VOGLIO UNA DOSE DI DROGA BINAURALE

Oggi ne parlano tutti. Purtroppo ne parlano per smentire la faccenda. Cioè, pare che sia una bufala che ci sono le droghe sonore in MP3. Peccato, perché se ci fossero state io le avrei prese subito! Vuoi mettere? E invece I-Doser, il trashissimo sito che vende le “dosi” di peyote, fumo, cocaina & C. in formato audio (notare la tipa in testata che dice “Mi ha fatto sentire come un distacco dal mio corpo”, un testimonial degno delle pagine di annunci della Same-Govj) è un semplice punto vendita di stimolatori di onde cerebrali.

Voglio dire, roba che se fai yoga da un po’ e procedi nel mormorare sempre lo stesso mantra (suggerisco sempre “āsato mā sat gamayā / tamaso mā jyotir gamayā / mrityor-mā āmritam gamayā / om śānti śānti śānti”) ci arrivi da solo allo sballo. E poi è da anni che per queste faccende io uso BrainWave Generator! Se volete sballare di brutto chiedete pure a me. Io le dosi non le taglio con musica new age o buddha bar in sottofondo. Io vi propino direttamente le frequenze più bastarde per le vostre onde alpha

Che poi, seriamente: è molto difficile che questi file sonori facciano l’effetto delle droghe. Certo, ci sono alcune frequenze che favoriscono il rilassamento, altre il sonno, altre ancora la concentrazione. Al limite possono anche favorire stati di autoipnosi (ma bisogna già essere predisposti alla meditazione). Di sicuro non ce n’è una che provochi orgasmi come promette la sexy testimonial di I-Doser, altrimenti ce l’avrei costantemente negli auricolari. In autoradio no, che potrebbe provocare incidenti.

Una cosa vera nel delirio di sensazionalismo di oggi c’è. Qualcuno si ascolta queste cose mentre si fuma l’impossibile. Ma non vedo la notizia. Non vedo il problema. In fondo è un po’ come ascoltare un live dei Grateful Dead facendosi i cannoni. Il vero problema è che qualcuno si faccia pagare per lo scaricamento dei file. Se non sono stato troppo chiaro, perdonatemi. Questo post è stato scritto durante l’ascolto della traccia “Self-Hypnosis / Complex Frequency“. Un po’ Terry Riley e un po’ sirena di ambulanza.

LE CAPOCCETTE DE PAPERINO

Il prodotto editoriale è una di quelle rare cose che posso pensare di acquistare a rate. Forse perché le edicole mi abbagliano, i giornalai mi affascinano e qualunque cosa i gruppi editoriali tentatori mi propongano “in più volumi” ha un indiscussa presa sulla parte più antica e animale del mio cervello. In particolare quando si parla di fumetti. E ancora di più quando si parla di Carl Barks, e della ristampa della sua opera completa. Mi vedo perciò costretto, fin da gennaio, ad acquistare ogni settimana La dinastia dei paperi proposta dal Corriere. Il problema è che non se ne vede la fine!

Non che sia spiacevole, ma sto cominciando a sognarmi le capoccette de Paperino pure quando vado in trance… Adesso le risposte dall’inconscio me le dà direttamente Zio Paperone. Ma sento che devo farlo. Barks per me è Dio. Da piccolo, per me c’erano Barks e Floyd Gottfredson, e poco altro. Poi, siccome faccio parte della schiera degli ammiratori incondizionati dei paperi, e Topolino mi è sempre sembrato un po’ puzzone (del suo mondo salvo solo Pippo perché è uno sballato ed Eta Beta perché mangia la naftalina) è rimasto solo Barks.

Potreste chiedervi se sono stato ragazzino negli anni ’50. Ovviamente no. Solo che – a fronte di una dieta equilibrata di Topolini dei miei anni d’oro (1977-1982) tuttora conservati a casa dei miei – ho sempre fatto scorpacciate di storie pubblicate tra il 1959 e il 1964 (mio padre curiosamente i suoi Topolini li leggeva a vent’anni) e di Super Almanacchi Paperino e Classici di Walt Disney che ripubblicavano spesso e volentieri il mitico Zio Carl (oltre alle “grandi parodie” molto apprezzate dal sottoscritto). Poi ovviamente c’erano Giovan Battista Carpi, Romano Scarpa e Luciano Bottaro, al cui lavoro nell’ambito del Disney Program andrebbero dedicate altrettante serie superlusso a volumi commentati. Mettiamoci anche Giuseppe Perego (grande copertinista) e Giorgio Cavazzano (l’unico dei “grandi” ancora in vita), e abbiamo ricostruito il mio personale olimpo disneyano. Ah, no: dimenticavo Don Rosa, il cantore di Zio Paperone che si ispira dichiaratamente a Barks nello storytelling e nei disegni.

La dinastia dei paperi merita, è molto filologico, ricco di apparati e di chicche impensabili, tipo riproduzioni dei quadri a olio di Barks, storyboard, tavole iniziate e mai concluse (o concluse dall’amorevole Don Rosa). Non potrebbe essere altrimenti, quando in redazione c’è l’immenso Luca Boschi. Siamo a quota 23 volumi, e la mia libreria sta già implorando pietà. Ci vorrà pazienza fino al numero 40. Ma ne vale la pena. Paperino è trasversale. Piaceva anche a Peppe Er Pantera, responsabile dell’espressione romanesca del titolo.

Rileggendo il post vedo che potrebbe essere usato come una mini enciclopedia dei paperi… Non ho questa presuzione, ovviamente, ma se siete incuriositi dalle mie ossessioni catalogatorie, potreste dare un’occhiata al progetto InDucks (c’è anche in italiano) che è una manna per i ricercatori disneyani e per i fan un po’ ossessivi come me.

SEO A CINQUE STELLE

Ogni tanto parte il momento formativo. Spesso a casaccio, ma qualche volta in modo azzeccato. Il corso di oggi mi è arrivato sulla scrivania qualche giorno fa con un post-it dirigenziale: “Interessa?”. Mi interessava. Non tanto per il titolo (che suonava un po’ come “Scalare la vetta di Google senza ramponi e piccozza”), quanto per il fatto che la SEO – tra i vari aspetti del mio lavoro quotidiano – è un argomento che di solito fa la fine di Cenerentola. Ce ne ricordiamo quando c’è un po’ di polvere da soffiare via.

E poi, il corso si teneva all’AC Hotel, uno degli alberghi più cool della nuova Torino (ci metterei dentro anche il Santo Stefano, l’Art+Tech e il Golden Palace). Da qui il titolo del post, che può mandare in confusione umani e spider e che accosta senza alcun criterio di correlazione la Search Engine Optimization con l’eccellenza alberghiera. Ma a me piace andare controcorrente.

Comunque sia, il corso era bello e ha avuto il grandissimo pregio di non fare addormentare nessuno. Lo hanno tenuto i ragazzi di SeoLab (Michael e Luca), con un paio di special guest (Paolo Geymonat di Bakeca e Daniele Alberti di Glomera). Non c’è niente come la SEO per far capire che il web ti cambia sotto gli occhi mese dopo mese. La mia conoscenza dell’argomento era limitata a qualche infarinatura risalente al 2004, ed è un campo che se non segui costantemente ti taglia fuori.

Quindi adesso ho qualche spunto di riflessione in più, e poi il catering era eccellente. A perenne dimostrazione di quanto è piccolo il mondo, tra una slide e l’altra sono spuntati alcuni nomi eccellenti tipo Vittorio Pasteris, Napolux e Luca Grivet: questi blogger presenzialisti si infilano persino nelle sessioni di formazione! 😛

A titolo di avvertimento, il corso mi ha fatto tornare la voglia di confrontarmi con il programma Adsense. Potrei provare a rimetterlo in pista.
Ma anche no.