Dall’età di 15 anni probabilmente la maggior parte degli esseri umani fa una promessa a sé stesso: mai più vacanze al mare, o comunque se mare deve essere, solo spiagge libere e selvagge, magari naturiste, raggiungibili solo in barca o calandosi da impervie pareti di roccia.
Improvvisamente, però, la promessa deve essere rotta: è arrivato un neonato, e bisogna tornare al punto di partenza: le file di ombrelloni, la passerella comoda ai passeggini, il bagnino, le sdraio reclinabili, secchielli e palette, la radio diffusa dagli altoparlanti, i canottini gonfiabili, la baby dance, le doccine, i vicini di ombrellone, eccetera. La differenza tra adulto e genitore è tutta racchiusa qua. Sapendolo prima, uno si prepara. Se è vero che ci va un po’ di comodità per il bambino, tanto vale ottenere il massimo di comodità possibile: un hotel con tutto il necessario, in cui teoricamente devi portare solo tre cose: il bambino, i suoi vestiti e una scorta di omogeneizzati.
Una situazione del genere può risultare alienante soprattutto appena arrivi: ingorghi di passeggini, urla di infanti, orde di genitori e anche di animatori. In sintesi, un girone dantesco. Poi però cominci ad apprezzare una serie di cose, quasi controvoglia, fino al punto in cui le abbracci totalmente, e addirittura quando torni a casa ne hai nostalgia.

Procedendo nella meravigliosa esperienza della giovane genitorialità, siamo ormai arrivati ai 10 mesi di vita.
Quelle volte che vuoi slacciarti le scarpe, tiri un capo del laccio e si blocca tutto, senza scampo. Perché tu sei uno che le scarpe le allacci una volta e poi tendenzialmente non le slacci più – le metti al piede, infili un dito dietro al tallone e cerchi di far scivolare la scarpa sul calzino o peggio ancora sulla pelle nuda. Per fare più veloce, o semplicemente per pigrizia. In alternativa, compri solo scarpe col velcro, mocassini, sabot, sandali.