Una segnalazione un po’ al volo, ma che ha la sua importanza per uno come me che ha partecipato alla stesura di quel capolavoro della letteratura fai-da-te che risponde al titolo di "Come si fa un video digitale". Ho scoperto da pochi giorni che YouTube offre il servizio Remixer, basato sul motore di Adobe Premiere Express. Questo è un passo avanti verso il network computing, dato che finora eravamo al punto di poter ritoccare anche in modo raffinato le fotografie on line, ma nessuno aveva ancora pensato a rimontare i clip video. Se è per quello nessuno ha ancora realizzato un buon programma di editing open source, ma quella è un’altra storia. Comunque sia, se volete "remixare" un video, basta selezionarlo e portarlo nell’area di lavoro. Naturalmente si può trascinare nella timeline anche più di un clip, per montarli insieme con titoli (utili), effetti grafici (tremendi) e dissolvenze e transizioni (poche, ma tutte quelle che servono veramente, senza fronzoli inutili). Il tutto ha una portata rivoluzionaria: avete un video parlato in italiano? Potete aggiungere sottotitoli inglesi sincronizzati! Avete un video muto e grezzo fatto con il cellulare? Potete aggiungere un titolo e magari anche una musica (il fatto della musica è ancora da vedere, ma promette bene). Peccato solo che io ho provato a remixare un paio di video miei, ho visto una preview molto carina e soddisfacente, ma al momento clou della pubblicazione è andato tutto in vacca e la mia cartella "Your Remixed Videos" continua ad essere desolantemente vuota.
RILASSATI: LA TECNOLOGIA LUBRIFICA…
Allora questa cosa della tecnologia che lubrifica (sentita ieri alla conferenza Top-Ix in compagnia di parecchi soliti noti e di alcuni impensabili ritorni dal passato) è vera, non lo metto in dubbio. Tra le tante cazzate che si dicono perché vanno di moda, e tra le tante frasi shock ad effetto che ai guru digitali piace sempre usare per stupire l’uditorio, è una delle meno bizzarre. Sta a significare che una cosa che tu fai normalmente nella tua vita, fatta con l’aiuto della tecnologia è più semplice. Scivola via. Come ad esempio il plurinominato social network. La rete sociale, non dimentichiamocelo mai, è in sostanza il nostro gruppo di amici reali. Purtroppo in tempi di gran moda dei servizi "2.0" si tende ad identificare il servizio con il concetto. I vari MySpace, Facebook, non sono "le reti sociali", ma sono applicazioni che cavalcano l’onda dell’ossessione sociale nel web degli ultimi anni, facilitando appunto il mantenimento di reti sociali esistenti nella realtà. Se poi ci vai a ficcare anche qualche "friend" conosciuto solo in rete, ben venga. Ma è chiaro che la tecnologia web in questo caso è solo il lubrificante. Però capitemi, la metafora del lubrificante a me fa venire in mente subito una penetrazione anale (lo so che sono deviato, lo so che qui si parla solo di cacca e culi, ma abbiate pazienza, sto diventando un vecchio sporcaccione). Ed ecco che mi si presenta davanti un’immagine semplice e potente: la tecnologia, alla fin fine, te lo vuole mettere nel culo. A forza di usare il lubrificante, io mi disperdo in toccatine e twitterate quando dovrei concentrarmi su qualcos’altro. Raccolgo frammenti che mi interessa ricordare su Tumblr per poi dimenticarmeli subito dopo – perché la soglia dell’attenzione, ragazzi, è bassa… bassissima! Pago on line e uso l’home banking vedendo scorrere numeri di fronte a me e non rendendomi ben conto di quanto mi impoverisco. Mi giustifico pensando che un euro di commissione lo si paga volentieri per evitare 40 minuti di coda in posta o in banca, ma… non è che veramente mi vogliono inculare? E la manualità? Dove la mettiamo? Prima del 1995 costruivo, ritagliavo, disegnavo, assemblavo. Poi si è cominciato a far tutto col PC. Non è un po’ inquietante? Se tutto scivola via, non è che il valore delle cose diventa indistinto? Ricordare di rifletterci ancora su.
Tag: tecnologia, lubrificante, manualità
A MANGIAR MERDA SON BRAVI TUTTI
A digerirla, un po’ meno… Luttazzi sì. Lui è bravo. La merda la mangia, la digerisce e te la ripropone sintetizzata in un programma. L’unico programma di intrattenimento nell’intero universo della televisione italiana che accende non dico una scintilla, ma un barlume di pensiero nella poltiglia cerebrale che sta nella testa dell’italiano (medio o non medio… e non mi tiro fuori: resistere alla merda non fa di me un cervello funzionante, perché la merda alla fine contagia tutto e tutti, e la lotta – anche nel quotidiano, anche nel privato – non è per niente facile). A mangiar merda, insomma, siamo tutti abituati, ma la nouvelle cuisine di Luttazzi ci fa capire meglio gli ingredienti della ricetta. Peccato che il padrone del ristorante abbia deciso di cacciare lo chef con motivazioni assurde. "Uso irresponsabile della libertà di espressione". Ma se viviamo nella merda e mangiamo merda, un riferimento alla merda non dovrebbe farci problema… o no? Vogliamo dire che forse non ci piace che ci venga ricordato che siamo nella merda? Che respiriamo merda? Sia come sia, la cosa è molto più scandalosa dell’immagine di un Ferrara dedito allo shitting, al pissing e alle pratiche sadomaso. Io mi sono iscritto al sito di La 7 (rete televisiva che pur stimavo e che da oggi eviterò di guardare nella speranza che vadano tutti in merda) solo per lasciare un commento. Magari al milionesimo commento nauseato gli verrà in mente di reintegrare il programma. A quel punto spero che Luttazzi rifiuti di tornare e li costringa tutti a mangiare una bella torta di merda. Ecco come sopravvivo io, alla notizia della chiusura di Decameron.
