ME WANT COOKIE

ME WANT COOKIE[Perdonate il gioco col Cookie Monster, ma a me ogni volta che si parla di Cookie Law viene in mente lui. Quindi in queste settimane mi viene in mente almeno 20 volte al giorno].

Premessa dovuta: non sono un giurista. Nemmeno un informatico, anche se in linea generale vi so dire cos’è un cookie. Vi passo soltanto il punto di vista di uno che lavora nella comunicazione on line da 20 anni. Anni in cui sono cambiate moltissime cose, basta dire che nel 1995 non c’erano i telefoni cellulari (o almeno se ne vedevano pochi), c’erano i modem a 9.600, non c’erano i video, non c’erano i social e… Beh, i cookie non lo so se non c’erano. Comunque non costituivano un problema. Ma perché il pippone su quanto era pionieristico l’Internet del 1995? Niente, tanto perché possiate inquadrarmi come vecchio web designer brontolone. In realtà anche perché a mio avviso questa Cookie Law ci riporta al passato. E io sono tanto più basito in quanto si tratta di una legge che recepisce una normativa europea, mica la solita legge pizza e fichi.

Come la maggior parte di quelli che fanno cose sul web in Italia, sono arrivato al 2 giugno senza pensare troppo alla mannaia della legge (e delle supersanzioni) che la deadline prevedeva. Intanto leggevo articoli e basivo. Intanto visitavo siti che presentavano nuovi e alienanti banner sui cookie e basivo. Proprio in questi giorni leggo diversi aspetti di un dibattito sulla normativa e basisco sempre di più.

Vediamo perché: da un lato è cosa veramente buona e giusta che si crei una diffusa “cultura del cookie”: gli utenti web comuni magari non sanno cosa sono, e rientra nel quadro di un uso consapevole degli strumenti sapere di cosa si tratta, come disattivarli, come cancellarli, come funzionano e perché in alcuni casi ce n’è bisogno per navigare su un sito. Tutto ciò è lodevole, anche se non so quanti si prenderanno veramente la briga di leggere le cosiddette Cookie Policy (la mia è qua, raggiungibile dal footer, e vi assicuro che è ancora breve e sintetica).

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GUERRE E LIBERAZIONI

GUERRE E LIBERAZIONIAllora, le cose stanno così.
Nel 1934 i nonni si sposavano e veniva loro assegnata la gestione del cinema comunale “Littorio” di Barge. Lui proiezionista, lei addetta al bar e alla cassa. Nell’ottobre del 1935, il nonno viene richiamato e spedito in Etiopia a combattere. Viene ferito a un ginocchio e – considerato spacciato – viene rispedito a casa. Rasato a zero e dimagrito di 15 kg, viene accolto da moglie e suocera, che al binario della stazione di Barge gli rivolge la fatidica domanda “Voes-tu dui oeuv al palèt?” (Vuoi due uova al tegamino?). Curato a suon di clisteri, il nonno riprende le forze, tanto che nel dicembre del 1937 nasce mia madre. Le cose procedono relativamente bene tra il cinema e la vita familiare, finché non spirano di nuovo venti di guerra.

A quel punto, prima dell’entrata in guerra ufficiale dell’Italia, il nonno riesce ad ottenere il trasferimento nel corpo dei Vigili del Fuoco. Il tempo della guerra passerà così, a scavare tra le macerie dei bombardamenti, a portare in salvo paesani e partigiani quando poteva, senza le interferenze dei tedeschi asserragliati nel loro quartier generale, l’albergo Cannon d’Oro di fianco al Comune.

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TRE ITALIANI

garrone-moretti-sorrentino-1030x615Non sto andando al cinema, quindi prendete le mie opinioni come educate aspettative di un fan più o meno appassionato. Non sono nemmeno uno che guarda molti film italiani, o che si fa prendere dalla scimmia tipo “Oh raga quanto hype c’è sul nuovo film di Sorrentino” (per quanto pensavo che un cosplay di Cheyenne/Sean Penn  ci potrebbe anche stare in una delle varie comicon della penisola). Però quest’anno c’è questa cosa dei tre moschettieri che vanno a Cannes, si sono anche fatti la foto insieme, carucci, e niente… sulla base semplicemente dei trailer volevo dire qualcosa.

Mia Madre (io Madre lo scrivo sempre maiuscolo perché ci chiamo così anche la mia, di Madre) è l’ultima fatica del Nanni nazionale, lo sanno anche i sassi. Volevo andarlo a vedere ma mi trovo in quell’età in cui tutti gli amici cui posso chiedere “andiamo a vedere il film di Moretti” hanno purtroppo la Madre che non sta bene, e insomma non sembra il caso. Ma dice che non è un film triste, no. Fa anche ridere. O sorridere. Risate a denti stretti, insomma. Questa cosa che Nanni si ritagli il ruolo del fratello dimesso e consegni alla Buy il ruolo del suo alter ego tradizionale mi fa un po’ specie. D’altra parte la Buy recita sicuramente meglio. Anche se poi fa sempre lo stesso personaggio. Però Nanni stesso le dice “Fai qualcosa di nuovo, di diverso, rompi almeno un tuo schema”… Speriamo.

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