Oggi ho vissuto in una dimensione parallela. Fa caldo, e mi sono vestito come mi vesto sempre quando ho caldo. Cioè maglietta sandali bermuda. In una giornata calda come questa, ho interpretato nel giro di 12 ore tre versioni diverse di me stesso: il project manager web, il blogger acculturato e il cineasta d’assalto. Tutto senza quasi cambiare un minimo il mio solito atteggiamento nei confronti di quello che è altro da me. E ovviamente senza avere il tempo di cambiarmi d’abito (ho giusto sciacquato un po’ le ascelle ogni tanto, che non si sa mai)… A lavoro riunioni su riunioni in cui il vostro affezionatissimo, meno credibile che mai con i polpacci muscolosi in mostra mentre parla di e-commerce e gateway di pagamento, stramazza dal caldo e prega che arrivino in fretta le 17. Appena in tempo per arrivare ad Atrium dove @domani ospitava i quattro cavalieri della blog-apocalisse Sergio, Antonio, Giuseppe e Paolo in un incontro sulla cultura dei blog e sul concetto di "uomo al centro della rete" (sì, le reti sociali, l’informazione reperita attivamente e tutte le solite menate che ci diciamo quando ci troviamo tra blogger). C’erano anche Antonella, Andrea, Enrico, Maurizio e molti altri soliti noti. Poi però sembra che ce le suoniamo e ce le cantiamo sempre tra noi, il che non è vero. Stavolta c’erano anche molti non-blogger ad animare la discussione. Segue sigaretta balinese ai chiodi di garofano gentilmente offerta da Sergio (effetto canna quasi immediato), e un po’ di chiacchiere con gli amici virtuali e non. Alle 20 però c’è l’aperitivo promozionale in cui la Bamboo dovrebbe incontrarsi con altri esponenti del mondo del cinema locale: ecco che il vostro si trasforma subito in filmmaker (in questo caso è facile, basta arruffarsi un po’ di più i capelli) e affronta con Louga le forche caudine dei "Cccccccciaaaaaaaooo! Sei venuto! X, ti presento Y, smack smack" – le frasi tipiche di questi momenti… Beh comunque non male il mojito e non male il locale. Soprattutto, abbiamo conosciuto De Marinis, quello di Camera Cafè. Stavo per chiedergli di dirmi "Lei è un crrrrrretino"… Poi ho preferito tornare a casa e ritrovare il me stesso più vero. Versione Homer Simpson.
ZAZIE, PUNK ANTE LITTERAM
Per la serie: il recupero delle gemme perdute, vi segnalo l’uscita in DVD di un piccolo classico poco conosciuto del cinema francese – Zazie dans le métro di Louis Malle. Un film che, pur risalendo al 1960, definirei punk ante litteram. Malle prende le intuizioni stilistiche di Godard e l’approccio al racconto di Truffaut e confeziona una commedia allegramente distruttiva a misura di dodicenne che rappresenta un vero e proprio campionario della nouvelle vague francese (e di tutto il linguaggio cinematografico possibile, direi). C’è molta comica del muto e c’è tutta la ribellione beat, c’è l’improvvisazione jazz, il montaggio assurdo, la recitazione straniata ma divertita… insomma per me un capolavoro assoluto. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Raymond Queneau, da leggere assolutamente in lingua (disponibile a poco prezzo per le edizioni Folio). A questo proposito mi sento di dare una dritta in più. Ho scoperto in via San Massimo a Torino una libreria piccola e affascinante, dedicata esclusivamente ai testi francesi. Si tratta di Voyelles (che nome delizioso e rimbaudiano), la "librairie de la francophonie". Con le commesse, si parla solo francese. L’effetto "esistenzialismo" è assicurato.
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MIA NONNA, IMPAGABILE ROMPICOGLIONI
Non ci sono santi: la nonna è sempre meglio accompagnarla in treno. Almeno non devi guidare, fermarti agli autogrill per pisciare, sentire le sue recriminazioni su mia madre mentre superi i Tir. Così invece i suoi discorsi si perdono nella vertigine ripetitiva dei paesaggi urbani e suburbani. In prima classe, poi, cade anche il discorso verdoniano dell’allungaje ‘e gambe / aripiegaje ‘e gambe…! E alla fine la nonna è sempre la nonna, impagabile rompicoglioni ma anche tenera vecchina con tutti i vezzi di una giovane donna. Appuntamento alle 10.30 alla stazione di Torino Porta Nuova (il treno è alle 11.00). La nonna mi chiama sul cellulare alle 9.50: lei è già lì. Io sto ancora disincrostandomi gli occhi. Questo causa ovviamente la crisi di panico. Dopo la sua telefonata, nel giro di 10 minuti al massimo bisogna essere lì. Addio colazione, addio vestirsi con calma. Ma in cambio potremo attendere il treno con tutta calma per ben un’ora in stazione. La stessa scena si ripete con poche varianti la mattina dopo, quando a Formia punto la sveglia alle 9.00 per prendere il treno per Torino delle 10.25 (la stazione è a due passi da casa di mia nonna). Lei piomba in camera con una tazzina di caffé nero bollente alle 8.20 dicendomi che sono le 8.45. Non capisco mai se ci è o ci fa. Comunque sia, la convivenza tra tutti i mebri della famiglia stava diventando un po’ difficile. E’ giusto che si stia lontani per un po’. E poi Formia: la cittadina sonnolenta delle mie vacanze al mare tra 0 e 15 anni, dove l’unica vita presente era quella sulla spiaggia o sullo struscio della via centrale… Non è più la stessa. E’ diventata una metropoli con multiplex, negozi di abbigliamento da skaters, bar aperti fino alle 3 di notte, luci, locali e giovani omologhi a quelli di tutte le altre città italiane. Mancare da un posto per tanti anni e poi tornarci è folgorante. La via italiana al capitalismo ha colpito ovunque. Solo così si può capire quanto si è intimamente berlusconizzato il paese. Mia nonna compresa.
