PERCENTUALI DI CAZZEGGIO ON LINE (ATTIVO E PASSIVO)

Un ozioso post di cazzeggio su come si cazzeggia on line. Posto che noi computerai (=operai del computer) passiamo praticamente otto ore lavorative (quando non sono di più) davanti al monitor e che in seguito anche a casa passiamo parte del nostro tempo libero a cazzeggiare on line, mi interesserebbe fare una ricerca spontanea e "dal basso" sulle abitudini extralavorative di coloro che si avventurano quotidianamente nel web 1, 2 e 3.0… Comincio io, se non altro per mettermi di fronte al fatto compiuto che devo ridurre drasticamente le fonti di distrazione on line… Vediamo un po’. Intanto escludiamo le mail che occupano gran parte del tempo e mi falserebbero le percentuali. Ed escludiamo anche le ricerche su Google che sono attività banale e scontata.

Fatte 100 le ore mensili dedicate al cazzeggio attivo, direi che le mie attività possono essere divise così:

  • 50% Scrivere blog o aggiornare sito
  • 20% Mettere foto su Flickr
  • 10% Messaggiare su Twitter
  • 7% Segnalare su Tumblr
  • 7% Aggiornare libreria su Anobii
  • 3% Caricare video su YouTube
  • 2% Segnalare bookmark su del.icio.us
  • 1% Aggiornare profilo LinkedIn

Fatte 100 le ore mensili dedicate al cazzeggio passivo/ricettivo, le percentuali mutano in questo modo:

  • 33% Lettura feed RSS (blog, twit, tumblr altrui)
  • 20% Rincoglionimento davanti a YouTube
  • 20% Ricerche impossibili su Wikipedia
  • 10% Vedere i libri degli altri su Anobii
  • 10% Vedere le foto degli altri su Flickr
  • 5% Vedere che minchiate nuove arrivano da Facebook
  • 1% Guardare i bookmark che gli altri segnalano su del.icio.us
  • 1% Guardare gli aggiornamenti dei profili LinkedIn altrui
  • 100% Ascoltare la radio di Last.fm (questa è un’attività trasversale che faccio comunque)

Anche per voi è così o differisce di molto? Se fossi un bravo programmatore creerei il widget o la application per Facebook, con il grafico a torta "io sono così" (magari c’è anche già). Comunque, era così per curiosità. Non vi incazzate, eh? Era solo per sapere…

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QUANT’E’ BELLO IL WORK IN PROGRESS

Benvenuto, o sperduto lettore… Per qualche tempo qui non troverai ancora nulla di che, se non questo post di lavori in corso e – appunto – i detriti dei lavori in corso. Quindi se cercavi il blog CasaIzzo sei pregato di rivolgerti ancora per un po’ a Splinder, e se cercavi il pluripremiato sito Pietroizzo.com sei pregato di recarti sull’attuale dominio (appunto, pietroizzo.com).

Quando saremo pronti ti faremo un fischio. No, davvero. Promesso.

C’ERA UN RAGAZZO CHE COME ME…

Al brucio, se mi chiedete "Beatles o Rolling Stones", io vi risponderò sempre e comunque Rolling Stones. Perché è così, perché risuonano meglio dentro di me. Perché toccano le corde giuste. Poi forse c’entra anche Godard, c’entra Wenders, Altamont, gli Hell’s Angels. Quello che è. Però prima di arrivare agli Stones (come molti della mia generazione, credo) sono passato per i Beatles. Tra i 13 e i 18 anni ascoltavo solo il vangelo secondo Lennon e McCartney e l’ho assorbito talmente in profondità da averlo comunque nel DNA, come una cosa che non usi ma alla bisogna puoi estrarre dal cilindro. Ricordo che l’Oscar Mondadori illustrato con i testi dei Beatles era sempre in tasca, con le pagine che si staccavano a forza di impararlo a memoria, tradurlo e andare avanti col sing-along (allora non si sapeva nemmeno cosa fosse il karaoke). Recentemente ho avuto modo di rispolverare la mia conoscenza enciclopedica latente sui Beatles, osservando e ascoltando il musical atipico Across the Universe – il nuovo delirio psichedelico di Julie Taymor. Un film sicuramente da vedere. A me non ha emozionato, l’ho percepito come un’operazione culturale studiata a tavolino incastrando pezzi più o meno noti in una storyline un po’ raffazzonata dove i personaggi si chiamano Jude, Lucy, Sadie, Maxwell, Prudence, JoJo (capito? ci mancavano giusto Lovely Rita ed Eleanor Rigby ed eravamo a cavallo). Però è innegabile che gli attori siano estremamente credibili e interpretino i pezzi in modo quasi sempre originale. Nelle scene di massa le coreografie sono di Daniel Ezralow (che compare anche nell’inquietante ruolo di Mother Superior durante l’esecuzione di Happiness is a Warm Gun, una delle scene più riuscite insieme a I Want You, I Am the Walrus e Strawberry Fields Forever). Il film è quello che negli US si definirebbe "eye-candy", una chicca per l’occhio. E in effetti alla fin fine è un collage di videoclip quasi tutti molto ben riusciti. Poco dopo mi capita di rivedere Help di Richard Lester, nella nuova (ed elettrizzante) versione restaurata in DVD. E il cerchio si chiude. Non ricordavo più l’aspetto camp dei Beatles, che invece è così ben evidenziato in questo film. Il modo di procedere per accumulo di situazioni assurde degno dei Monty Python, il montaggio creativo necessario per nascondere gli strafalcioni recitativi dei quattro scalmanati e soprattutto le scene relative alle sette canzoni del film, veri e propri videoclip ante litteram. Lester racconta che MTV gli inviò una targa d’oro intitolata "Al padre putativo". Lui però l’ha rimandata indietro. Figli illegittimi, a quanto pare, non ne voleva.

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