Strani siti si trovano cercando materiali per gli articoli… Siti come Say Goodbye to Your Silly Planet!… "What are those things sticking out of your head?" – "Those are antennas" – "Are you a television set?"… Fortemente weird!
ABBORDAGGIO TRA CINEFILI
Al Salone del Libro si fanno strani incontri… Ho già detto della mia esperienza dietro le quinte. Nel giro di corridoi di ieri sera, però, ho incontrato un tipo che sembrava uscito direttamente dal Festival ex-Cinemagiovani attualmente TFF. Nel senso che di solito i veri cinefili li trovi in quella sede, quelli che attaccano bottone con il vicino di poltrona perché tanto sanno benissimo che al Festival non si può che essere tutti cinefili. Quello di ieri sera si aggirava come una pantera in gabbia nello stand di un editore di video e DVD (quello vicino al Caffé Letterario, tanto per dare un riferimento). Appena ho preso in mano l’edizione speciale in cofanetto a tiratura limitata de I sette samurai di Kurosawa per ammirarla, mi ha riconosciuto, ed è piombato su di me decantandomi la qualità dell’edizione. In questi casi, il cinefilo abbordante tende a mettere alla prova l’altro (conosci il regista X? apprezzi il genere Y?). Il cinefilo abbordato (in questo caso io) ride sotto i baffi e non svela una vita dedicata alla visione (avrei potuto umiliarlo dicendogli che scrivo su DVD Magazine e che di edizioni speciali me ne intendo abbastanza, ma mi scoccia sempre fare lo sborone). Scoperta l’affinità sull’asse Scorsese-Tarantino-Kitano-Ferrara, il tizio non mi mollava più. Il cinefilo ama citare i film solo con i titoli originali, la conversazione tra cinefili spesso verte sull’espressione di un attore in un film o su un movimento di macchina particolare realizzato da X e citato da Y in un altro film. Insomma, ad un certo punto volevo pagare il mio Kurosawa e andarmene (Stefi si era eclissata ormai da una ventina di minuti). Perciò, gli ho sparato due brevi battute su Bis ans Ende der Welt in versione originale a quattro dischi, l’ho lasciato con qualcosa cui pensare e mi sono defilato. Questi cinefili pulp di oggi non sono poi così onnivori, dunque…
JULES E JIM SOTTO LA MOLE
Davide Ferrario non sarà conosciuto come Muccino o Salvatores, ma fa parte di una cerchia di autori italiani che prosegue un percorso di cinema intelligente da anni, ovviamente con tutte le difficoltà produttive del caso. Dopo Mezzanotte, il suo ultimo film, è una vera sorpresa, soprattutto per gli spettatori torinesi (tantissimi) che come me hanno visto il film nella storica sala Massimo, sotto la Mole Antonelliana – sede del Museo Nazionale del Cinema. Per me che al Museo ho anche lavorato, selezionando le fotografie storiche che ora sono esposte nel meraviglioso allestimento della Sala del Tempio, ha anche un certo valore in più. Insomma: per i non torinesi il film diventa un modo per scoprire una città, personaggio principale del film (girato tra la Mole e il quartiere dormitorio della Falchera). Per i torinesi c’è la magia in più di uscire dal cinema e vedere incombere sulle loro teste la stessa scenografia appena vista nel film. Ferrario, che secondo me era già emerso alla grande con almeno tre film necessari (Anime fiammeggianti, Tutti giù per terra e Guardami), gira il suo Jules e Jim alla torinese, con dovizia di citazioni e ritorno al grado zero del linguaggio cinematografico. I suoi personaggi non sono mai banali (e i suoi attori sono bravi e in parte). Silvio Orlando racconta il film in voce off – una soluzione a tratti ridondante, a tratti molto azzeccata. Un omaggio al cinema e alla città che lo ha visto nascere, dedicato a Maria Adriana Prolo e Buster Keaton.
