SGABUZZINI E BUCHI NERI

Se compariamo un appartamento ad una galassia, dove ogni stanza è una stella o un pianeta definito, lo sgabuzzino sarebbe certamente il buco nero – il polo di attrazione gravitazionale verso l’antimateria. L’anticamera del caos e – probabilmente – il punto di passaggio verso un universo parallelo. In casa mia non c’è un vero e proprio sgabuzzino (i.e. una stanzuccia misera e stretta dove riporre gli oggetti indegni del resto della casa). Ce ne sono almeno cinque, uno per ogni ambiente. Non immaginatevi chissà che casa, perché vivo in due camere e cucina, ma diciamo che lo spazio è decisamente sfruttato.

Lo sgabuzzino principale è nell’ingresso. Si tratta di una rientranza nel muro nascosta da una tenda. Dentro ci sono dei ripiani in compensato. Sui ripiani ci sono scatole di scarpe (a volte contengono scarpe, a volte no), aspirapolvere, scopa, ombrellone da spiaggia, strumenti ginnici mai usati, medicinali scaduti, matasse di rafia, carta da pacchi, spazzole catturapeli, lampadine, materiali elettrici, argilla, creme solari, antenne, vecchie autoradio, valigie rotte, contenitori sterili per urine, giochi da tavolo, borse frigo e molti altri oggetti che non so, dato che stanno infilati sul fondo, dietro quelli malamente elencati poco sopra.

Secondo per dimensioni ma non per caos, lo sgabuzzino del balcone, quello chiuso da una porta in legno forata (i fori servono a far prendere aria alla caldaia). In questo ripostiglio, oltre alla caldaia, ci sono dei trasportini per gatti, una valigia di attrezzi per il fai da te, vasi e portavasi, grucce inutilizzate per appendere i panni, un umidificatore, un ventilatore, un trapano a percussione, stracci, stucco, silicone, terriccio universale, sabbia per lettiere, scatole di cartone vuote.

Poi c’è lo sgabuzzino della cucina. Non è un vero e proprio ripostiglio, ma è una scaffalatura a vista (coperta però dalla porta della stanza, il che la rende uno sgabuzzino ad honorem) dove sono ammassate le cose di scarsa utilità relative al mondo della cucina: tovaglioli, scottex, bacinella per il bucato e mollette da stendere, vecchie bottiglie di vino, asse da stiro, ferro da stiro, sedie pieghevoli, pandori e panettoni scaduti, pile, feltrini, gommini, scatole di elettrodomestici, swiffer, decorazioni natalizie, vecchi calendari, shopper in tela, strofinacci e tovaglioli.

In camera da letto esiste uno sgabuzzino virtuale dietro le tende della finestra, uno nell’angolo sud-ovest della stanza e un altro sotto il letto. Nel primo ci sono scarpe invernali (d’estate) e scarpe estive (d’inverno), vecchi quaderni, bigiotteria dismessa, scatole di prodotti hi-tech con dentro i relativi manuali. Nel secondo ci sono vecchi calzini dimenticati, peluche, settimane enigmistiche, ciabatte e scatole di profumi. Nel terzo ci sono scarpe vecchie spaiate, vecchie riviste, palline a sonaglio e topini di plastica, carte di caramella, un portatile del 2001 e tanti, tantissimi gattoni di polvere.

Infine, in salotto ci sono un paio di angoli studiatissimi e molto nascosti in cui stazionano da anni vecchi CD-Rom, rotoli di carta di vario genere, assi di legno, scalette e un didjeridoo (quest’ultimo ha da poco conquistato lo status di oggetto degno, ed è stato spostato in un punto visibile della stanza, per quanto io non sia capace di produrre più di 4 secondi di suono).

Da questa descrizione capirete il motivo per cui io e Stefi, questa settimana, non ci saremo per nessuno. Bisogna svuotare gli sgabuzzini e buttare tanta roba. Perché la mia teoria è semplice: se un oggetto staziona per più di tre anni in un ripostiglio, vuol dire che può passare in cantina. Se la cantina è già piena, può essere gettato. E la nostra cantina è molto piena. Augurateci buona fortuna.

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5 risposte a “SGABUZZINI E BUCHI NERI”

  1. Dopo quello che ho passato in questi ultimi 4 mesi (svuotamento totale di una casa di 200 mq vissuta per 30 anni da 3 disordinatissime persone e abbandonata da 5), non posso che augurarvi buona fortuna (ma sarà una passeggiata: basta che buttiate via senza pietà, almeno le cose rotte. Rotte e che non ve ne importa niente, cioè, che non hanno ricordi, che però magari un po’ di colla e…;-*)

  2. Vi auguro tutta la buona fortuna del caso e non vorrei essere nei panni di chi svuota i bidoni sotto casa vostra :) però colgo anche l’occasione per fare la maestrina e sottolineare che la definizione di buco nero non è mica tanto corretta ;)

  3. ma sì, infatti ho lasciato il mio stephen hawking a casa quando scrivevo il post :-DD
    la mia è una definizione più disneyana (qualcuno ricorda il cultissimo del 1980?) :-P

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