Le infografiche vanno di moda: da diversi anni ormai sono utilizzate in tutti gli ambiti e – quando sono fatte bene – offrono un’esperienza sintetica, arguta e memorizzabile di un argomento complesso. Le infografiche prendono dei numeri che in sé e per sé possono risultare aridi o poco comprensibili e gli fanno raccontare una storia. Quale storia, poi, è tutto da vedere. Inutile nascondersi dietro un dito, anche le infografiche come qualsiasi prodotto culturale possono essere usate a fini di propaganda (il nostro ultimo governo, per dire, ne è assolutamente conscio). Fatta la doverosa premessa, e chiesto scusa ai lettori per l’uso nel titolo dell’odiata parola “storytelling” (purtroppo è un becero tentativo di clickbait per comunicatori e hipster), vorrei con questo post raccontarvi come nasce veramente un’infografica, nella pratica del lavoro quotidiano. Do per scontato quindi che abbiate un’infarinatura sull’argomento, ma se non ce l’avete potete sempre recuperare le mie slide “Comunicare dati con l’infografica“, che al di là della storia e della teoria dovrebbero darvi anche qualche spunto pratico per cimentarvi nella creazione di questo peculiare tipo di comunicazione.
Nella mia esperienza – ma in generale quasi sempre – le infografiche non sono e non possono essere espressione personale di un singolo creativo. Esiste invece un team di lavoro che sviluppa i vari aspetti dell’approccio alla comunicazione. Da un lato abbiamo i produttori o curatori dei dati / delle informazioni (nel mio caso esiste un ufficio studi molto preparato); dall’altro abbiamo i narratori che provano a combinare questi dati in maniera organica e possibilmente coinvolgente per il pubblico di fruitori (nel mio caso esiste un ufficio stampa che si occupa proprio di questo aspetto, la “storia”); infine abbiamo i designer che prendono la narrazione e provano a disporla visivamente in modo da far risaltare sia i dati che le loro correlazioni, creando il “racconto”.


Come molti quarantenni-e-qualcosa, ho installato la app di Snapchat più per curiosità mediatica che altro. È noto che nella vita di una persona arriva un’età in cui, come diceva Douglas Adams, tutte le innovazioni tecnologiche immesse sul mercato da lì in poi sono “