GRANDE

GRANDEE così siamo a dieci. Dieci anni oggi che non ci sei più. Dieci anni in cui ogni tanto mi cogli alle spalle con qualcosa che sulle prime è difficile da definire, poi dici “ma certo, è proprio così”. Dieci anni in cui non è nemmeno necessario chiedersi “cos’avrebbe fatto mio padre in questa situazione” perché tanto so che nel 99% dei casi avrei fatto lo stesso, da solo. Le tipiche frasi che si dicono in questi casi sono vere: vivi finché c’è qualcuno che si ricorda di te, e di te si parla sempre, anche se non ci sei.

C’è un concetto chiave, quando si parla di narrazione, che è il defining moment, il momento decisivo che definisce un personaggio e lo fa diventare quello che è. Nelle storie raccontate è sempre molto chiaro. In quelle vissute un po’ meno, magari ti rendi conto di aver fatto esperienza di un momento così anni dopo. Senza un momento decisivo un personaggio è abbandonato a sé stesso, la sua strada, il suo arco narrativo non sono chiari. Io di momenti decisivi nella vita ne ho avuti alcuni – magari non tutti riconosciuti subito – ma è chiaro che il principale è stato quel pomeriggio di dieci anni fa. Tutto quel percorso, la tua malattia e la tua morte hanno scalpellato via parti di me e ne hanno rivelate altre. Se così si può dire, hai reso più chiaro il senso della (mia) vita. Mi hai riempito di amore finché ho avuto bisogno e poi hai continuato finché non è traboccato fuori.

Beh… Trabocca ancora, stai tranquillo.

Avevamo un patto io e te e l’hai tradito tu perché io diventassi grande, scoprendo che il dolore non era la destinazione vera“.

20 ALBUM CHE NON POSSO PIÙ ASCOLTARE

20 ALBUM CHE NON POSSO PIU ASCOLTAREAscoltando una radio giorni fa, mi sono improvvisamente ricordato perché le mie orecchie non sopportano altro che non sia l’ascolto di selezionatissimi album. Sono eclettico nei generi, ascolto di tutto, sono pronto alla novità e/o alla riscoperta di perle dal passato precedentemente ignorate. Ma oggi ci sono cose che non posso più ascoltare. Intendiamoci, questa lista presenta 20 album che io ho consumato a forza di ascoltare (a 15, 20, al massimo a 25 anni). Ma a 45 anni qualcosa mi sento di rinnegare. E non si tratta di un giudizio tipo “gli album più sopravvalutati”: ne ho viste di liste così, e immancabilmente tra gli album considerati sopravvalutati ce ne sono moltissimi che amo e da cui non mi separerei mai, sono come una coperta di Linus nelle mie cuffie. No, qui si tratta semplicemente di indigestioni uditive, e di album che stanno lì, tra i miei vinili o CD (allora non c’erano ancora gli Mp3) e che potrei toccare giusto con la punta di un bastoncino, come un animale morto in autostrada. Preparatevi alla cavalcata, vado in ordine alfabetico.

LAURIE ANDERSON – BIG SCIENCE
Perdono perdono perdono, cara signora Lou Reed. Quando ascoltavo questo album non sapevo nemmeno che avesse sposato Lou Reed. Ma è ininfluente e anche un po’ sessista sottolineare questo aspetto. In questo album c’è “O Superman“, famosa in Italia per essere la colonna sonora dello spot “Benvenuto nell’AIDS”, AKA “Un alone viola ti seppellirà”. A parte questo, lo ascoltavo e lo riascoltavo beandomi di un alt/art/electro/classic/qualcosa che oggi mi inquieta assai (meglio i Kraftwerk, allora). Poi dai, è arrivato “Language Is a Virus” e lei si è riscattata.

EDIE BRICKELL AND THE NEW BOHEMIANS – SHOOTING RUBBERBANDS AT THE STARS
Chi ha la mia età e non ha ascoltato parecchio – ma parecchio – questo album vi dice una bugia. Tutto, tutto di questo album è oggi irritante, dalla cover al titolo stesso, dalla vocetta querula di Edie (ma ehi, lei è la moglie di Paul Simon – e scusate il secondo commento sessista). Si ricordano solitamente “What I Am” e “Circle“, che fa tanto Friends e anche un po’ Singles di Cameron Crowe (ve lo ricordate? È il suo film invecchiato peggio).

DEEP PURPLE – MACHINE HEAD
Io amo l’hard rock inglese. Giuro. E ascolto volentieri “In Rock” o persino “Burn” dei Deep Purple. Ma non chiedetemi più di ascoltare “Machine Head”. Troppa autoradio, troppe feste delle medie, troppo air guitar, troppo imbarazzo.

DOORS – L.A. WOMAN
Non ce la faccio. Rimango dell’idea che i Doors siano uno dei gruppi più sopravvalutati di ogni tempo, pur amando ad esempio “Strange Days”. Per dire, a loro preferisco di gran lunga i Love. Ma questo disco non ce la faccio. Mi irrita fin dalla copertina e contiene qualcosa che le mie orecchie aborrono fin da tempi non sospetti. A voi indovinare cosa. Edit: il pezzo incriminato sta in “Morrison Hotel” a dire il vero, ma non importa. Anche quell’album mi fa abbastanza orrore.

EURYTHMICS – BE YOURSELF TONIGHT
Altarino: alle medie, per me, gli Eurythmics erano quanto di più figo il pop inglese potesse elargirci. Ancora oggi ascolto con piacere “Sweet Dreams“, “Touch“, persino “1984” (sottovalutatissimo) e “In the Garden” (esordio ipnotico). Ma nel 1985 si sono reinventati star della Motown e allora proprio no. Gran pezzi, lo ammetto, ma ormai per me inascoltabili.

GENESIS – TRICK OF TAIL
Io amo il progressive inglese. Giuro. E ascolto volentieri “Foxtrot“, “Selling England by The Pound” e… Ma chi vogliamo incantare, qui si parla del primo album dei Genesis senza Peter Gabriel, per forza è una merda. Eppure io a quindici anni mi rivedo lì ad ascoltarlo a nastro deprimendomi con i compagni nerd e provando e riprovando a fare “Ripples” o “Entangled” (ché la voce di Collins, si sa, era più facile). Vado a riascoltarmi “Firth of Fifth“.

GUNS N’ ROSES – LIES
Intendiamoci, “Appetite for Destruction” era un grandissimo disco. Ma i Guns ci hanno messo giusto un album e mezzo per diventare degli scassacazzo a livelli planetari. Quell’estate che non si faceva altro che ascoltare “just a little patience nyaaaaaaa-haaaaaahh”. L’orrore.

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BABBO PRIDE

BABBO PRIDEIo di norma sono un tipo un po’ disadattato, certamente inadeguato, poco propenso all’autocelebrazione interiore. Specialmente poi quando si parla del mestiere più complicato del mondo. No, non il piastrellista. Il genitore. Però ogni tanto gongolo perché ci sono delle piccole cose che mi fanno capire che sto facendo un buon lavoro.
Ad esempio.

1. In casa non è mai entrata un arma giocattolo. Tanto la Creatura sa benissimo come trasformare in arma qualunque oggetto, dal tappo di una bottiglietta d’acqua al pezzo di puzzle incastrato sotto un mobile. Sì, in pratica è un novello Bullseye. Però dai, a parte gli scherzi. Nel mio piccolo mi sembra un impegno cui ho tenuto fede.

2. Sono riuscito a non trasmettere la mia proverbiale indole da orso incazzato in letargo nei confronti del prossimo. Anzi, la Creatura attacca diabolicamente pezze infinite a chiunque trovi nel suo raggio d’azione, dal giornalaio alla vecchina con le sporte della spesa, dagli ubriachi la mattina al bar ai postini in bicicletta. E si incazza se non rispondono ai suoi insistenti saluti.

3. L’educazione. Ho capito di essere riuscito a trasmettere valori fondamentali nel momento in cui a ogni mio rutto ha cominciato a rispondere “Salute, papà”. Perché secondo me una buona educazione è la base della società civile.

4. Ha imparato quelli che considero i tre passi di danza fondamentali: l’headbanging, il gesto tipo “throw your hands in the air like you just don’t care” e le corna accompagnate dall’esclamazione un po’ ruggente “rockandroooooll!” (per la verità non dice ancora bene la “r”, ma ci siamo quasi). Poi li applica a Beyoncé e Rihanna, ma non si può avere tutto subito.

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