BOY KILLS WORLD SEMBRA MOLTO FIGO

Improvvisamente su Prime Video appare questo Boy Kills World. Il titolo è figo, c’è Bill Skårsgard, è un film di mazzate con dentro Yayan Ruhian (quindi è praticamente garantito che sarà ispirato a The Raid) e insomma, vediamolo.

Il film parte come una copia più violenta e disturbante di Hunger Games, c’è la società distopica, la famiglia di dittatori perversi che uccide la povera gente, il giovane Boy che sopravvive e viene preso sotto l’ala protettrice del santone della giungla che lo allena a spaccare culi per vendicarsi.

Ah, Boy è sordomuto (perché gli hanno tagliato la lingua e bucato i timpani) e quindi Skårsgard si esprime a occhiatacce come un attore del muto oppure con una voce off esilarante perché è la voce di un videogame tipo Street Fighter che lui e la sorellina amavano giocare da piccini. Quindi totalmente non in parte

Parte una trama assolutamente ricalcata su un qualsiasi videogame in cui occorre battere tutti i boss fino ad arrivare a quello finale (la famiglia di dittatori è ricchissima di fratelli sorelle e cugini cattivissimi da ammazzare). Si arriva al duplice colpo di scena/rivelazione (che in effetti devo dire un po’ mi ha sorpreso) e da lì allo scontro finale che dura tantissimo è sanguinosissimo ed è talmente violento da dare quasi fastidio.

Il fatto è che tutto Boy Kills World è un po’ figlio dell’ultraviolenza ironica tarantiniana tirata all’eccesso, con una spruzzata di Edgar Wright (un po’ le atmosfere ricordano quelle di Scott Pilgrim). Solo che se ti chiami Moritz Mohr e sei al tuo primo film non è che proprio ti viene buona la prima. Però molto divertente, dai.

GODZILLA MINUS ONE, FINALMENTE

Rincorrere questo film in tutti i torrenti e in tutti i laghi è stato faticosissimo, ma alla fine è arrivato su Netflix e anche io ho potuto godere di Godzilla Minus One, che – devo dire – ho molto apprezzato. 

Intendiamoci, avevo apprezzato anche la lettura di Hideaki Anno (Shin Godzilla, nel 2016). Ma questa versione di Takashi Yamazaki (regista e fx master) ambientata nel giappone post-bellico l’ho trovata veramente coinvolgente.

Nella prima parte c’è il setting del personaggio di Koichi, kamikaze mancato che è testimone della prima incursione di Godzilla sull’isola di Odo. Poi Koichi torna nella Tokyo bombardata per scoprire che i suoi sono morti e tutti lo schifano perché non è morto anche lui. Forma una sorta di famiglia di fatto con una ragazza e una bambina ma ecco che Godzilla riappare e rade al suolo Ginza (sì, prima succedono anche altre cose, ma era per passare alle cose importanti).

Gli effetti speciali sono da urlo, quasi ti dimentichi che la ragazza di cui intanto Koichi si sta innamorando è – poof – sparita. E poi niente, arrivano i piani degli scienziati e dei militari per fottere Godzilla che sono uno più bello dell’altro e che ovviamente culminano con una scena di kamikaze di Koichi perché lui ha i suoi demoni, cazzo, e solo nella morte con onore potrà placarli.

Poi comunque c’è un lieto fine, che un po’ mi aspettavo ma un po’ anche no. Sono proprio contento di aver visto Godzilla Minus One, l’avessero tenuto più di due giorni in sala l’avrei visto anche prima, ma tant’è.

UNO SQUALO A PARIGI

Mi fa un po’ ridere parlare di Under Paris (Sous la Seine in originale), l’ultimo film di Xavier Gens che sta su Netflix ancora per poco a quanto pare. Perché sembra che uno sceneggiatore abbia denunciato Netflix per via del fatto che questa idea dello squalo che finisce per vagare nella Senna durante una gara di triathlon a Parigi sia stata rubata a lui, salvo che non era uno squalo ma un pesce siluro.

Vaaaaaaa bene. Sous la Seine non sarà il più originale dei thriller, ma ha la sua Berenice Béjo, ricercatrice traumatizzata dallo squalo femmina Lilith (progenitrice di una nuova specie di squali mutanti che si trova benissimo anche in acque dolci) e ha il suo poliziotto parigino (Nassim Lyes) che le dà manforte una volta capito il pericolo.

Per il resto, cosa volete che vi dica. È un film di squali, ci sono diversi smembramenti e morti ammazzati o mezzi mangiati, c’è un’ambientazione inedita, c’è Xavier Gens che un po’ il fatto suo lo sa ancora, serve una sospensione dell’incredulità forte, ma forte, che è quasi stancante sospendere l’incredulità così, tanto che a un certo punto mi sono addormentato

Ma ho letto su Wikipedia che finisce con l’ipotesi che in ogni grande fiume del pianeta ci sia un grande squalo mutante in agguato. Adoro.