AFA

L’afa fa sembrare tutto appiccicoso, a partire dalle idee. Mi rimangono incollate all’interno del cranio come chewing-gum masticati e senza più gusto. Se provo a toglierle fanno i filamenti.

Quando non c’è afa tutto passa velocemente. Con l’afa, mi pare, anche. Solo che resta una costante punta di emicrania, qualunque cosa si faccia. Scrivo il post mentre gli avambracci restano appiccicati alla protezione di vetro della scrivania e i polpastrelli inumidiscono di sudore i tasti. Tengo un asciugamano “ospite” (mai capito perché gli asciugamani per il culo nei negozi li chiamano “ospite”) a portata di mano perché non si sa mai, quando grondo troppo potrei averne bisogno.

In questi giorni ho fatto moltissime cose che mi hanno fatto sudare copiosamente. Ad esempio, ieri c’era il CineCamp. E io, con perfetto istinto suicida, mi sono temporaneamente allontanato dal condizionatissimo laboratorio per lanciarmi in una esplorazione pomeridiana di un Palazzo Nuovo deserto. Dopo quindici anni esatti che non ci mettevo più piede. Peccato non aver avuto la macchina fotografica, c’erano scorci degni di De Chirico. Dovrò tornarci. Ma è una sudata. Poi che altro: a lavoro ci si scioglie, e la produttività ne risente. Ho tentato la carta dello sciopero, ma fa caldazza anche non lavorare. Scioperare stanca, insomma. Soprattutto se ti viene in mente di andare alla manifestazione alle 10 del mattino con la foschietta umida e senza una bottiglietta di Gatorade ghiacciato. Bere cose ghiacciate comunque fa male, Emilio Fede lo dice tutti i giorni e mia madre coscienziosamente me lo riporta. Io me ne fotto e infatti sto sempre in bagno a smaltire.

I condizionatori bucano l’ozono e consumano tanta elettricità. Io però sto per cedere e per concludere che me ne fotto anche di quello, mi basta avere una temperatura vivibile, almeno nella casa nuova. Sì perché cambieremo casa. Ma di questo parlerò un’altra volta.

L’afa fa sciogliere tutto, anche l’iniziativa.
Per cui scusatemi, ma penso che concluderò qui.

THE END IS NIGH

Ciao a tutti.
A quanto pare questo potrebbe essere l’ultimo post di questo blog, così come lo conosciamo. Il simpatico servizio di hosting dal quale mi servo (webhostingbuzz.com) ha deciso – da tre mesi a questa parte – di avviare una crociata contro casaizzo.com, reo di creare grossa crisi nel server per cause non ben definite (e comunque per me praticamente incomprensibili). Sempre a quanto pare, perché mi limito a riportare quanto mi dicono gli insonni guardiani del servizio di assistenza, c’ho i “cron jobs” che impazziscono, c’è baruffa nel mio WordPress, ho i plugin che fanno i capricci, e una svariata serie di magagne tra cui non ultimo il fatto che “quando qualcuno legge un mio post la query va in loop e si autofagocita“. O qualcosa del genere. Insomma, roba da inferno dantesco.

In questi tre mesi in cui avete visto apparire il sito a sprazzi (tipo un giorno sì e otto no) io ho nell’ordine:

  • modificato il file .htaccess senza veramente sapere cosa stavo facendo
  • creato un file robots.txt senza realmente capirne il significato
  • disattivato una marea di plugin (ma a quanto pare non serve)
  • pasticciato il file wp-config.php disabilitando i cron jobs (un po’ come i blow jobs ma meno piacevoli)
  • pulito il database aprendo il misterioso PhpMyAdmin a rischio esplosione di tutto
  • inserito un plugin di cache la cui configurazione è più complessa di un pannello della NASA
  • ottimizzato l’ottimizzabile
  • incrociato l’incrociabile

Ora non so più che fare. Gli arcigni censori del servizio di hosting mi dicono che devo “disabilitare WordPress“. Ok, ma come posso verificare se i miei interventi hanno avuto buon fine se comunque devo disabilitare WordPress? Allora tanto vale che mi oscuriate il sito per sempre e la facciamo finita. Dato che poi, come è noto, è un sito che fa più accessi di Wikipedia e YouTube messi insieme!

Comunque.
Mi potete aiutare in diversi modi: magari avete capito il mio problema per scienza infusa, o conoscete i polli di webhostingbuzz.com e sapete cosa devo fare esattamente per fermare le loro paranoie, oppure mi potete consigliare uno shared hosting economico e meno pistino.
Fate voi. Sempre se volete continuare a leggermi.
Altrimenti, come diceva quel tale, “Good morning, and in case I don’t see ya, good afternoon, good evening, and good night!”…

VICINATO SENZA VELI

La scena: un condominio mediamente ben tenuto in un’area suburbana di quasi-campagna. I protagonisti: due anziani vicini di casa. Uno dei quali, del tutto casualmente, è mia madre. Da quando è vedova, come è normale che sia per una persona completamente inetta ai lavori di idraulica, ferramenta o relativi all’impianto elettrico, mia madre è abituata a chiamare sempre una persona.

Questa persona (lo chiameremo “il vicino tuttofare“) è il classico abitante di tutti i condomini del pianeta, famiglia: vicinus domi, genere: pensionatus, specie: trafficans. Quando c’è un guasto in vista, lui è in prima linea, con l’immarcescibile divisa costituita da bermuda, canottiera a coste, sandalo con calzino bianco e cassetta degli attrezzi. Anche d’inverno. Il vicino tuttofare è una brava persona. Non si può dire che non sia generoso, sempre pronto a correre in aiuto del suo prossimo. Ma è anche molto impiccione e – soprattutto – ci prova.

Mia madre è dell’opinione che non si può chiamare il vicino tuttofare per ogni tubo intasato / cortocircuito / serratura bloccata senza peraltro considerarlo anche come “vicino” tout court, e quindi magari farsi sentire anche solo per un saluto. Ma sbaglia. Il vicino tuttofare, se lo chiami così, pour parler, rivela inevitabilmente il suo lato oscuro.

A sua discolpa, va detto che mia madre sperava di parlare con la moglie del vicino tuttofare. Invece al telefono ha risposto lui.
E in una telefonata di cinque o sei minuti è riuscito a dire, nell’ordine:

  1. che lui e la moglie vivono come separati in casa
  2. che non ha rapporti sessuali da 7 anni
  3. che anche volendo, dopo una non specificata operazione (di lei), non gli è possibile “penetrare la moglie
  4. che lui è a disposizione per QUALSIASI tipo di “lavoretto
  5. che se a volte allunga un po’ le mani con mia madre è perché “c’è la voglia

Considerate che il vicino tuttofare ha da poco compiuto 70 anni (mia madre 73), che si vanta di fare ogni genere di “lavoretti” per diverse vedove del circondario e che non è la prima volta che tenta la mano morta o che chiede di essere ricompensato per le riparazioni casalinghe con “un bacetto”.

La situazione diventa ancora più grottesca se pensiamo che il vicino tuttofare estende la sua iperattività (lavorativa, non sessuale) anche al di fuori dei confini del condominio: le sue velate avances vengono infatti contrappuntate da un riferimento mistico del tipo “so che tu non puoi andare spesso al cimitero, perciò ci tengo a dirti che io ogni settimana tengo pulita la tomba di tuo marito”. Semplicemente geniale.

Ora, mia madre ha tutti i suoi difetti ma almeno in questo caso mi sembra se la gestisca bene: non gli dà corda e lo smonta con due battute di spirito. Però un po’ è inquieta. Immagina già un titolo degno di un tabloid: “Molestava le vedove del quartiere perché non gli era possibile penetrare la moglie: tutti i particolari in cronaca”. E a dirla tutta, non mi sento di darle torto.
Voi come vi comportereste?