SE NON VUOI SBOCCARE QUANDO SEI BRASATO, STAI MANZO!

Ogni tanto, grazie anche agli input di qualche amico su Twitter, mi perdo sul filo dei ricordi e penso alle mille cazzate che si dicevano quando eravamo nella meravigliosa età tra i 10 e i 13 anni, che per me corrisponde al terrificante periodo 1980-83… Una cosa che ad esempio mi ha sempre fatto sorridere era il modo di ribattere a chi ti diceva qualcosa di poco gradito, che suonava più o meno sempre così: "Tua madre!". Il bello è che funzionava anche senza che ci fosse una precisa corrispondenza di senso con la battuta originaria (es. "Minchia, ma sai fare solo tiri a banana?" – "Tua madre!", il che sembra implicare che le madri fossero capaci di fare tiri a banana con i Super Tele). Per non dire di quei modi di storpiare le frasi (temo tipicamente piemontesi o meglio ibridi piemontese/siculo/lucano/calabro/pugliese) del tipo "Fa’ vide" (fammi vedere), "Porco due" o "Zioffà" (espressioni che mascherano entrambe una brutta bestemmia), "Madòi" (la vergine Maria usata come esclamazione di sorpresa). Poi naturalmente c’era "Togo" (equivalente di "figo", riportato in auge dall’immenso Silvano di Camera Café), "Tua!" (detto toccando la spalla dell’interlocutore e riferito in genere a Fiat 500 gialle o suore in nero, elementi porta-sfiga per eccellenza nei placidi pomeriggi torinesi). Poi c’era la "bega" (organo sessuale maschile), termine che non ho mai più riscontrato in nessuna conversazione da metà degli anni ’80 in poi. Non dimentichiamo il "bocia" (questo sì molto piemontese), che indicava chiunque non avesse ancora raggiunto l’età della ragione, che per gli amici del cortile indicava il momento dello sviluppo sessuale, stabilendo un’inquietante equivalenza tra ragione e libido, che tuttora accompagna la maggior parte dei maschi. Questo mi porta a ricordare la mitica serie di insulti fantasiosi come "babbo", "babbione", "lambascione" (mai capito da dove viene), "ciospa" o "roito" (detto di ragazza bruttina), e il classico "truzzo" di paninariana memoria. A chi ci dava veramente fastidio, nel più estremo dei casi, tiravamo un "cartone" e se i cartoni si susseguivano, era possibile anche "sdrumare" l’avversario…! Poi ci sono parole che suppongo si usino ancora oggi (almeno io le uso nelle mie conversazioni quotidiane) come la "bisa" (freddo pungente), "tagliare" (marinare la scuola o nel mio caso far finta di star male e mettersi in mutua), "limonare" (che mi sembra entrato veramente nell’uso comune), "sgamare" (cogliere sul fatto), "cippa" (una sigaretta di droga), "incistare" (detto di cosa che è particolarmente appassionante, "mi incista"). Molte altre parole oggi di uso comune, come "bella", "gremare", "manzo", "sboccare", "brasato" mi pare siano venute alla ribalta più tardi, negli anni ’90 del "devasto" continuo e dell’hip-hop a palla (un ricordo per tutti, Neffa e i Messaggeri della Dopa, che non a caso stavo ascoltando stamattina mentre venivo in ufficio)… Già sai! ;-)

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9 risposte a “SE NON VUOI SBOCCARE QUANDO SEI BRASATO, STAI MANZO!”

  1. L’evoluzione del mitico “tua madre” era “tua madre nuda con le mani in tasca”, che aveva un suo sotterraneo gusto dadaista.

    Ricordo anche che il portiere, nelle tragiche partite col TeleSette al giardinetto, era il “purti”. E non c’era partita in cui qualcuno pronunciasse, di fronte ad un gol contestato, “o gol o rigore!”.

    L’auto che portava sfiga nel mio quartiere era una Prinz (parcheggiata inesorabilmente in via Mogadiscio). La famosa “Prinz senza ritorno”, come citato in “Robespierre” degli Offlaga Disco Pax.

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    Da noi “babbo” diventava “babbo di minchia”. Lambascione credo derivi dall’omonima verdura pugliese.

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    “Incistare” è bellissimo e tuttora incomprensibile per i non torinesi. Lo so perché lo dico tuttora e la gente mi fa “eh?”.

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    Altra grande espressione incompresa dagli “altri” è “tampa”. Cioè, se dici “mi sono fatto una tampa”, riferendoti ad una gaffe, il 90% degli italiani con un vocabolario decente capisce che ti sei fatto una buca stradale.

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    Gli anni Novanta sono stati, per me, gli anni del “troppo”. Si usava, in sostanza, il “troppo” in situazioni a sproposito. Per esempio ad una festa dicevi “raga, devo troppo pisciare” e poi andavi a pisciare.

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    Sono anche gli anni in cui è emerso l’uso di “paura…”, da usarsi come chiosa al racconto di un fatto sorprendente. In caso di racconti molto sorprendenti, valeva anche dire “paiura…”, con la “i” lunga.

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    Potrei andare avanti per ore, ma sono troppo brasato e poi a quest’ora a stomaco vuoto sono troppo babbo. Tua madre!

    /suz

  2. Ohibo’! Che bei ricordi…

    Vado per ordine, io sono maniaco degli slaaaang!

    Le due “bestemmie celate” non sono solo piemontesi, ma nordiche, comunque.

    Madòi è Verbanese/Novarese

    Togo è un modo di dire “veneto”, molto usato dalle mie parti anche negli anni 50, credo derivasse da una pubblicità. Ma qualcuno dice che derivi da “togato”… ovvero “autorevole”…

    Bocia è nordico e si usa poco in città, ma molto in provincia. E’ veneto e indica anche uno che ha fatto “il militare” (negli alpini).

    Babbione è italiano, anche se desueto.

    Lambascione in realtà deriva da “lampascione” (dialetto del sud, calabro, leccese, catanese). E’ un cipollone amarissimo. La pianta sopra il bulbo e’ grossa e “moscia”…

    Sdrumare vuol dire rompere il “fumo” nella mano.

    Ciospa è il modo dei tossici di dire “sigaretta”… soprattutto quelle arrotolate venute male. E’ simile a “cippa”.

    Incistarsi, vuol direi in italiano … “gonfiarsi”…

    Sgamare è italiano e vuol dire “adocchiare di nascosto”.

    :-) Ax

  3. io di quel periodo mi ricordo “la palla pazza che strumpallazza”, i Police al Palasport visti da mio fratello e il ghiacciolo all’anice…..ahhh si ricordo anche il video “Video Kill the Radio Star” dei Buggles…

    ciao

    Mauri

  4. :-DDDD

    ragazzi, che chiose!!!

    @suz: TROPPO e PAIURA devo confessare che li uso moderatamente anche oggi!… Ma saremo gli unici due che conosco ad ascoltare gli Offlaga Disco Pax?!?!

    @Ax: pensa, noi da piccoli usavamo “ti sdrumo” metaforicamente per dire “ti faccio a pezzi”! Per il fumo usavamo gremare la mista o far su la mista…

    @maury: il dettaglio fantastico è “i police visti da mio fratello” (sembra il titolo di un saggio di Lester Bangs)

  5. vi rincuorerà sapere che molti di questi termini sono tuttora utilizzati dagli attuali ragazzetti con peluria incipiente sul labbro supeiore

    r

  6. “Tua madre” da noi diventava il più confidenziale “Tua mamma”. Il più essenziale degli utilizzatori di questa espressione era Il Ferret, fratello di una mia compagna di scuola delle elementari. Per un periodo piuttosto lungo della sua vita, ogni volta che gli si rivolgeva la parola, rispondeva solo e immancabilmente “Tua mamma”. Niente di più, niente di meno. Solo a Natale, credo in ossequio allo spirito che ci vuole tutti più buoni e disponibili verso gli altri, arricchiva la locuzione con “Tua mamma fa i bocchini”.

    Non so che fine abbia fatto. Non si chiamava nemmeno Ferret, per la cronaca, ma Fulvio. Ferret era il nome che gli amici avevano dato al suo motorino rugginoso. Poi erano diventati una creatura unica, lui e il motorino. E il secondo l’aveva spuntata sul diritto di denominazione…

    baci

    silvietta

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