FRIED CHICKEN BOOGIE

La famiglia aveva voglia di un estemporanea “cena takeaway sul divano”. Tra i vari volantini/menu che ci infilano regolarmente nella buca abbiamo optato per KPC (Kebab/Pizza/Chicken), evidente ripoff di KFC con appetitosi menu come il Fried Chicken, il Chicken Strips, il Chicken Tikka, il Chicken Popcorn, i Nuggets, e varie altre amenità rigorosamente FRITTE. C’è solo un numero di cellulare. Telefono, credendo di trovare all’altro capo un tizio dall’accento mediorientale (per via della K di kebab) o al limite un bangla (per via del Chicken Tikka). Risponde una voce indefinita e gracchiante.

– Pronto? Parlo con Kebab/Pizza/Chicken?
– Si señor!
– Ehm. Ecco, volevo ordinare qualcosa da portare a casa.
– Vale. Pero yo hablo solo español, parlo solo spaniolo.
– Ehr…
– Pero io dico quelo che c’è perché non tutto c’è. Abiamo Chicken <khhhzzfz>, anche Hot Wings, Chicken <khzffrrzzx> e bastoncini mozzarella, poi…
– Ok. Senti, magari facciamo prima se mi dici cosa non c’è. Il Chicken Tikka c’è?
– <khrfzzkss>
– Non ho capito bene scusa…
– No, <khfzzzzrskfs> Tikka no.
– Va beh. Guarda, non ti capisco bene.
– Perché hablo solo español?
– No, no, proprio non sento bene il telefono!
– Problema con el celular, te richiamo io no te preocupes.

Nella manciata di secondi tra il momento in cui metto giù e il momento in cui lui richiama, valuto di ordinare magari una margherita alla pizzeria sotto casa. Ma lo spagnolo è implacabile, e richiama subito.

– Pronto, soy KPC (pronuncia “kapesé”)
– Sì ecco. Allora, vorrei un Chicken Strips, un Chicken Burger e un Fried Chicken menu.
– Esta bien, e per bere?
– Coca. Compresa nel menu, no?
– Si. Pero forse hai il menu vecchio?
– In che senso?
– Nel tuo menu forse Chicken Strips 6 euro, adesso noi facciamo 5 euro.
– Vabbè meglio, no?
– También Fried Chicken non più 7 euro ma 6 euro.
– Perfetto.
– Y el Burger…
– Guarda, dimmi solo quanto fa in tutto.
– Uh… Dieciocho y cincuenta, como dicen…
– Diciotto e cinquanta?
– Sì! (Evidentemente sollevato)
– Ok, ti dico l’indirizzo di casa?
– Si pero habla despacio, piano piano perché soy español…
– Ok, pasito a pasito suave suavecito.
– Come?
– No, niente. Allora è Corso…
– C-O-R-S-O…
– Bene, sì… Corso Dante…
– Ah sì! Conosco Corso Dante, yo se bien! Y el numero?

Gli dico il numero, il nome sul campanello, ho come l’impressione di aver scalato una montagna, ma con successo. Gli chiedo quanto ci mette circa, mi risponde cuarenta minutos. Vabbè, onestissimo.
Dopo 40 minuti PRECISI, squilla di nuovo il cellulare.

– Hola, soy KPC, sono in Corso Dante.
– Sì, bene, non hai capito bene il numero o il nome?
– No, sì, sono qui sotto ma no recuerdo il nome.
– Vabbè, aspetta che scendo.

Il mitico personaggio è lì. Arrivato in bici da Portanuova, con una borsata di FRITTI ancora incredibilmente caldi. Mentre lo pago mi dice ancora “En la bolsa tambièn hay un regalo”. Sorride e se ne va.

Quando squaderniamo i FRITTI sul tavolo di fronte al divano, individuiamo subito il regalo. Ci ha ficcato in più una porzione di Nuggets giganteschi. Non so se allo scopo di ucciderci per aver osato ordinare a casa di martedì sera o magari al fine di creare una dipendenza da pastella fritta che fidelizza il cliente.

Era tutto buonissimo.
Il fegato, sentitamente, ringrazia.

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