UNA FUENTE DE GASOLINA

A meno di una settimana da un post in cui proclamavo quanto a poco a poco si diventa adulti, ecco la clamorosa smentita. I tre amigos si ritrovano a Ivrea, nella nuova maison in via di ultimazione del Mionico. Una cena innaffiata di vino, la visione psichedelica di un film devastante (The Fountain – occhio perché il sito è ancora più da mescalina del film) accompagnata dalla giusta dose di THC, quattro chiacchiere, due risate e si fa l’ora di tornare a casa.

Ora, lo so che qui i benpensanti e gli straight edge ribatteranno dicendomi “te la sei cercata: bevi, ti fai le canne, cosa ti aspetti”. Ma visualizzate per un attimo me e il buon vecchio Léaud come Lloyd e Harry nel capolavoro intellettuale Scemo e + scemo (noi abbiamo sempre riferimenti culturali molto alti). Imbocchiamo la strada per Torino ridendo e cantando, prendiamo i dossi a 90 orari senza vederli, poi rallentiamo ai 20 credendo di vedere dossi inesistenti sul manto stradale.

Ci perdiamo nel Canavese avendo inopinatamente preso la direzione “Aosta” a uno svincolo importantissimo secondo noi mal segnalato. Il terrore cala nell’abitacolo: il buio è totale. In una decina di minuti riusciamo a districarci tra zone industriali e paesini medievali e torniamo al punto di partenza. A questo punto urge la gasolina. Ci fermiamo a un distributore dove scoppiamo a ridere innaffiandoci con le pompe di benzina come in Zoolander.

Tutto questo parlare di benzina mi spinge a prendere la pompa n. 4 e a mettere 30 euro di benzina verde. Nella mia macchina diesel. Ma per il momento non me ne accorgo. Autostrada, tangenziale, sempre cantando e ridendo. Le risate cominciano a scemare a Orbassano, quando la macchina comincia a strattonare e a minacciare di fermarsi. In un attimo realizzo il problema (sì, mi è già capitato, sono anche recidivo).

Procediamo agli 80 orari in quinta, per consumare il minimo indispensabile, arriviamo al distributore di Nichelino nord e integriamo con altri 30 euro di gasolio. Poi continuiamo a procedere rallentaaaaaati fino a casa, sperando che tutto vada bene, senza più musica e risate ma con un gran terrore di fottere il motore.

Morale: non mescolate alcool e marijuana prima di mettervi al volante, anche se il mattino dopo un collega esperto potrebbe dirvi che la benzina nei motori diesel una volta ogni tanto fa anche bene, che “pulisce gli iniettori e dà brio al motore”. Con ogni probabilità ha fumato anche lui.

ACQUA DI COLONIA (FIAT)

Oggi ho avuto una madeleine olfattiva. Nel bagno dell’ufficio c’era quel vago odore di gas corporeo misto a dentifricio mentolato. Come se qualcuno avesse cagato dietro un pino, insomma. La mia mente è stata improvvisamente risucchiata a Marina di Massa nel 1978, nella torre littoria della Colonia Fiat.

In quegli anni, erano molti i bambini ad essere mandati in colonia. Sembrava la cosa giusta da fare. Ci mettevano in fila, ci spogliavano, buttavano i nostri vestiti in un sacco, li sterilizzavano. Poi ci facevano passare in un corridoio dove ci controllavano i capelli per i pidocchi e ci spruzzavano addosso un gas polveroso per disinfettarci. Poi ci lasciavano lì, nudi e in fila. Per spezzarci lo spirito.

Venivamo caricati tutti su un treno, strappati alle famiglie. Arrivati alla Torre Fiat venivamo smistati. I maschi dal quindicesimo piano in su, le femmine ai piani inferiori. In seguito, ricordo solo una teoria di giorni tutti uguali, in cui bisognava bagnarsi ad una certa ora in un recinto, uscire dall’acqua ad una certa ora, mangiare, dormire, giocare, tutto ad una certa ora. E naturalmente andare in bagno con le porte aperte (con quell’odore di merda e menta che sovrastava tutto). Io, ovviamente, odiavo tutto questo dal profondo del cuore. E mi rendo conto solo ora che non è la prima volta che ne scrivo.

So che è un’eresia, ma per me la colonia resta associata alle immagini di deportazione che vedevo in uno sceneggiato ormai dimenticato: Olocausto (nei ’70 ci andavano giù pesanti coi programmi TV). Oggi, ripensandoci, lo associo di più al primo tempo di Full Metal Jacket. Credo che l’intenzione delle Colonie Fiat fosse quella di preparare tanti “bravi soldatini” che si sarebbero divertiti un mondo durante la naja prima e in catena di montaggio poi.

Io ero talmente alieno che mi picchiavano sempre, ma questo l’ho già detto. E’ che da allora ho un trauma mai risolto nei riguardi della Sardegna e dei sardi in genere. E’ più forte di me, mi fanno paura. Soprattutto quando fanno la ruota.

PETER PAN, TRILLY E IL BAMBINO PERDUTO

La velocità con la quale i fatti nella vita del sottoscritto si susseguono contribuisce a creare quell’aura di irrealtà a molte delle cose che mi succedono. Ad esempio, è da qualche mese che un’altra parte della mia personalità sta crescendo. Parlo di quello spazio relazionale costituito dal giro delle amicizie più intime: uno spazio che per me (e credo per molti della mia generazione) è anche più importante dello spazio familiare. In fondo, gli amici sono la famiglia che ti scegli.

Per questo i miei due migliori amici sono per me i fratelli che non ho mai avuto. Diventare (più) adulti: alla bella età di 37 anni può sembrare una cosa idiota da dire, ma io sono convinto che di crescere dentro non si smette mai, nemmeno a 90 anni (a patto che ci sia sempre qualcosa che ci sorprende). Quindi crescere può anche voler dire rimettere a posto i pezzi del puzzle emozionale che per anni è stato in una certa configurazione e che adesso deve cambiare.

Peter Pan è sempre stato Peter Pan. Anche quando io e Trilly conquistavamo passo dopo passo le normali tappe di una vita (laurea, lavoro, convivenza, matrimonio, primi accenni alla possibilità di riprodurci), lui era fermo alla tappa “lavoro”. Lui rappresentava l’anima irriducibile del gruppo, quello che per lungo tempo ci ha messo di fronte al fatto che noi “stavamo cambiando” mentre lui difendeva il diritto a non diventare adulti.

Ma siccome la crescita è un processo naturale, negli anni anche Peter Pan si è reso conto che qualcosa gli mancava. E se hai soffocato per dieci anni la naturale evoluzione dell’essere, ti ritrovi all’improvviso a pensare che forse dovresti bruciare le tappe. Perciò è arrivata la convivenza (fuori città), arriverà presto il matrimonio e – io e Trilly lo sospettiamo – anche un bambino curioso. Perché quando prendi velocità di colpo è difficile fermarsi.

Ora che si è rotto un equilibrio se ne sta creando un altro. Peter Pan non è più Peter Pan. Trilly mette il broncio, ma per amicizia può anche smettere di usare la polverina e passare ad altre modalità relazionali, ugualmente salde e forti. Io, il bambino perduto (quello cicciotto con il costume da orsetto marsicano), devo capire se è vero che ogni tanto, anche per poco, si può tornare nell’Isola che non c’è.