NON E’ FACILE FARE I MUXTAPE

Io come sempre arrivo un po’ tardi: pare che Muxtape sia l’hype degli ultimi giorni. Ma che volete che vi dica, senza nemmeno uno stagista da spadroneggiare durante il giorno si lavora e si fatica. E fare un Muxtape non è roba da poco. Come hanno sottolineato tra gli altri Suz, Federico e Giorgio, il sottile piacere del Muxtape sta nel fatto che te lo devi sudare un po’. Devi andare a cercare i file giusti, uploadarli, metterci il tempo che ci vuole (cioè il tempo che quindici o venti anni fa ci mettevo per fare una Maxell, una TDK o una BASF da 60 minuti).

E allora ecco anche la mia cassettina, tutta per voi, per il piacere di regalarvi qualcosa da ascoltare che vi dia uno scorcio delle mie multiple personalità (anche se per questa volta ho evitato accostamenti tipo Demetrio Stratos e i Suicide). Le mie cassette, infatti, sono sempre state “fastidiose“, specialmente per quanto riguarda i contrasti tra un pezzo e l’altro. Poi non dite che non vi avevo avvertito.

The making of a great compilation tape, like breaking up, is hard to do and takes ages longer than it might seem. You gotta kick off with a killer, to grab attention. Then you got to take it up a notch, but you don’t wanna blow your wad, so then you got to cool it off a notch. There are a lot of rules. Anyway… I’ve started to make a tape…

10, 100, 1000 DOMANDE

Rubo per un post il tema a Daniela, che di solito si occupa con più competenza di me di questi temi, per riflettere su un paio di meritevoli iniziative di e-democracy. L’impressione mia è che di e-democracy da noi fino all’anno scorso se ne parlava (bene o meno bene) e basta. E-democracy è quella parola che vedi scritta nelle tesi degli appassionati di cultura digitale, nei blog di quelli che hanno la voglia e il coraggio di occuparsi di politica e rete, nelle circolari dei ministeri che amano inserire a piene mani parolette con la “e-” davanti.

Gli esperimenti pubblicati on line nell’ultimo mese, invece, fanno ben sperare che la cosiddetta e-democracy traslochi dal regno dei concetti astratti alla pratica quotidiana dei cittadini. Quello che mi vede più coinvolto è il sito di Openpolis, già attivo per la verità dai tempi delle politiche 2006 con il “gioco” Voisietequi, di cui ho già parlato a suo tempo. Da quella storica data, Openpolis è diventato molto più analitico e si propone come uno strumento a disposizione dei cittadini per monitorare le proposte, i programmi e le dichiarazioni dei politici (tradizionalmente poco amanti della coerenza). L’iniziativa di questi giorni prevede l’inserimento, da parte dei cittadini, di domande sui temi di maggiore interesse. Entro il 14 marzo le 25 domande più votate saranno poste ai politici dei vari schieramenti e le risposte determineranno una griglia conoscitiva per una nuova versione di Voisietequi.

In sintesi, questo è quello che fa anche 10 domande, il sito lanciato ieri dal Sole24Ore. Per 20 giorni sarà possibile proporre domande in video (tutti pronti con la webcam e l’account su YouTube?) – anche in questo caso le domande verranno votate e le prime 10 verranno proposte ai politici che risponderanno in video anche loro. Il rischio di 10 domande è che partecipino all’iniziativa solo persone che sappiano come comportarsi con una webcam e con YouTube (quindi, sostanzialmente, quella fetta di cittadini digitali comunemente conosciuta come blogosfera). L’importante in questo caso è diffondere l’iniziativa anche con catene di e-mail, tanto per farla conoscere fuori dal “giro”.

Last but not least, grazie al sempre attento Sergio, ho iniziato ad apprezzare anche NetMonitor, l’ultima creatura di Repubblica.it inserita nello “speciale elezioni 2008”. Da una decina di giorni, NetMonitor procede a selezionare da tutti i blog che parlano di politica brani di “conversazione”, portando a galla in un canale ufficiale come quello di Repubblica una mescolanza di idee, provocazioni, opinioni e percezioni che normalmente non escono dall’ambito della comunità dei blogger. Non si tratta di un aggregatore automatico, tra l’altro, ma del frutto di un lavoro di selezione operato dalla redazione di Repubblica.it, che come norma esclude qualsiasi contenuto “pescato” da blog di partiti, candidati e giornalisti politici. In pratica una controparte dal basso di Openpolis, che nella sezione dichiarazioni riporta invece le parole degli amministratori dello stato.

Qualcosa si muove sotto il sole, insomma. Piccoli strumenti in più, magari per qualcuno modesti, ma che contribuiscono al fine più generale di controllare e monitorare ciò che fanno quelli che Grillo chiama “i nostri dipendenti“. Speriamo vengano usati con criterio.

N3TV: UN PICCOLO PASSO PER UN UOMO…

L’uomo è Tommaso Tessarolo, e N3TV è il suo progetto di Net-TV lanciato ieri, che ho avuto modo di vedere stanotte (non in diretta, ma non è un problema, tanto resta tutto in archivio). L’esperimento mi sembra abbastanza riuscito: N3TV con i suoi format brevi e incisivi (appunto, da video sul web) si fa guardare con interesse. C’è una rubrica fissa sui videogames a cura di Federico, una sulla blogosfera a cura di Andrea e una di tech news a cura di Punto Informatico, poi c’è uno show dedicato alla musica e soprattutto c’è la promessa di molti contenuti a venire. Lo si potrebbe definire un videoblog, (data la sua struttura a post con commenti etc), ma lo sforzo di Tessarolo & C. è proprio quello di rendere l’idea di un palinsesto, una programmazione analoga a quella di un canale televisivo. Si alternano contenuti video d’assalto (webcam sgranate e chiacchiere non banali) a format di news curate con montaggio pulito e presentatrice gradevole. Insomma, secondo me da tenere d’occhio. Anche se la speaker delle news ha un accento pesantemente romanesco… :-)

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