che mi gira in testa da qualche giorno.

Come mi gira in testa un po’ tutto l’album nuovo degli ODP, che ripropongono l’armamentario minimal elettronico e la fascinazione per lo scorcio degli ultimi ’70 che erano già la peculiarità principale di Socialismo tascabile. Ma in Bachelite, veramente, ogni pezzo è un piccolo gioiello, che alternativamente deprime, diverte o emoziona. La crescita è parallela, a livello di testi e di musiche.

C’è il pezzo su Mambro e Fioravanti (gelido). il pezzo sui concerti dell’ARCI (caustico), il pezzo sulla Golf di seconda mano (divertente), il pezzo sul record di salto in alto ventrale nel ’78 (dovrebbe essere il singolo nuovo, ma non è il pezzo migliore), il pezzo sull’amico del padre (emozionante), il pezzo sulla giovane idiota (fa il paio con Charlie fa surf dei Baustelle). E poi c’è Cioccolato I.A.C.P. che è un romanzo di Tondelli condensato in quattro minuti. La fotografia di una generazione vicinissima alla mia: da quello che raccontano, gli Offlaga devono avere al massimo quattro o cinque anni più di me.

Una volta amavo molto i Massimo Volume, poi non so che fine abbiano fatto con esattezza. Gli Offlaga me li ricordano un po’ – con il vantaggio di essere decisamente più (auto)ironici e di preferire i Kraftwerk ai Sonic Youth. Suonano a Torino il 29 marzo. Io non me li perderei.