ARGYLLE: NE AVEVAMO BISOGNO?

Periodo di action movie, questo. Ma dove David Leitch vince (The Fall Guy), Matthew Vaughn invece annoia un po’. Argylle è una spy story action che vorrebbe essere molto divertente e molto meta ma spreca quasi tutte le sue cartucce diluendo la sua cervellotica trama in due ore e venti di durata e affidando tutte le parti secondarie (ma fondamentali per l’economia del film) a dei cani maledetti, o meglio attori cui probabilmente è stato consigliato di recitare in modo svogliato e sopra le righe, per la questione “meta” di cui sopra.

Comunque, insomma, c’è Bryce Dallas Howard famosissima scrittrice di romanzi di spionaggio incentrati sulla figura della super spia Argylle (Henry Cavill) che si muove in un mondo alla 007 ma più prevedibile e cringe. Solo che viene fuori che tutto quello che la nostra eroina scrive, succede veramente nella realtà, dove la super spia è in realtà un luridissimo Sam Rockwell incaricato di prendere in carico l’incredula scrittrice e portare a termine una vera missione.

Data la lungaggine del film e l’inconsistenza delle parti comiche è abbastanza impossibile non addormentarsi a tratti. A un certo punto arriva anche Samuel L. Jackson e allora ti risvegli, ma solo per capire che gli hanno affidato una delle parti più idiote della sua carriera. Mah.

THE FALL GUY: MAZZATE DECOSTRUITE

Da quando David Leitch ha fatto rinascere l’action occidentale, non c’è niente come un bel film “ispirato a David Leitch” per spegnere un po’ il cervello e vedere qualche mazzata ben coreografata. Se poi il film in questione è effettivamente girato da David Leitch e per di più annovera tra i protagonisti Ryan Gosling e Emily Blunt, beh… shut up and take my money, come dice il meme. 

The Fall Guy, cioè letteralmente il “cascatore” è lui, Ryan Gosling, segretamente innamorato della sua regista Emily Blunt, che a causa di un incidente peraltro causato dall’attore di cui lui è la controfigura finisce in un luogo buio della sua carriera. La produttrice (una irriconoscibile Hannah Waddingham) lo richiama per una missione segreta, ritrovare l’attrice del film che stanno producendo, che è scomparsa.

Seguono mazzate. Stupisce il trattamento e il tono del film, che è spesso gestito come una commedia romantica con mazzate (anzi, siamo dalle parti della screwball comedy) piuttosto che come un film di mazzate con un interesse romantico da conquistare. 

Ryan Gosling, non so se gli è rimasto appiccicato addosso un po’ di Ken, ma è diventato il prototipo del nuovo maschio in contatto con le sue emozioni e capace di decostruirsi al telefono con l’amata mentre fa esplodere qualche barca nel porto di Sydney. Dai, tutto sommato due ore ben spese.

ABIGAIL: RAPIMENTI E VAMPIRI

Come non amare un film come Abigail dove prendono il classico heist movie e lo ibridano con il film di vampiri ma dove – plot twist! – la vampira è la piccola Alisha Weir, già protagonista del recente Matilda – The Musical?

Intendiamoci, Abigail è una cagata pazzesca, dove tutti sono dei cani maledetti, persino Dan Stevens e Giancarlo Esposito che di solito si salvano. C’è la noiosissima parte del rapimento della bambina, della presentazione dei membri della banda (lo scemo, il forzuto, la mente, la perfida, la materna), poi la classica premessa horror (“dovete passare indenni la notte qua”) e solo dopo 40 minuti Abigail si rivela.

Quando il film prende una piega vampirica, tutto è giocato sul filo del trash, tanto che sembra di vedere un episodio di What We Do In The Shadows: Abigail che balla (male) il lago dei cigni, Abigail che cammina sui muri, Abigail con la dentatura da vampiro di serie B anni ’80.

Quello che fa mantenere il sorriso è che questa ragazzina si deve essere divertita un mondo a fare questo film con quei due smargiassi di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett (già colpevoli degli ultimi trashissimi Scream).