LE TEMPS DE L’AMOUR

I love you, but...C’è da dire che quando proclamo in giro anche a chi non ha il minimo interesse ad ascoltarmi che Moonrise Kingdom è il film dell’anno (ma per me, oserei dire, di brutto anche uno dei cult della vita) ottengo reazioni contrastanti. Chi lo ha amato tantissimo e chi l’ha trovato una cagata pazzesca. Ora, io vi voglio bene lo stesso, anche se sputate su Wes Anderson e sulle sue piccole manie. Ma se avete amato il film sapete di cosa sto parlando.

Piccoli accumuli di oggetti, situazioni, frasi, contesti. Frammenti di un limbo surreale tra infanzia e età adulta che alcuni di noi condividono, e che ci è rimasto un po’ appiccicato dentro.

Un film come Moonrise Kingdom non fa altro che dirci “Ehi, ti ricordi di noi? Siamo i tuoi frammenti appiccicosi! Forse la prima rata del mutuo ti ha costretto a relegarci lì, in un angolino buio, ma noi siamo sempre qui, e segretamente governiamo ogni tua emozione”. Io, per dire, se dovessi fare un film wesandersoniano, lo ambienterei a cavallo tra il 1980 e il 1981 e ci metterei dentro questi frammenti qua (cliccare per approfondire, magari ascoltando questo pezzo in sottofondo):

  • una collezione di view-master e dischi cartonati per view master
  • un mangiadischi a 45 giri che preveda in dotazione almeno “Amoureux Solitaires” e “Paradise
  • una collezione di riproduzioni di monete antiche romane, ellenistiche e persiane
  • una serie di libri di Peter Kolosimo (il Giacobbo di noi settantini)
  • pantaloni di panno pied-de poule e gilet smanicati di lana
  • una serie di adesivi promozionali del brand Sinclair (ZX80, ZX81 e Spectrum)
  • gli adesivi fustellati dell’Editoriale Corno o di Alan Ford
  • poltrone in velluto color vinaccia
  • una soffitta in cui passare il tempo a toccarsi con compagni e compagne di scuola (*)
  • una cantina labirintica in cui perdersi
  • risse epocali con le bande da cortile
  • un certo numero di pallonate in faccia prese stando in porta dopo essere stato scelto per ultimo in squadra
  • pericolosi ragazzini sardi che si avvicinano minacciosamente al protagonista
  • fascicoli ciclostilati di inni sacri da imparare a memoria per il catechismo del mercoledì pomeriggio
  • una pila di vecchie riviste pornografiche nascosta nella sede AGESCI di zona
  • una collezione di granchi vivi di dimensioni da minuscolo a ommioddio
  • capelli sempre incrostati di sale
  • ghiaccioli a 200 lire gusto anice e tamarindo
  • cabine da spiaggia in cui passare il tempo a toccarsi con gli amici e le amiche del mare (*)
  • costumi a slippino, un tot
  • libri polverosi con illustrazioni risalenti al secolo precedente
  • un diario talmente pieno di bigliettini, commenti e chiose altrui da sembrare un Facebook ante litteram
  • una serie di bambole di pezza dall’innocuo all’inquietante
  • una serie di Big Jim e GI Joe impiccati
  • snack inusuali come le pesche nel barbera o il rosso d’uovo nel caffé nero
  • tirare i sacchetti della spazzatura nel fiume (antiecologico, lo so, ma non esistevano i cassonetti)
  • una radura nei boschi in cui passare il tempo a toccarsi con le cuginette e i cuginetti (*)
  • un certo numero di proto-videogames come questo
  • almeno un’apparizione di Carlo Massarini vestito di bianco
  • album di figurine di ogni tipo compreso almeno un esemplare dove le figurine profumano se grattate
  • una collezione di calendarietti profumati con le donne nude (il barbiere te li regalava se non facevi casino)
  • gli occhialini 3D quelli immortali blu e rossi
  • sigarette trovate per strada e fumate di nascosto fino a vomitare
  • qualche sequenza animata di Hiroshi Sasagawa o di Leiji Matsumoto
  • i film di Mario Bava, Umberto Lenzi, Antonio Margheriti visti di nascosto (Fulci è arrivato un po’ dopo)
  • gabinetti alla turca, vespasiani o gabinetti comunque fuori casa, freddi e scomodi
  • magliette con pubblicità di medicinali
  • occhiali finto tartaruga con montatura “per la crescita”
  • un tubetto di caramelle PEZ
  • una collezione di caleidoscopi
  • un quaderno dove annotare le collezioni di qualunque cosa
  • un quaderno dove annotare i sogni e gli incubi
  • una serie di paurosi armadi in legno scuro
  • un certo numero di scatole in cui accumulare oggetti che non fanno parte di nessuna collezione ma vanno comunque conservati

Alcune di queste cose le conservo ancora con me, altre restano solo in memoria…
E mi fermo qui, non per mancanza di frammenti, di oggetti, di situazioni, ma perché rischierebbero di prendere il sopravvento.
Potrei pensare di calcarmi un cappello di pelliccia sulla testa e darmi alla fuga.

(*) Nel 1981 in effetti passavamo la maggior parte dei pomeriggi in questo tipo di attività, ma non temete: dovendo mostrare queste situazioni, proprio come nel film di Wes Anderson, ci sarebbe un’ellissi temporale e/o uno stacco di montaggio per evitare di incorrere nella censura. Anche se mi domando cosa i censori pensano che possa escogitare un gruppo di preadolescenti lasciati a sé stessi per passare il tempo, se non quello.

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3 risposte a “LE TEMPS DE L’AMOUR”

  1. so di cosa stai parlando.
    qualche sera prima di natale ad una cena con amici (tra cui è consuetudine consigliarci o meno i film a vicenda con un voto secco tipo scuola) che non vedevo da un po’, una ragazza fa “dai vediamo elena che dice di quel film …” e lascia in sospeso il titolo, poi si rivolge a me e dice “per me è un otto invece per loro – e indica altri due tizi – è un tre”. appena mi dicono “moonrise kingdom” io sparo un “10 con tutta la lode possibile!”

    caspita ma quanto vi toccavate?!? :)

  2. Tantissimo! Perché, voi no? :-))
    Comunque grazie Elena sei rimasta una delle pochissime a commentare i blog!!! Talmente non ci spero mai che è anche difficile che entri qui dentro a vedere se qualcuno ha lasciato un commento!!

  3. ah, volevo anche aggiungere che verso i 7/8 anni i miei genitori, dopo molte mie insistenze, mi comprarono un cappello di pelo (tipo peluche) alla davy crockett. non so poi che fine abbia fatto quel cappello. so però che circa dieci anni fa quando andai in canada me ne comprai un altro.
    (ovviamente schernita da tutti: ma che te ne fai di quel cappello da giovane (!) marmotta?!?)

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