SCRITTORI POPOLARI ITALIAAAAANIIIII

Nelle ultime due settimane ho divorato un paio di libri di Sandrone Dazieri (Gorilla Blues e La cura del gorilla), consigliato dalla dolce Sissi. Devo dire che, al di là dell’evidente furbizia dell’autore (che sa bene come toccare certi tasti), si tratta di romanzi noir pressoché perfetti, che ti incollano alla poltrona, o al letto, o al cesso (io leggo preponderantemente seduto sulla tazza, mi perdoni Sandrone per la maleducazione)… L’idea del buttafuori corpulento, detective suo malgrado, ex leonkavallino e schizofrenico è geniale, e giustamente Sandrone ci ha costruito su (finora) tre romanzi – mi manca il primo, Attenti al gorilla. Le avventure di Sandrone e del Socio che di tanto in tanto prende possesso del corpo che entrambi dividono si prestano a creare un’ottimo meccanismo di suspence. Se aggiungiamo le scazzottate, un po’ di pulp, e i riferimenti culturali che vanno da Naomi Klein al Super Almanacco Paperino, direi che abbiamo inquadrato il personaggio. I libri di Sandrone mi danno anche la conferma che la letteratura di genere è più viva che mai. Più bravo dei noti colleghi Carlo Lucarelli e Niccolò Ammaniti (a mio gusto personale), meno cattivo e cupo di Valerio Evangelisti (che pure ha scritto pagine fantastiche, specie in Cherudek e Il corpo e il sangue di Eymerich), purtroppo non sottile come Eraldo Baldini (Bambini, ragni e altri predatori), per me la sorpresa più inquietante dell’estate scorsa. Comunque pare che da La cura del Gorilla verrà tratto un film con Claudio Bisio (!). Non può che farmi piacere, visto che è ambientato a Torino e Nichelino

MCGRATH E ILNEO-VITTORIANESIMO

Tra una palla e l’altra non è che abbia molto tempo di leggere, ultimamente. Nel senso che inizio un tot di libri e poi li dissemino nei luoghi di maggior frequentazione quotidiana (comodino – poltronazza – cesso – scrivania dell’ufficio – tasche del giaccone) nella speranza di potere ogni tanto andare avanti di qualche pagina. Attualmente mi prende parecchio Acqua e Sangue di Patrick McGrath. Forse perché si tratta di racconti che per la maggior parte riesco a leggere in tempi brevi. Ma in definitiva McGrath potrei inserirlo nella cerchia di quegli scrittori ai quali sono veramente affezionato, uno di quei classici da portare sull’isola deserta, assieme a JRR Tolkien, HP Lovecraft, JK Rowling, Daniel Pennac, Jane Austen, Roald Dahl, Italo Calvino, e pochi altri. McGrath ha questo modo così fuori dal tempo di narrare, che non stonerebbe se collocato in un’altra dimensione temporale: ti aspetteresti che sia un uomo vissuto al volgere del diciannovesimo secolo. Invece è decisamente attuale. Il suo gusto per la morbosità, la decadenza e il grottesco lo avvicinano a Poe più che a Lovecraft, e la sua prosa è decisamente intossicante. Grottesco e Follia sono decisamente i suoi romanzi migliori, anche se quello di maggior successo resta Spider, grazie all’inquietante film di Cronenberg tratto dal libro. I racconti di Acqua e Sangue non si smentiscono, e presentano un’umanità ridotta ad un album di figurine tardo vittoriane sporco e maleodorante…

AMERICA IERI, AMERICA OGGI

Come ho detto in qualche post recente, non c’è niente di meglio di Michael Moore per capire l’America di oggi. Ma per capire quella di ieri? Anzi, dell’altro ieri? Io sono incappato in due prodotti culturali che mi hanno colpito abbastanza. Uno è Antracite, l’ultimo romanzo di Valerio Evangelisti. L’altro è Gangs of New York, il film-monstre di Martin Scorsese. Il libro e il film hanno secondo me molte cose in comune. Antracite copre la Pennsylvania e la frontiera del West in un modo che ricorda gli spaghetti western più politici – ma Evangelisti si spinge oltre, grazie anche alla sua formazione storica, e inserisce il personaggio tutto azione di Pantera in un contesto di scioperi, sindacati e rivolte sindacali, disprezzo per gli irlandesi e avanzamento del capitalismo rappresentato metaforicamente dal metallo delle ferrovie e in questo caso dall’antracite delle miniere. Politici corrotti, l’agenzia investigativa Pinkerton come CIA ante litteram e i Molly Maguires come gruppo eversivo volto a riscattare gli irlandesi, visti come feccia, meno considerati dei negri. La nascita nel sangue del Workingmen’s Party of America e la croce marxista della lotta intestina tra diverse correnti ideologiche che impronta di sé tutte le sinistre di oggi. Parecchi punti in comune con il romanzo filmato di Scorsese, che si concentra su New York e la situazione di totale anarchia tra il 1850 e il 1870: anche qui gli irlandesi che sbarcavano venivano da un lato quasi linciati, dall’altro lusingati per avere il loro voto. D’accordo, a chi non sopporta diCaprio il film può non piacere, e di sicuro è troppo tagliato e troppo poco chiaro, è imperfetto e pretende troppo da sé stesso. Ma i documentari presenti sul DVD sono realmente illuminanti – ogni aspetto del film è basato su fatti storici ricostruiti. La New York rappresentata può sembrare di invenzione, ma non lo è. Se da un lato Scorsese ci fa passare una lezione di storia americana sotto forma di melodramma titanico, dall’altro è facile notare come questo sia solo un capitolo del suo eterno romanzo sulla sua città. Gangs è alla radice di Mean Streets. La sua cultura di strada è la stessa di Toro Scatenato. I suoi rapporti di potere sono gli stessi di Goodfellas. E l’amnesia storica tipica degli americani (e di tutta la cultura occidentale) viene così, almeno un poco, debellata… grazie a due italiani! Vabbè, Scorsese è americano, ma il film l’ha fatto in Italia o no? ;-)