TRENTASETTE: IL MONACO. MA NON ASESSUATO.

Ieri sera ho visto un monaco simpatico da Fazio, che faceva discorsi che oggi difficilmente si sentono in televisione. O meglio, difficilmente si riescono ad ascoltare, dato che anche se c’è qualcuno che li fa, in genere viene sovrastato dall’interlocutore che gli parla sopra. Almeno in questo Fazio è un grande: è talmente nullo che riesce a mettere in risalto un discorso nel giusto contesto di silenzio. Ma non è di questo che volevo parlare. E’ che oggi compio trentasette anni, e nella smorfia 37 è "il monaco". Che in un certo senso è un po’ come mi sento io. Il monaco – diceva quel monaco in televisione – non serve a nulla. E’ un laico che fa una scelta di vita diversa, certo spirituale ma anche fatta di lavoro e guadagno per la comunità. Curioso. Se mi dicessero che poi posso smettere, il monaco è qualcosa che farei. Salvo il voto di celibato, ovviamente. Se c’è una cosa che non ho mai sopportato è mortificare la mia prorompente sessualità. Comunque, se vi interessa, il 37 è anche il numero atomico del rubidio (Rb); è considerata la temperatura corporea normale, in gradi centigradi, per gli esseri umani; è il numero di scanalature della roulette. Inoltre, e qui prestate molta attenzione, è l’unico numero di due cifre che – moltiplicato per la somma delle sue cifre – dà un prodotto uguale alla somma dei cubi di tali cifre! E questo vorrà pure dir qualcosa, no? Peraltro, l’unica altra associazione di idee sul 37 è il titolo del film più sottovalutato degli anni ’80, 37°2 le matin. Meravigliosa storia di amour fou e morte. Eros e Thanatos sono per l’appunto protagonisti nella mia lettura del giorno, che sto portando avanti con interesse per non morire di noia in questa inutile giornata di lavoro: Lutto e creatività, l’inquietante tesi di specialità della mitica Fabienne sulla morte, la sua rappresentazione e i suoi simbolismi. Che s’ha dda fa’ per svolta’ a jurnata, eh?

Tag: , , , , ,

GUAITO DI NATALE (STORIA MORALE A LIETO FINE)

Volete una storia di Natale? "Sì!!!", gridano in coro i miei venticinque lettori. "Naaa…" reclama Suzukimaruti con disappunto. Ma non importa. Io ve la racconto in ogni caso. Una storia che si rispetti deve avere un protagonista accattivante, una trama ricca di tensione, un cattivo di una certa statura e possibilmente un lieto fine. La nostra protagonista si chiama Gaia. E’ una beagle di cinque anni circa, ormai nonna ma sempre pronta a ruzzolare in giro. Gaia (e sua figlia Zoe) sono le regine assolute della casa dei miei suoceri. Specialmente da che i figli son andati via di casa, sono loro la vera "famiglia". Gaia e Zoe non escono quasi mai in strada. C’è un grosso cortile davanti e un bel prato dietro casa. E poi chi vuole star fuori quando ci sono due divani da occupare in tutta la lunghezza davanti al caminetto? Comunque sia, a Gaia ogni tanto piace fare una passeggiata con mio suocero al guinzaglio (è lei che guida, ovviamente), tanto per fare una sana sgambettata. Ed arriviamo alla sera del 20 dicembre, data in cui si decide di fare una di queste passeggiate. Dato che si avvicina il Natale, gli amorevoli vicini di casa dei miei suoceri hanno pensato bene, come fanno ogni anno, di distribuire a piene mani polpette avvelenate con stricnina sul ciglio delle strade lì intorno. E si sa come sono i cani: mangerebbero anche una merda secca, figurarsi un’appetitosa polpetta alla stricnina. Risultato: convulsioni epilettiche, guaiti strazianti, schiuma alla bocca. La si porta in clinica veterinaria, sapendo bene che la notte l’avremmo passata nell’angoscia. Dosi da cavallo di valium, antidoti provati e riprovati, ma la prognosi è brutta. C’è anche un blocco renale. Zoe guarda la madre contorcersi e vomitare e guaisce spalancando gli occhioni. Il veterinario è cupo e sfiduciato: "Se passa la notte è salva, ma non la passa". Meglio non alimentare false speranze. Fast Forward. Stamattina alle 9.30 la clinica riapriva. L’idea era quella di recuperare il corpo, sperando che non avesse sofferto troppo. Invece Gaia si è svegliata, ha riconosciuto il padrone e ha abbaiato. Tempra forte. Non può scodinzolare e non può nemmeno camminare (per via del valium). Ha ancora il catetere e il sangue è da ripulire (non oso immaginare come glielo ripuliranno, ma si fanno le trasfusioni anche ai cani?), ma sta bene. Alla faccia di quegli stronzi che mettono le polpette avvelenate in giro ("per i cinghiali", dicono). Il lieto fine, quindi, c’è. Io però vorrei un lietissimo fine. E il lietissimo fine (in linea con lo spirito festivo) può essere soltanto uno: trovare una cura medievale per il culo dei vicini di casa "involontariamente" assassini. Per quanto mi riguarda, io gli propinerei le polpettine alla stricnina per via rettale. Voi avete soluzioni più fantasiose?

Tag: , ,

COSA VUOI FARE DA GRANDE? ME LO CHIEDO TUTTORA

Il temuto giorno si avvicina vieppiù (-4), e io sento dentro di me la solita tensione, la solita sottile angoscia che attanaglia il petto, la solita cappa di depressione che fa chinare capo e schiena. Per combattere queste sgradevoli sensazioni, cosa c’è di meglio che lanciare un bel meme? Lo so, di solito evito… Però compatitemi, ho quasi 37 anni e la mia vita resta sempre il solito inquietante mistero buffo. Perciò, ecco cosa pensavo. Avete presente quando da piccoli vi chiedono cosa volete fare da grandi? Io me lo chiedo tuttora, anche se la domanda è leggermente diversa. Dato che qualche porta, dietro di me, negli anni me la sono chiusa, io mi chiedo: cosa avrei voluto fare, ma soprattutto cosa avrei voluto essere se non fossi quello che sono adesso (cioè un clown triste nello spoglio teatro dell’esistenza)? Mi spiego? Allora ecco dieci possibilità per me… Dieci cose che vorrei fare, che vorrei essere, e che probabilmente non sarò mai.

1. Un esteta (tipo Joris Karl Huysmans, per intenderci)
2. Un profumiere (per la precisione un "naso")
3. Gene Kelly
4. Un costumista teatrale
5. Uno che ti fa i trucchi prostetici tipo ustioni, ferite e facce da zombi
6. Editor-in-chief alla Marvel
7. Un nephilim
8. Un nanetto che non cresce, come Oskar del Tamburo di latta
9. Lydia Lunch (o Nina Hagen, nel caso)
10. Archibald "Harry" Tuttle

La palla la passo a chi la vuole prendere, che non mi va di costringere nessuno. Però giocate un po’ con un povero quasi-quarantenne in sindrome pseudo-pre-mestruale, dai!

Tag: , ,