BUON PRINCIPIO

Qui è sempre buio. Vivo in un perenne crepuscolo aromatizzato al Bacardi e al fumo dei Beedies. Ogni tanto c’è luce, ma prevalentemente piove. Esco di rado, quando necessario. Sono le mie vacanze. Le ho guadagnate, direi. Peccato che adesso sono quasi finite. Ci siamo imposti di non andare in fregola per viaggi-lampo o velleità attiviste di qualsiasi tipo. Ci siamo detti “al massimo un museo, un hammam, niente di faticoso”. E poi alla fine non abbiamo fatto neanche quello.

Eppure è incredibile quante cose si fanno quando si decide di non fare nulla. Per dire, in questi primi, dolcissimi e fumosi giorni del 2010 ho svolto le seguenti attività:

  • ho trovato una mezza dozzina di posizioni nuove da adottare svaccandomi sul divano
  • ho percorso diverse volte il tratto di strada casa-Blockbuster, sfruttando la convenzione “10 noleggi di Blu-Ray gratis
  • ho letto moltissime pagine di libri, uno dei quali pesa circa 4 kg e mi ha fatto venire un crampo alla mano
  • ho scaricato una cinquantina di film usciti tra il 1980 e il 1987 e ne ho guardati parecchi
  • sempre grazie al mulo, mi sono fatto una discreta discografia post-punk / industrial
  • ho cucinato e mangiato meglio del solito, con incursione al ristorante indiano (da cui i Beedies)
  • ho visto amici cari che mancavano all’appello già da un tot di settimane
  • ho fatto il consulente on line per piccoli e grandi problemi di cuore
  • ho fatto la spesa senza stress
  • ho perso un premolare in modo tragico e doloroso
  • mi si è rotta una stanghetta degli occhiali (gravissimo)
  • ho trovato due fave in due fette diverse di focacce della befana. Nessun piccione, però.
  • ho scoperto che mia madre ha ancora qualche abilità sociale
  • sono stato in farmacia più volte
  • ho fatto un bel giro in moto dopo un mese di inattività
  • ho perfezionato il mio look “Berkshire 1971
  • ho mantenuto la casa pulita e in ordine (beh… ho contribuito)
  • ho mantenuto la mente libera

Da domani, i soliti problemi mi risalteranno sulle spalle, ma devo dire che – a parte le martellate sul premolare – è stato un buon principio.
Esultate con me!

OBIETTIVI 2010

Non so voi, ma qui al lavoro noi si usa un metodo particolare per la valutazione delle prestazioni. Per farla breve, ogni fine anno (proprio tra il 30 e il 31 dicembre) si pensano degli obiettivi per l’anno successivo. Obiettivi di lavoro, ovviamente. Secondo la formula questi obiettivi devono essere sfidanti (un termine che mi procura la stessa sensazione di un unghia spezzata mentre striscia su una lavagna), concreti, misurabili e realizzabili (quest’ultima caratteristica non viene mai tenuta adeguatamente in conto, ma tant’è). Ad ogni obiettivo devono corrispondere tre o quattro azioni, che sarebbero un po’ come degli step che tu fai per raggiungere l’obiettivo. E poi ci sono i comportamenti, ossia “come lo fai“, perché – credetemi – conta anche quello.

Io questa cosa degli obiettivi, posso dirlo? Mi sta sul cazzo.

Perché già nella vita uno prova a darseli e non ci arriva mai. E allora arrivi ai 39 e pensi che forse non è più il caso, che magari va anche bene così. Senza obiettivi. Tanto ormai a navigare a vista ci sei abituato, e allora perché non lasciarsi sorprendere? La proattività è sopravvalutata, il vero uomo si riconosce dalla capacità di reagire. Per esempio, prendiamo i miei “obiettivi” del 2009. Non che ne avessi formulati, intendiamoci. Stanno lì, nel retro della testa, più o meno dove c’è la nuca. In quel posto che ti fa male tutte le sere e tutte le mattine. Fa male perché ci sono loro, gli obiettivi, che reclamano attenzione. Ma tu non gliela puoi dare. E infatti, come da copione, tutto quello che volevo fare nel 2009 l’ho fatto in fretta e malamente (se poi l’ho fatto).

Io, per me, lo so che la fine dell’anno è una convenzione. Però mi porta sempre tanta amarezza. Non sempre-sempre, a pensarci bene. Ad esempio, non è andata così nel 1987, nel 1990, nel 1993, nel 1998 e nel 2002.
Per il resto c’è sempre quel retrogusto di petrolio misto a pile scariche.

Allora non voglio star qui a metter giù i miei obiettivi del 2010. Ne ho alcuni, è chiaro. Sono abbastanza ambiziosi, perché anche se sembro un simpatico e spensierato Wookiee in realtà sono autolesionista, interiormente lacerato e ascolto sempre gli Smiths. Auguro a me e a voi di riuscire almeno a sfiorare uno di questi obiettivi. Di protendere il ditino e toccarlo almeno per un attimo prima che svanisca (perché poi – obiettivi bastardi – svaniscono invariabilmente, per ripresentarsi quasi subito un po’ più in là).

E di riuscire a farlo con serenità.

ALL I WANT FOR CHRISTMAS IS TORADOL

…e Zimox, e Oki, e Enterogermina.

Ci sono due cose che veramente non sopporto. Una è il natale. L’altra sono gli ospedali. Tendenzialmente gli ospedali sono al primo posto nella mia classifica del dispiacere. E quest’anno, devo dirlo, il pronto soccorso delle Molinette di Torino mi ha fatto guardare con occhi nuovi al natale in famiglia.

Il natale, infatti, è andato più che bene, se confrontato con il delirio provocato dal mio granuloma. Perché alla fine di quello si trattava. Ha deciso di darmi più o meno buona la notte del 24, certo. Ma la sera del 25, tra un Oki e un altro, la situazione è precipitata a livelli da pronto soccorso.

Il pronto soccorso la sera di natale. Riuscite a immaginarlo? Ve lo descrivo io. Ci siamo io e Stefi, lei impotente e io color grigio chiaro che respiro a fatica e sudo freddo. C’è una ragazza rumena con un attacco di gastroenterite. C’è uno che si è tagliato un pezzo di dito col coltello elettrico. E poi ci sono una trentina di famiglie che semplicemente attendono il parente più anziano e/o corpulento con i postumi del pranzo di natale (infarto, blocco intestinale o simili).

Per distrarmi provo ad immaginare la tragedia di queste famiglie, per le quali il natale non sarà mai più lo stesso. Del tipo: signora ci dispiace, ma suo marito non ce l’ha fatta, il capretto arrosto è stato più forte di lui. Ma serve a poco. Il Triage l’ho fatto alle 20, ma mi chiamano solo alle 23.30, dopo due crisi acute (mie). Vista la situazione della mia faccia, concordano sulla nevralgia del trigemino, mi piazzano una flebo di torazina per il dolore e chiamano i neurologi.

Verso mezzanotte arrivano i neurologi. Il più anziano sembra Norman Bates (curioso come tutti i neurologi finiscano per assomigliare ad Anthony Perkins o a Massimo Ranieri). La più giovane, bonissima, sembra Jenna Jameson. Io, euforico perché non sento più dolore, rispondo garrulo alle loro domande, inquietandomi un po’ solo quando Jenna Jameson si avvicina con un martelletto e un chiodino alla mia fronte.

La nevralgia, dicono loro, non è da escludere, ma propendono più per un granuloma apicale sotto un dente, che dà più o meno gli stessi sintomi. Perciò richiedono una panoramica dentaria e conseguente visita dentistica. Ormai è quasi l’una e torniamo a casa. Io collasso sul divano vestito, ma dormo fino alle 6 perché poi il dolore mi risveglia, ossessionante.

Il 26 mattina Stefi sfrutta le sue conoscenze per farmi fare una panoramica al volo, e il granuloma è lì. Bello evidente e trionfante. Una settimana di dolore causata da un pallino bastardo di germi. Scatta il piano B: bombate di Zimox e Toradol sciolto sotto lingua, in attesa di un lunedì liberatorio in cui il dentista (ovviamente in ferie) mi riceverà nella sua casa di campagna.

In tutto ciò vi chiederete come mai non si potesse far qualcosa prima di lunedì. Il pronto soccorso delle Molinette NON HA nessun dentista a disposizione. Perché tanto chi vuoi che arrivi col mal di denti? Affanculo.

In tutto ciò, fortunatamente, il Toradol ha come effetto collaterale una abnorme attività onirica.
Preparatevi ad una decina di post surreali.