MCGRATH E ILNEO-VITTORIANESIMO

Tra una palla e l’altra non è che abbia molto tempo di leggere, ultimamente. Nel senso che inizio un tot di libri e poi li dissemino nei luoghi di maggior frequentazione quotidiana (comodino – poltronazza – cesso – scrivania dell’ufficio – tasche del giaccone) nella speranza di potere ogni tanto andare avanti di qualche pagina. Attualmente mi prende parecchio Acqua e Sangue di Patrick McGrath. Forse perché si tratta di racconti che per la maggior parte riesco a leggere in tempi brevi. Ma in definitiva McGrath potrei inserirlo nella cerchia di quegli scrittori ai quali sono veramente affezionato, uno di quei classici da portare sull’isola deserta, assieme a JRR Tolkien, HP Lovecraft, JK Rowling, Daniel Pennac, Jane Austen, Roald Dahl, Italo Calvino, e pochi altri. McGrath ha questo modo così fuori dal tempo di narrare, che non stonerebbe se collocato in un’altra dimensione temporale: ti aspetteresti che sia un uomo vissuto al volgere del diciannovesimo secolo. Invece è decisamente attuale. Il suo gusto per la morbosità, la decadenza e il grottesco lo avvicinano a Poe più che a Lovecraft, e la sua prosa è decisamente intossicante. Grottesco e Follia sono decisamente i suoi romanzi migliori, anche se quello di maggior successo resta Spider, grazie all’inquietante film di Cronenberg tratto dal libro. I racconti di Acqua e Sangue non si smentiscono, e presentano un’umanità ridotta ad un album di figurine tardo vittoriane sporco e maleodorante…

AMERICA IERI, AMERICA OGGI

Come ho detto in qualche post recente, non c’è niente di meglio di Michael Moore per capire l’America di oggi. Ma per capire quella di ieri? Anzi, dell’altro ieri? Io sono incappato in due prodotti culturali che mi hanno colpito abbastanza. Uno è Antracite, l’ultimo romanzo di Valerio Evangelisti. L’altro è Gangs of New York, il film-monstre di Martin Scorsese. Il libro e il film hanno secondo me molte cose in comune. Antracite copre la Pennsylvania e la frontiera del West in un modo che ricorda gli spaghetti western più politici – ma Evangelisti si spinge oltre, grazie anche alla sua formazione storica, e inserisce il personaggio tutto azione di Pantera in un contesto di scioperi, sindacati e rivolte sindacali, disprezzo per gli irlandesi e avanzamento del capitalismo rappresentato metaforicamente dal metallo delle ferrovie e in questo caso dall’antracite delle miniere. Politici corrotti, l’agenzia investigativa Pinkerton come CIA ante litteram e i Molly Maguires come gruppo eversivo volto a riscattare gli irlandesi, visti come feccia, meno considerati dei negri. La nascita nel sangue del Workingmen’s Party of America e la croce marxista della lotta intestina tra diverse correnti ideologiche che impronta di sé tutte le sinistre di oggi. Parecchi punti in comune con il romanzo filmato di Scorsese, che si concentra su New York e la situazione di totale anarchia tra il 1850 e il 1870: anche qui gli irlandesi che sbarcavano venivano da un lato quasi linciati, dall’altro lusingati per avere il loro voto. D’accordo, a chi non sopporta diCaprio il film può non piacere, e di sicuro è troppo tagliato e troppo poco chiaro, è imperfetto e pretende troppo da sé stesso. Ma i documentari presenti sul DVD sono realmente illuminanti – ogni aspetto del film è basato su fatti storici ricostruiti. La New York rappresentata può sembrare di invenzione, ma non lo è. Se da un lato Scorsese ci fa passare una lezione di storia americana sotto forma di melodramma titanico, dall’altro è facile notare come questo sia solo un capitolo del suo eterno romanzo sulla sua città. Gangs è alla radice di Mean Streets. La sua cultura di strada è la stessa di Toro Scatenato. I suoi rapporti di potere sono gli stessi di Goodfellas. E l’amnesia storica tipica degli americani (e di tutta la cultura occidentale) viene così, almeno un poco, debellata… grazie a due italiani! Vabbè, Scorsese è americano, ma il film l’ha fatto in Italia o no? ;-)

NO, FUCK YOU!

E’ importante… Da qualche parte dovevo pur metterlo!
No, Fuck You [monologo di Monty Brogan da La 25ma Ora, dal romanzo di David Benioff]
(Monty walks into the bathroom. He looks in the mirror. In the bottom corner, someone’s written ‘Fuck You!’)
Monty: Yeah, fuck you, too.
Monty’s Reflection: Fuck me? Fuck you! Fuck you and this whole city and everyone in it. Fuck the panhandlers, grubbing for money, grinning behind my back. These squeegee men dirtying up my clean windshield. Get a fucking job! Fuck the Sikhs and the Pakistanis bombing down the avenues in decrepit cabs, curry steaming out their pores and stinking up my day. Terrorists in fucking training. Slow the fuck down! Fuck the Chelsea boys with their waxed chests and pumped up biceps. Going down on each other in my parks and on my piers, jingling their dicks on my Channel 35. Fuck the Korean grocers with their pyramids of overpriced fruit and their tulips and roses wrapped in plastic. Ten years in the country, still no speaky English? Fuck the Russians in Brighton Beach. Mobster thugs sitting in cafés, sipping tea in little glasses, sugar cubes between their teeth. Wheelin’ and dealin’ and schemin’. Go back where you fucking came from! Fuck the black-hatted Chassidim, strolling up and down 47th street in their dirty gabardine with their dandruff. Selling South African apartheid diamonds! Fuck the Wall Street brokers. Self-styled masters of the universe. Michael Douglas, Gordon Gecko wannabe mother fuckers, figuring out new ways to rob hard working people blind. Send those Enron assholes to jail for fucking life! You think Bush and Cheney didn’t know about that shit? Give me a fucking break! Tyco! Inclone! Adelphia! Worldcom! Fuck the Puerto Ricans. 20 to a car, swelling up the welfare rolls, worst fuckin parade in the city. And don’t even get me started on the Dom-in-i-cans, because they make the Puerto Ricans look good. Fuck the Bensonhurst Italians with their palmaded hair, their nylon warm-up suits, and their St. Anthony medallions. Swinging their dainty, Jason Giambi, Louisville slugger, baseball bats, trying to audition for the Sopranos. Fuck the Upper East Side wives with their Armani scarves and their fifty-dollar Balducci artichokes. Overfed faces getting pulled and stretched, all taut and shiny. You’re not fooling anybody, sweetheart! Fuck the uptown brothers. They never pass the ball, they don’t want to play defense, they take fives steps on every lay-up to the hoop. And then they want to turn around and blame everything on the white man. Slavery ended one hundred and thirty seven years ago. Move the fuck on! Fuck the corrupt cops with their penis violating plungers and their 41 shots, standing behind a blue wall of silence. You betray our trust! Fuck the priests who put their hands down some innocent child’s pants. Fuck the church that protects them, delivering us into evil. And while you’re at it, fuck JC! He got off easy! A day on the cross, a weekend in hell, and all the hallelujahs of the legioned angels for eternity! Try seven years in fuckin Otisville, Jay! Fuck Osama Bin Laden, Alqueda, and backward-ass, cave-dwelling, fundamentalist assholes everywhere. On the names of innocent thousands murdered, I pray you spend the rest of eternity with your seventy-two whores roasting in a jet-fueled fire in hell. You towel headed camel jockeys can kiss my royal, Irish ass! Fuck Jacob Elinski, whining malcontent. Fuck Francis Xavier Slaughtery, my best friend, judging me while he stares at my girlfriend’s ass. Fuck Naturelle Rivera. I gave her my trust and she stabbed me in the back. Sold me up the river. Fucking bitch. Fuck my father with his endless grief, standing behind that bar. Sipping on club soda, selling whiskey to firemen and cheering the Bronx Bombers. Fuck this whole city and everyone in it. From the row houses of Astoria to the penthouses on Park Avenue. From the projects in the Bronx to the lofts in Soho. From the tenements in Alphabet City to the brownstones in parks slope to the split levels in Staten Island. If we have an earthquake, I’ll welcome it. Let the fires rage. Let it burn to fuckin ash then let the waters rise and submerge this whole, rat-infested place.
Monty: No. No, fuck you, Montgomery Brogan. You had it all and then you threw it away, you dumb fuck!