AMMANNITI E’ LO STEPHEN KING ITALIANO

Finito Ti prendo e ti porto via, di Niccolò Ammaniti, che non avevo ancora mai letto. Gran narratore, stile particolare, molto aderente alla psicologia dei suoi personaggi. Specialmente coi bambini, Ammaniti sa cogliere tutte le sfumature dell’animo. Lo apprezzo perché riesce a tuffarsi nella sua infanzia, che evidentemente è anche la mia, a pescare quei ricordi da horror scolastico e da violente e oscure passioni amorose. Per dire, può piacere o meno Stephen King: secondo me, per certe sue tematiche, Ammaniti è lo Stephen King italiano… Non so se andrò a vedere Il siero delle vanità, che mi dicono tutti un film fiacco, comunque sia è già apprezzabile il tentativo di (ri)costruire un cinema di genere italiano a partire dalle storie di narratori popolari e potenti. Ora vorrei buttarmi su Massimo Carlotto, che Cassiel mi ha fatto venire una notevole curiosità…

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3 risposte a “AMMANNITI E’ LO STEPHEN KING ITALIANO”

  1. Bravo! Allora, adesso non puoi non leggere “Io non ho paura”. Vedrai che ti fara’ quasi lo stesso effetto. E fai bene anche con Carlotto, merita assai, assai. … ah ‘sti scrittori italiani :-))))

  2. RIVELAZIONE E RIVOLUZIONE

    L’umorismo nell’utopia

    Recensione al libro di Moni Ovadia, Lavoratori di tutto il mondo ridete, Einaudi, Torino 2007

    di LAURA TUSSI

    “Utopia” è il termine che sottende la negazione di un’ubilocazione, di un dove concreto nel crollo delle ideologie, in quanto in “nessun luogo” si è realizzato il vangelo di Marx nel corso della historia universale. Una fede profonda nell’ironia delle “storielle” che riecheggia con esilarante sagacia, in un tripudio umoristico declinato in frizzi, lazzi, motti e citazioni sul Regime. Le storielle ebraiche traggono origine dall’ermeneutica talmudica in una weltanschauung umanistica dove l’utopia smarrisce i propri sogni e le promesse tanto da non riconoscere le esacerbate finzioni delatorie del dispotismo di regime. Il significato dell’utopia è l’instaurazione di una società ideale di libertà, fratellanza, giustizia e uguaglianza. L’uomo è complesso nella potenzialità della realizzazione di alti ideali con i valori della negazione di prevaricazione sul proprio simile, della giustizia sociale, dell’altruismo, dell’accettazione dell’altro e del diverso, dell’amore, della solidarietà, sentimenti non scontati nelle relazioni fra individui. Dunque non è lecito considerarli irrealizzabili e utopici nei rapporti fra soggetto e collettività. “Neanche l’URSS fu l’impero del male”, ma una federazione di repubbliche dell’epoca staliniana sotto l’egida di un totalitarismo perfetto, con tristissime note di drammaticità e terrore. La storia non è finita e la società socialista dovrà ancora realizzarsi nella libertà e nella democrazia, in un’utopia verificabile e immanente non riscontrabile in “nessun luogo”, ma che pervaderà l’intera globalità collettiva della società mondiale all’insegna del comunismo in un umanitarismo sociale che si contrapporrà ai simulacri del bieco capitalismo e delle dittature del novecento. Ogni rivelazione si tradurrà in rivoluzione rigenerante e rifondatrice di topofanie (rivelazioni di luoghi della memoria) contrapposte alle utopie, dove ogni manifestazione dei luoghi di benessere sociale e civile è realizzazione di società solidali e umanistiche, quali luoghi di glocalizzazione in un’olotopia, una nuova globalizzazione mondiale all’insegna di ideali e valori umanistici e umanitari, dove le rivelazioni del “bene sommo” trionferanno sui ciarpami di sistemi politici esacerbati in dispotismi conservatori. Le storielle dell’umorismo ebraico svelano con l’ironia le ottusità del regime dittatoriale del periodo staliniano, facendo crollare tabù e pregiudizi di un periodo oscurantista tramite l’umorismo ironico che fa partorire i fantasmi dalla mente di un sistema destinato al collasso, in plurime e poliedriche catarsi ermeneutiche di significato ironico sul senso dell’esistere.

    LAURA TUSSI

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