DI OGNI MIA ABITUDINE

Io sono molto abitudinario. Talmente tanto che più che abitudini le chiamerei manie. Anzi no, che ha un senso un po’ negativo. Diciamo: riti. Mi piace fare sempre le stesse cose, piccole cose. Su quelle più importanti non sono tanto abitudinario, anzi mi adatto, altrimenti andrei sempre in ferie nello stesso posto, mangerei sempre solo pasta in bianco o simili.

I miei piccoli riti quotidiani cominciano appena sveglio e vanno avanti fino a notte. Eccoli qua.

  • Quando suona la sveglia, la zittisco con lo snooze tre volte prima di alzarmi
  • In bagno devo leggere almeno un articolo di Vanity Fair mentre faccio la cacca
  • Prima di uscire devo bere un sorso di acqua fresca
  • Sull’ascensore, mi guardo allo specchio e mi stacco ogni volta un capello bianco
  • In garage, devo aprire il portellone con il telecomando prima ancora di averlo in vista
  • A colazione, cappuccio e brioche comprensivo di commento della puntata di Un Posto al Sole con la barista
  • Quando vado in bagno in ufficio, mi piace fare un solitario con il Nokia (quello di carte, intendo)
  • Tornato a casa, devo fare un sonnellino di dieci minuti
  • Prima di dormire, mi piace fumare una sigaretta e leggere un po’
  • Quando spengo la luce, per addormentarmi, devo stare supino e con le braccia in alto dietro la testa

Poi ce ne sarebbero tante altre, magari legate ad altri contesti non immediatamente riconducibili alla quotidianità (es. se vado in albergo devo subito “fare mia” la stanza usando per primissima cosa il bagno). Ma non voglio tediarvi.

Vorrei invece sapere dei vostri riti. Così poi ci scrivo un libro e divento ricco.

TUTTI GLI OMBRELLI DELLA BLOGFEST

Anche mentre ci sono dentro penso: vale la pena di star qui, di essersi svegliati alle sei per prendere il treno, di sbattersi sotto la pioggia torrenziale in una ridente località del Trentino affollata di tedeschi in sandalo e calzini e di pittoreschi blogger? La risposta non ce l’ho ancora.

Di sicuro ci sono state molte ottime suggestioni. Certo, ci sono i tempi morti che in una situazione così possono indisporre: i momenti in cui ti sembra di non conoscere nessuno perché quella ventina di persone con cui hai un po’ più di confidenza sono chissà come sparite da qualche parte. O i momenti, ancora più imbarazzanti, nei quali ragazze sconosciute si avvicinano per dirti “Sei pietroizzo? Io ti adoro” (al che la mia risposta è un sorriso ebete e un farfugliamento tanto più indecoroso quanto più grande è la misura del petto della signorina).

A parte questo, trovo sia soprattutto importante dare un volto a quelli che commentano qui, o anche solo a quelli che leggono e non commentano mai (ci sono, e si palesano solo in queste occasioni). Restano momenti qua e là: il viaggio in macchina con Alessandro, Gabriella e Mauro; le chiacchiere al buffet con Sergio e Zio Bonino; la camicia fashion di Enrico; gli sfocatismi di Antonio; le storie “in parola” di Elena e Matteo; i giochi di Federico, Marina e Maddalena; i sorrisi, le pacche e gli high five di Tony, Luca, Gaspar; le insospettabili doti nel ballo di Stefigno, Beggi e Palmasco.

Dal punto di vista dei contenuti, c’è un po’ l’imbarazzo della scelta. Nel cuore il FashionCamp, che mi ha offerto tra l’altro il momento gay del weekend (taglio Jean Louis David in coppia col Precario). Nel rimpianto il LitCamp, che mi son perso (ma ho recuperato in d.i.s.c.o. con Arsenio e Guido). E, sì, l’AdvCamp offre validi stimoli professionali, anche se è noto che tra l’impegno professionale e il cazzeggio io scelgo sempre quest’ultimo (per esempio con Giovanni).

Resto comunque della mia pigrissima opinione: se tutto fosse stato organizzato a Torino o nel raggio di 120 km sarebbe stato meglio (per me). In fondo, Riva del Garda sarebbe anche un’ottima location, se non fosse pieno inverno

GUIDA AL RIENTRO MORBIDO

Non si può più andare a dormire alle 4 del mattino e svegliarsi per pranzo. Quelle sono abitudini che al rientro bisogna perdere. L’ultima notte non riesci a dormire, perché pensi che per la prima volta dopo tre settimane sentirai di nuovo il suono della sveglia. La mattina dopo sei più rintronato che mai, e comincia la procedura di reinserimento nella routine quotidiana. Accadono diverse cose.

  • Non ti ricordi come diavolo funziona il tasto snooze della sveglia
  • Devi prendere l’echinacea perché c’è una discreta dose di stress psicofisico in agguato
  • La moto, che fino al giorno prima funzionava, sembra non accendersi (probabilmente ti conosce meglio di te)
  • In ufficio, un plico sospetto di fogli occhieggia sulla tua scrivania
  • Inspiegabilmente, tutti i colleghi sembrano felicissimi di vederti
  • Quasi tutti quelli che incontri si rivolgono a te dicendo “Sì, ma te lo dico poi, goditi il primo giorno…”
  • I browser hanno perso tutti i cookie e sei costretto a rimettere password di cui non ricordi nulla
  • Ti attendono 1313 e-mail di cui 1000 di spam e 313 di lavoro
  • Scopri con un misto di incredulità e disappunto che qualcuno è riuscito a infilarsi nei casi di successo di Brunetta
  • Realizzi a fine giornata che hai avuto giusto il tempo per una pisciata e una sigaretta

Il trucco per dribblare tutto è semplice e complicatissimo al tempo stesso. Si chiama leggerezza. Il fatto è che non è facile essere leggeri quando tutto concorre a legarti quei bei pesi trapezoidali da una tonnellata alle caviglie. Finché ci si riesce, meglio affrontare tutto con un sorriso idiota.

Tanto poi arriva il buco nero supermassiccio e ci inghiotte tutti.