OSCURI PROPOSITI PER IL 2006

Come ogni ultimo dell’anno, non fanno che venirmi in mente oscuri propositi, che poi all’80% sono gli stessi dell’anno precedente che nel frattempo non ho saputo mantenere… Ad ogni modo non ho alcuna voglia di confrontare i vecchi propositi con i nuovi: è troppo deprimente. E perciò, ecco i propositi 2006 e buon anno a tutti i lettori occasionali ed abituali!!!
1. non pensare troppo, piuttosto "sentire"
2. lasciare che ciò che è dentro esca e che ciò che è fuori entri (la corazza osmotica)
3. cercare di imparare vivendo
4. lavorare meno e fare di più ciò che mi va
5. fare almeno un’esposizione fotografica
6. finire "Souvenir" e passare ad altri progetti filmici
7. fare un viaggio in un posto lontano e almeno altri due in posti più vicini
8. dimagrire senza pensare di perdere per forza 20 kg
9. comprare i mobili che mancano invece di rimandare sempre
10. prendere la patente A senza farsi segare all’esame
11. prendere un Beverly 500
12. guardare i DVD che continuo ad accumulare sul tavolino
13. scrivere qualcosa di organico tipo un romanzo noir, o un fantasy. O un romanzo rosa, che va tanto…
14. andare a letto un po’ prima la sera
15. fare yoga o almeno provarci. Oppure smettere di pensare che potrei farlo.
16. conoscere due o tre persone nuove, magari straniere
17. danzare creando improbabili coreografie
18. mantenere quella patina di credibilità che ancora mi rimane
19. fare sesso in un luogo bizzarro
20. eventualmente figliare (ma questo è un proposito per cui bisognerebbe essere in due, quindi è più "delicato")

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APERITIVO BLOGSTAR

Un incontro aperitivo con alcune blogstar torinesi è quanto di più istruttivo per cominciare la serata. Siccome si gela tutti propendono per cose calde, cioccolatose e/o caffettose, e si scatena la logorrea (non esistono blogger taciturni, o almeno io non li conosco). In effetti, ad ognuno il suo stile. Mentre Suz e Axell si esibiscono in veri e propri post vocali sui loro migliori e peggiori matrimoni (tema lanciato dal matrimonio kitsch a Gallipoli del Sola) o sui loro migliori e peggiori capodanni (tema lanciato dal fatto che si avvicina inesorabilmente il 2006), io approfondisco le mie quotidiane sfighe casalinge e lavorative e Costanza con occhi di ghiaccio annota i picchi di stile di ognuno di noi, soffermandosi in particolare sul significato di espressioni interessanti come "trombicchiare" (un meraviglioso neologismo di Suz che può voler dire alternativamente "trombare con svogliatezza" o "trombare part-time con una che intanto lo fa con altri dieci"). A casa mi attendono moglie e cognato, determinati a guardare per l’ennesima volta Frankenstein Junior ma stavolta recitando le battute in contemporanea al film (stile Rocky Horror). Ovviamente, poco dopo la mitica scena di "AB qualcosa? AB che cosa?" – "AB Norme… sono quasi certo che fosse quello il nome" sono stato investito da una colonna sonora quadrifonica di grugniti, gorgoglii e russamenti di vario genere, che copriva completamente il sonoro del film. Quand’è così, non resta che chiudere i due fratelli nella stessa stanza, in modo che si rintronino a vicenda, e rifugiarsi a letto a leggere Gea. Verso mezzanotte, impietosito, recupero la moglie che barcollando si accascia sul suo lato del letto e mormora "buonahhhhhhhhhhhhhh…" (che sta per buonanotte, ovviamente). Tento di abbracciarla per manifestarle il mio immutabile amore per lei, ma come sempre succede, le procuro un forte dolore fisico da qualche parte (in questo caso al piede, anche se non mi sembrava di averlo sfiorato). Quasi del tutto sveglia, Stefi ringhia un "Vaffanculooohhhh" e si gira dall’altra parte. E io prendo il treno ad alta velocità per il mondo dei sogni.

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1985 – QUALCOSA CHE STA PER FINIRE

1985. Tutto mi è estraneo. Riesco a vivere soltanto nel vuoto, nella negazione. Eppure, quel mondo che rifiuto in qualche modo mi attira. Nei boschi il caldo si stempera in un fruscio di rametti. Posso sedere e osservare, soltanto questo. Di tanto in tanto, A. mi accompagna. Restiamo in silenzio a guardare l’orizzonte, oppure scalciamo le foglie morte ascoltando Thunder Road. A. sembra più grande, e mentre sta in silenzio non posso fare a meno di guardarla. Con la coda dell’occhio, però. L’ora, le cinque del pomeriggio. Il sole è ancora caldo, anche se le giornate si accorciano. Qualcosa che sta per finire. Stesi sul crinale, dietro le rovine del castello, fumiamo le Diana rubate alla madre di A. Si gira su un fianco, vicinissimo a me. Tutto resta in sospeso. La guardo negli occhi, ma non riesco a poggiare le mie labbra sulle sue. A. inspira, torna a guardare il sole e fuma. Io fingo che non sia successo nulla. Tutto mi è estraneo.

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NARNIA: ASPETTATIVE E RISULTATI

Contrariamente ad ogni aspettativa, Le Cronache di Narnia scattano al primo posto tra i fantasy visti quest’anno. Vabbè non mi nasconderò dietro un dito: come film mi è piaciuto più di Harry Potter e il Calice di Fuoco. Forse la parola chiave è proprio l’aspettativa. Per Narnia ce n’era di meno. E poi, il romanzo di Lewis è più contenuto, nemmeno 200 pagine. Il che vuol dire che anche i fan del libro hanno visto tutto quello che poteva essere visto nella trasposizione cinematografica. Anche di più, se possibile. E comunque, inutile dirlo, Narnia porta una ventata di aria nuova. Ragazzini perfetti, specie la più piccola. Animali e creature mitiche a go-go. Soprattutto Tilda Swinton, sempre e comunque. La sua strega bianca è erotica e crudele, glaciale e selvaggia (gran lavoro della costumista, in questo senso). Ovviamente Narnia sembrerà ai più un mix di temi tolkieniani e potteriani. Infatti Lewis ha avuto molto a che fare con la genesi della Terra di Mezzo (se non altro perché lui e Tolkien si consigliavano reciprocamente sulle loro creazioni) e la Rowling non ha mai nascosto di amare le Cronache di Narnia e di aver preso creature e simbologie a piene mani per il suo ciclo di romanzi. E Lewis a sua volta ha preso di peso un po’ di simbologia cristiana e l’ha concentrata nella figura del mitico leone Aslan. Ma anche se è tutta una questione di sensazioni e lo stesso autore ha sempre asserito di non aver voluto scrivere un libro di catechismo mascherato da fantasy, i fantastici teo-con (che dio li abbia in gloria) sbandierano Narnia come se fosse La Passione di Cristo ad uso e consumo dei più piccoli. E’ vero che c’è una scena molto simile, non dico di no. Ma fa parte dell’eterna lotta tra il bene e il male tipica della letteratura fantasy, e comunque allora anche Harry Potter in realtà è Gesù Cristo…! Va beh, a parte il delirio religioso, Narnia è visivamente splendido, a partire dalla prima sequenza dei bombardamenti su Londra fino al finale con i quattro re ormai cresciuti. Adamson è riuscito a dare ai personaggi il giusto spessore che ad esser sinceri nel libro si potevano soltanto intuire. Scenari soprattutto naturali assolutamente degni di nota (del resto ormai la Nuova Zelanda è la terra del fantasy). Storia universale e toccante (chi non ha mai desiderato scoprire un mondo intero dentro un armadio? Anzi, a ben vedere, chi non l’ha mai scoperto?) ma soprattutto equilibrata e "credibile". Unica nota negativa (perché c’è sempre una nota negativa) il leone Aslan. Il personaggio più atteso, quello che appare dopo più di un’ora di film, il grande re di tutta Narnia (il creatore vero e proprio, come si vedrà in "Il nipote del mago"), doppiato in originale da Liam Neeson, in italiano ha la voce di… Omar Sharif. Grande attore, non si discute. Che però ha dato al leone la voce di un ottantenne siciliano ubriaco che tenta di imitare un accento oxfordiano. Assolutamente terribile. Ogni volta che Aslan dice qualcosa il pubblico scoppia a ridere. Il problema è che Aslan pronuncia le frasi più "serie" di tutto il film. Clamoroso autogol. Bisognerà aspettare il DVD per vedersi il film in inglese. Così purtroppo è un vero scempio.

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L’OZIO COME STILE DI VITA

Grazie a Mr. Focaccina che mi ha donato uno dei libri più divertenti letti nel 2005: consiglio vivamente a tutti L’ozio come stile di vita (c’è pure il sito, toh) di Tom Hodgkinson. Uno che non si capisce se veramente non fa un cazzo dal mattino alla sera o è tutta una finta. Però il libro è un oggetto alieno, ha una grafica anni ’20 e una sovracoperta fintamente unta e macchiata di muffa. A prima vista sembra un tesoro da bancarella. Invece è una delle uscite natalizie di Rizzoli, ed è un concentrato di riflessioni sull’otium, sulla contemplazione, sul dormire, sugli stati ipnagogici (nei quali io modestamente sono un’autorità conclamata) sulle sostanze psicotrope, sulla pinta di birra e sulla sigaretta fumata rilassati, sulla pesca, sul sesso sonnacchioso e prolungato, sull’arte di non fare un cazzo in ogni momento possibile. Il tutto condito da grande abbondanza di citazioni che vanno da Cicerone a Coleridge, da De Quincey a Camus, da Huysmans a Whitman (tutti grandi oziosi, pare). Sembrerebbe veramente un pamphlet scritto all’inizio del secolo, non fosse che l’autore ha circa la mia età, si fa gli acidi e mescola Epitteto con i Clash e (udite, udite) i Crass! Un libro da divorare, possibilmente a letto, sotto il piumone, mentre gli altri lavorano. E da ripensare. Perché l’ozioso pensa, e per questo è una minaccia intollerabile per la società.

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UN SALUTO AI NAVIGATORI DA MAYA

Come si fa a cercare di lavorare il 26 dicembre con un essere peloso e ronfante che si sdraia sulla tastiera? E’ quasi impossibile. Stefi lavora, proprio il giorno del suo onomastico. Io lavoro – o almeno ci provo, a concludere quei maledetti articoli che ancora devo finire. Maya fa le fusa. Sporge la sua testina triangolare verso le mie labbra perché io la riempia di bacetti. E’ la sua ricompensa per averla gratificata con un po’ di Gourmet al pesce oceanico. E’ bello far finta di scrivere, qui, in pigiama. Allungare al massimo le dita sulla tastiera, con una certa difficoltà, gli avambracci bloccati dal peso di una gatta stiracchiosa. Sono ormai entrato nel mio trentaseiesimo anno di età. E’ ufficiale, non sono più "giovane" (una volta si era giovani fino a 25, poi fino a 35, adesso sono fuori da ogni categoria, né carne né pesce, solo materiale da sfruttamento lavorativo, creativo e intellettuale). Non so bene cosa pensare. Forse, però, da oggi sarò più veloce, più sfuggente, più invisibile. Un vero fantasma nella macchina. Finché, passati altri 30 anni, non entrerò nella categoria "anziani". Un saluto ai navigatori anche da Maya:
iiiiiiiiiiiiiieqvffqqvubn rrrrrrrrrrrrrih8i903w   wqdj
dsvjusdo0vuj
dvjSO0A9′UJLòKKKKK    KKKKKKKKKASDC
sdvsa aaaaaaaaaajvoleidf  qervkù

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