Tenete a bada l’ormone, non sono goloso di cioccolato fino a questo punto. Questo per quanto riguarda il mio folto e rispettato pubblico gay/bi/transgender. Per tutti gli altri, sottolineo che questo tipo di baratto, purtroppo per me, esiste soltanto nel pezzo Cioccolato I.A.C.P. – tratto dal recente Bachelite, degli Offlaga Disco Pax. Con la sua nota surreale e l’accostamento (neanche troppo) inusuale tra sesso e cibo, quello riportato è un verso che mi gira in testa da qualche giorno.
Come mi gira in testa un po’ tutto l’album nuovo degli ODP, che ripropongono l’armamentario minimal elettronico e la fascinazione per lo scorcio degli ultimi ’70 che erano già la peculiarità principale di Socialismo tascabile. Ma in Bachelite, veramente, ogni pezzo è un piccolo gioiello, che alternativamente deprime, diverte o emoziona. La crescita è parallela, a livello di testi e di musiche.
C’è il pezzo su Mambro e Fioravanti (gelido). il pezzo sui concerti dell’ARCI (caustico), il pezzo sulla Golf di seconda mano (divertente), il pezzo sul record di salto in alto ventrale nel ’78 (dovrebbe essere il singolo nuovo, ma non è il pezzo migliore), il pezzo sull’amico del padre (emozionante), il pezzo sulla giovane idiota (fa il paio con Charlie fa surf dei Baustelle). E poi c’è Cioccolato I.A.C.P. che è un romanzo di Tondelli condensato in quattro minuti. La fotografia di una generazione vicinissima alla mia: da quello che raccontano, gli Offlaga devono avere al massimo quattro o cinque anni più di me.
Una volta amavo molto i Massimo Volume, poi non so che fine abbiano fatto con esattezza. Gli Offlaga me li ricordano un po’ – con il vantaggio di essere decisamente più (auto)ironici e di preferire i Kraftwerk ai Sonic Youth. Suonano a Torino il 29 marzo. Io non me li perderei.
