LA R4 AERODINAMICA COLOR CARAMELLA

Se ne vedono sempre meno in giro. Segno che la fine è vicina. Le Renault 4, come le cugine Citroen 2CV, sono state parte del tessuto urbano ancora per tutti gli anni ’90. Rottamate loro, è facile che si sentano rottami anche i loro (ex) proprietari. La mia R4 era agile, aerodinamica quanto basta e di un color grigioblu che faceva pensare ai confetti Falqui alla prugna. Ma non era per questo che la chiamavano Shitmobile.

Il nome le veniva un po’ dal suo essere sempre sull’orlo dello sfascio (come il Boss Robot di Go Nagai) e un po’ dal mio intramontabile nick dell’epoca, con il quale in certi ambienti sono tuttora conosciuto, “Shitman” (come il PausaMerda di American Pie). La mia R4 aveva il cambio ad altezza cruscotto, con quel bel pomellone a gancio. Se cambiavi o scalavi con troppa foga, la leva ti restava in mano. Niente paura: bastava pestare sulla frizione e piantare di nuovo la leva nel suo buco (diametro 0,5 cm) e tutto funzionava di nuovo.

La mia R4 l’ho presa usata da un meccanico di Bollengo dopo aver preso la patente in una scuola guida di Ivrea. La scuola guida in quelle zone ti porta a praticare stradine di montagna in paesi inquietanti come Chiaverano, Montalto, Cascinette. O anche solo nel centro storico di Ivrea. Ecco il motivo per cui ancora oggi, quando tengo la destra, io tengo la destra. Nel senso che vado a rasetta con tutte le auto parcheggiate, per il terrore che qualcuno arrivi nel senso opposto.

Con la R4 una volta ci ho fatto un triplo testa coda, sul ghiaccio. Per un momento è stato come avere una Aston Martin. Il mio passeggero, tuttavia, non ne rimase un granche entusiasta. Sulla R4 ho perso la mia verginità. Anzi no. Questa sarebbe una licenza poetica. In realtà l’ho persa sulla 2CV della fidanzata dell’epoca. Il che dà l’idea di come funzionavano le cose una volta: prima vedere macchina, poi donare verginità.

La mia R4 non aveva lo specchietto retrovisore: cadeva sempre, l’ho buttato via. Il rivestimento dei sedili era in stoffa grigia con inserti a quadretti rossi e blu. Le guarnizioni delle portiere facevano passare molta umidità. D’inverno le mettevo quel tanto di gasolio per impedire che gelasse, e con pioggia, neve o sole mi ha sempre portato ovunque (nel raggio di 50 km da Ivrea, perché più di tanto non avrebbe retto).

La R4 era la poesia della strada e della libertà. C’è stata dal 1989 al 1997. Poi non ce l’ha fatta più. Avrei potuto rottamarla, ma mi piangeva il cuore. L’ho venduta per quattrocentomila lire a un marocchino, che la usava per portare la verdura al mercato. La mia R4 magari è ancora là fuori da qualche parte, che tira avanti nonostante l’età. Anche se, a vedere i SUV che girano oggi, come minimo le è venuto un infarto.

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4 risposte a “LA R4 AERODINAMICA COLOR CARAMELLA”

  1. In famiglia ne abbiamo avute due, entrambe di due miei zii. Il primo l’aveva presa giallo canarino e la usava per trasportare la merce del suo minimarket. Una volta i sedili dietro non si abbattevano come oggi, venivano semplicemente smontati! :D
    L’altro zio invece la usava per andare a caccia, la sua era rossa e dietro c’era un cavallino rampante nel mezzo del portellone.
    Entrambe con il sedile unico davanti che poi venne sostituito con quello sdoppiato con l’avvento delle cinture di sicurezza.
    Un particolare che ricordo con curiosità era il sistema di chiusura portiere con la sicura unica e rara!
    Ho visto un progetto di restyling da parte di renault, chissà che…

  2. La R4 è la mia macchina del cuore! Mio padre fra il 1974 e il 1982 ne ha avute due. Una arancione e una beige. Una meraviglia!

    E poi non si rompevano mai. Ormai leggendario è l’aneddoto per cui mio padre dopo un vieggetto per il Piemonte (era rappresentante) arriva dal meccanico, la sera, e gli fa: “Scusi, ma la sentivo un po’ singhiozzare oggi”. Il meccanico apre il cofano, guarda e gli risponde: “Per forza s’è rotto il carburatore…”. E intanto i suoi 300 chilometri se li era fatti senza battere ciglio.

    La media di percorrenza del suddetto babbino? 100.000 km l’anno. Roba che ora una macchina la dovresti buttare. I viaggi Torino Napoli in 4 più cane più bagagli sul portapacchi erano da mitologia. Niente confort, niente aria condizionata e bimbi sulle ginocchia. Ah! gli anni ’70!!!

    Io non sono mai riuscito a guidarla, ci credi? Quando ho preso la patente (1990) se ne trovavano già poche. Non sono riuscito a prendere di più di una Uno Sting 45 come prima vettura. Che idiozia… Saludos

  3. Ne avevo vista una bellissima da neopatentato era rossa.Purtroppo non mi bastavano i soldi e così acquistai una renault 5 prima serie motore 1.4 benzina. Color melanzana semplicemente spettacolare. Una volta mi lasciò a piedi in via Pianezza alle 4 di mattina si fermò una macchina con 4 ragazze di Venaria (per di + molto molto carine!)che mi aiutarono quell’auto mi portava fortuna finchè quando si ruppe il semiasse in zona Palazzo Nuovo e li fu il suo canto del cigno.

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