L’ESTATE STA FINENDO

Siamo passati attraverso i monsoni. Attraverso gli inusitati picchi di lavoro.
Attraverso i ventilatori e i condizionatori. Attraverso i deumidificatori.
Attraverso Friendfeed. Attraverso le prenotazioni. Attraverso le Lonely Planet.
Attraverso le fluttuazioni del petrolio.
Siamo passati attraverso Berlusconi e Veltroni. E ci è rimasto addosso un po’ di fango.
Siamo passati per fannulloni.
Siamo passati attraverso la Cina e la Georgia, fuori e dentro lo schermo.
Ci siamo scoperti famigliocristiani.

Abbiamo mangiato meno. Forse. Non abbiamo mangiato più sano.
Abbiamo ucciso blogger, comprato gadget, festeggiato compleanni.
Abbiamo ignorato stampa e televisione.
Abbiamo letto l’oroscopo dell’Internazionale.

Ora basta.
L’estate sta finendo, è ora di partire.
Ferragosto è il momento in cui tutto si sospende per un attimo. Il momento in cui il nulla dilaga. Noi non ci saremo. Qui si chiude per qualche giorno.
Lasciate i vostri messaggi dopo il bip.

10 SCUSE DA USARE IN UFFICIO

Non c’è niente di meglio per rinfrescarsi, in Agosto, di una bella statistica da leggere in spiaggia.
Magari una statistica su quanto è calato l’assenteismo nel settore pubblico da quando il mago Brunetta ci ha messo le mani. Perché si sa, l’odio ideologico verso i dipendenti pubblici è tradizionalmente bipartisan, e Brunetta pare l’unico ministro di questo esecutivo valutato positivamente anche a sinistra.

Ora, a parte il fatto che la strombazzata notizia che “la media delle assenze per malattia si porta su un valore medio di circa 10 giorni” è palesemente falsa – o meglio, contiene una verità distorta – dato che 10,5 giorni è il numero medio di assenze fin dal 2006 e lo è per tutte le assenze retribuite e non solo per malattia; a parte il fatto che la statistica è basata su un campione di 210 pubbliche amministrazioni (contro le 3.200 registrate in Italia); a parte il fatto che nel settore privato i dati INPS confermano un valore medio di 9,5 giorni per le stesse assenze; a parte tutto ciò, ne consegue che se i lavoratori pubblici sono tanto migliorati, tanto varrebbe aumentargli un po’ lo stipendio… no?

Altrimenti, ecco un simpatico elenco delle dieci migliori scuse per ritardo in ufficio, tratte dal manuale del perfetto fannullone. Io le ho usate tutte, ma sia chiaro che l’ho fatto per ritardi di uno o due minuti e che almeno una volta (non necessariamente la prima) hanno avuto carattere di verità.

  1. Nonèsshuonataashvegliahhh (da dire con bocca impastata)
  2. Il tram ha preso sotto un pedone e ci hanno fermato tutti come testimoni
  3. La moto mi ha lasciato a piedi e il self service mi ha mangiato gli ultimi 10 euro
  4. Sono rimasto chiuso nell’ascensore
  5. Ho avuto la dissenteria fino alle 9 del mattino
  6. Hanno iniziato cinque nuovi cantieri e mi sono perso per strade secondarie
  7. Ho fatto le ore piccole ieri notte
  8. Il treno da Napoli ha fatto ritardo (in caso di pendolarismo)
  9. Ho avuto un piccolo incidente (dimostrare con abiti laceri e contusioni)
  10. Avevo tutti i vestiti nel cesto della roba sporca

Curiosamente, l’atteggiamento dell’Amministrazione in generale è quello di dirti “Non puoi partire prima da casa / Non puoi puntare la sveglia un’ora prima”. Non si rendono conto che è un discorso che mira ad erodere le mie scarse ore di libertà dal lavoro. E comunque, se sul versante contrattuale non ci saranno cambiamenti, in autunno è pronta l’undicesima giustificazione per assenza. Quella dello sciopero generale.
Lo so. Lo facciamo solo più noi. Compatiteci, però. E’ l’unica arma che ci resta.

IL FUNERALE LAVA PIU’ BIANCO

Ho un po’ di difficoltà ad iniziare questo post. Come lo comincio? Di funerali qui, purtroppo, se n’è parlato a iosa in passato. Ma ora si tratta di un’altra cosa. Ecco, forse potrei usare una di quelle frasi ad effetto tipo “C’è crisi, ma le ditte di onoranze funebri in crisi non ci andranno mai, quindi è il business perfetto”. Vero, ma non è quello il punto. Il punto è che da un paio di mattine ho cambiato strada per andare in ufficio, e nel viale che percorro adesso son tornate alla carica le pubblicità dei funerali.

E mi domando: è vero o no che Torino è l’unica città d’Italia con le pubblicità dei funerali? Il torinese medio non può non averle viste. Sono quelle affissioni a metà tra il goth e il kitsch che in genere hanno un visual raffigurante una candela, un libro di ricordi, un volto addolorato in primo piano, un fior di loto (!), due mani che si stringono, e via dicendo. I claim, spesso scritti in un carattere “urlato” suggeriscono competenza (“rendiamo onore alla storia di una vita”), mettono in guardia (“nell’ora più difficile, farsi confondere è più facile”), a volte hanno una sottile voglia di comparazione – anche se non sarebbe molto elegante.

Insomma, mentre in altre città i settori tlc e automotive sono padroni delle affissioni stradali, a Torino impazza il settore mortuario. Certo, ricordiamo tutti che la motivazione principale è l’operazione “Caro estinto” del 2001 (ripresa poi di recente, dato che l’erba cattiva difficilmente muore). Se ne parla anche su funerali.org, un blog seguitissimo che mi ha aperto un mondo di servizi cimiteriali, corsi per necrofori e humor lapidario. Dal 2001 in poi, insomma, le pompe funebri si son scatenate in creatività, portando Torino alla pari con una qualsiasi città americana (gli states sono la patria della pubblicità post mortem).

Parlando con un assiduo lettore di questo blog che forse preferisce restare anonimo, è emerso che questa esposizione mediatica è tutta piemontese. Nel senso che per il piemontese è tipico farsi due conti sul suo bel loculo già verso i cinquant’anni. Da cui l’esigenza sentita di comparare il ventaglio di offerte sul mercato che – lo ricordiamo – partono dal “funerale solidale” a tariffa fissa (con tanto di highlight col prezzo in ribasso che nemmeno sui volantini del Lidl) e arrivano al funerale “Electa” (offerto da un’arcinota ditta torinese) con necrofori/modelli vestiti Armani, Mercedes con sedili in pelle e adagio di Albinoni.

Comunque sia, sarà anche vero che dobbiamo morire tutti e che almeno una volta nella vita dovremo contattare (cioè gli altri dovranno contattare per noi) una ditta di onoranze funebri. Però dai… Io la pianterei con queste pubblicità ovunque. Oltretutto rischio sempre di schiantarmi in moto se devo stare costantemente con una mano sui coglioni.

Ops. Forse è quello che vogliono. Astuti.