TESORO, DOVE HAI MESSO IL TRICOBEZOARO?

Ditemi che sapete cos’è il tricobezoaro… ditemelo! Io l’ho scoperto oggi. Non è difficile, basta aver studiato un po’ di greco ed essere un fan di lunga data di Harry Potter. Io quando imparo una parola nuova godo, e devo dirla più volte durante la giornata. Tricobezoaro. Sentite come suona bene? Ve lo dico, dài. Avete presente quegli agglomerati abnormi di capelli e peli pubici che trovate nello scarico della doccia? Bene, adesso immaginateveli più compattati e non nello scarico della doccia bensì nel vostro apparato digerente. Fico, no? Tricobezoaro, da "trico" (capello, pelo in greco) e "bezoar" (calcolo o concrezione di formazione naturale negli apparati digerenti animali, dal persiano pad zhar, "protezione contro il veleno"). Di solito sono i gatti a produrre tricobezoari, vomitandoli sui vostri migliori tappeti. Ma anche un umano affetto da tricotillomania potrebbe produrne, se il suo disturbo lo porta a cibarsi dei ciuffi di pelo strappati. E veniamo al dunque. Tutte queste cose le ho scoperte divorando nell’arco di una giornata il mio ultimo acquisto: Io sono paranoico. Guida tascabile ai tremendi disturbi mentali che già senti di avere. Un libro imprescindibile che ti aiuta a capire meglio quel corpo estraneo che è la tua mente (sì, quell’organo che ti propone quei pensieri assurdi mentre cerchi di rilassarti) e a diagnosticarti le patologie da solo con buona approssimazione. Pensate ad esempio alla diffusissima sindrome di Capgras: ce l’avete se pensate che i vostri cari siano stati sostituiti da robot, alieni o baccelloni semoventi. Da avere assolutamente! Tricobezoaro, tricobezoaro, tricobezoaro… Riuscirò a smettere di dirlo?

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ADDIO KURT VONNEGUT

Kurt Vonnegut se n’è andato. Mi piace pensare che ora sia in una dimensione parallela popolata da personaggi e situazioni degne dei suoi libri. Vonnegut, al pari di Salinger, mi ha stregato quando ero adolescente e ho letto per la prima volta Mattatoio n. 5. Da allora il nostro rapporto tutto letterario è andato avanti  tra alti e bassi, tra abbandoni e frequentazioni fino al suo ultimo grande libro Un uomo senza patria. Vonnegut non è soltanto necessario a chiunque ami la fantascienza (i suoi romanzi caustici e ironici stanno nel mio scaffale tra Heinlein e Adams) ma è necessario a chiunque voglia capire il mondo, l’uomo, sé stesso. A me è servito molto. Perciò god bless you, mr. Pilgrim, e grazie di tutto.

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SCRIVERE COME DIO COMANDA

Se bisogna metterci cinque anni per scrivere un romanzo "come dio comanda" (wahhahha ho fatto la battuta), allora Niccolò Ammaniti è certamente il benvenuto. Acquistato 18 giorni fa e tenuto in caldo sul comodino per una buona occasione, non ha retto il colpo dell’apparizione dell’autore da Fazio. Quel simpatico faccia di culo di Ammaniti mi ha messo addosso troppa curiosità, e nel giro di un paio d’ore mi sono bevuto le prime 120 pagine. Pagine ovviamente potenti, come ci si può aspettare da lui. Più immediato di Lucarelli, più sanguigno di Baldini, più pratico di Evangelisti, più fiabesco di Carlotto (sia chiaro senza nulla togliere a quattro scrittori italiani contemporanei che amo molto). Insomma, Ammaniti è l’unico di cui si possono dire senza esser presi per pazzi frasi come "è lo Stephen King italiano".  Voglio dire, scaricatevi le prime dieci pagine del suo nuovo libro e leggete. Ti stringe in una morsa, c’è poco da fare. Una morsa gelida. E ti prende allo stomaco. E… ti porta via! 🙂

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