HOGGING SERVER CPU

Ok, ai più il titolo di questo post sembrerà criptico. Ma vi assicuro che è un post di servizio. Utile. Veramente, andate avanti a leggere. “Hogging server CPU” significa letteralmente “monopolizzare la CPU di un server“. Che a quanto pare, è quello che il sottoscritto sta facendo ai danni del suo (peraltro fidato ed efficace) servizio di hosting.

Mi è giunta infatti la voce ieri notte, che casaizzo.com è un sito pericoloso, che trasgredisce alla policy d’uso di Webhostingbuzz accaparrandosi tutte le risorse del server che – per ovvi motivi di costi – condivido con un migliaio di altri siti. Cosa succede? Un improvviso picco di visite? Ho anche pensato “merda, non dovevo mettere link a siti di torrent, mi hanno beccato”. Poi, l’illuminazione. Chiedere al Beggi. Perché il Beggi risolve, sempre. Una volta mi ha imposto le mani sul monitor via GTalk e tutti gli elettrodomestici di casa hanno ricominciato a funzionare.

L’uomo brizzolato più desiderato del web svela quasi subito l’arcano: è colpa di un plugin di WordPress. Ci sono plugin buoni (quelli che servono e funzionano bene) e plugin cattivi (che non servono più o meno a nulla ma ciucciano risorse). Uno di questi è Statpress, che in fondo non guardavo mai, anche perché se proprio voglio vedere chi mi fa visita, quanto si ferma e cosa legge uso Google Analytics. Ma si sa, i plugin sono come i gattoni di polvere: non te ne accorgi e si accumulano sotto il letto.

Perciò, via questi plugin cattivi! Certo, i signori sistemisti di Webhostingbuzz potrebbero evitare di inviare mail così inopportunamente minatorie. Finisce che uno ci perde il sonno, a capire cosa ha combinato per meritarsi perle di gelo anglosassone come “This is not acceptable and action must be taken immediately, otherwise we will be forced to suspend your account”. Comunque, eliminato il plugin, non si sono più fatti sentire. Dovrebbe valere il vecchio adagio “nessuna nuova, buona nuova“.

Tra le altre cose, grazie a questa storia ho compreso che Boss Hogg – il cattivo di Hazzard – in fondo non era altro che un “capo monopolizzatore“.
O forse era semplicemente il porco a capo dei porci. Who knows?

CANEMUCCA MEETS CASAIZZO

Il silenzio di questi giorni era dovuto al mio temporaneo allontanamento da qualsivoglia periferica telecomunicante. Sono stato a Formia. La città delle mie vacanze bambine e adolescenziali. La città dei fuochi d’artificio perenni. La città ancora romana ma quasi quasi anche un po’ napoletana. Dalla scorsa domenica, anche la città dove vive Marco ‘Makkox’ Dambrosio.

Io, il Dambrosio, lo volevo conoscere da diverso tempo. Come molti altri, sono stato colpito dalle vignette che realizzava nel lontano 2007 per conto di Sofi, e da lì mi sono andato a rileggere a ritroso quanto mi ero perso. Per me, il Dambrosio, è il più promettente fumettista vivente, o almeno quello capace di trasmettermi qualcosa anche quando scarabocchia con la Bic su un foglio di carta igienica (son sicuro che ha mezzi molto più tecnologici, ma a me piace immaginarmelo così).

Ed è in questo contesto di immaginazione sfrenata, che ho incontrato Makkox. Perché ci sono dei miti da sfatare, su di lui. Intanto non è filiforme e non ha un becco arancione. Non guida una Citroen DS (l’auto che associavo al suo personaggio). Non ha intorno a sé tutte le linee cinetiche che credevo. La prima sorpresa arriva alle nove del mattino di domenica. Makkox è mattiniero (addio all’immagine bohémienne dell’artista tormentato che lavora di notte con rum e sigarette). Non c’è un’epica bevuta in una malfamata taverna del porto, ma un’epica colazione a suon di cappucci e bombe alla crema in un’assolato dehor autunnale. La differenza che passa tra un Omero e un Luigi Pulci, se vogliamo fare un po’ di sfoggio di cultura (e comunque ho sempre preferito il Morgante all’Iliade)…

Makkox arriva con l’Audi TT e si presenta in modo aggressivo, vestito vagamente (lui, ragazzo degli ’80) da Top Gun. Si stupisce della mia altezza e della mia mole (mi immaginava piccolo e furbetto come Sofi o come Zoro). Mi scruta da dietro i suoi occhiali scuri, che un po’ intimidiscono. Poi li toglie, e vedo che ha gli occhi miti e sorridenti! Marco ‘Makkox’ Dambrosio SORRIDE! Perché è vero che i suoi personaggi fanno ammazzare dalle risate (quando non ti pugnalano alle spalle), ma la sua fotina su Facebook lascia immaginare un artista patito e incazzoso.

Non è patito per niente. Nemmeno incazzoso. Oddio, probabilmente se si incazza fa paura, ma vederlo mentre si sbriciola addosso lo zucchero delle bombe alla crema non fa presagire nulla di allarmante. Mentre parliamo di arte, di vita, di fumetti, di cinema, di editoria, di Kubrick, di Formia e del mercato immobiliare lo osservo. Mi ricorda moltissimo qualcuno, ma non so dire chi. Ancora adesso penso al suo sguardo, tranquillo ma penetrante (è uno di quelli che scrutano, il Dambrosio) e mi dico “cazzo, chi mi ricorda, chi mi ricorda”… E vabbé.

Quando cita Robert Crumb l’impulso è di crollare carponi davanti a lui e adorarlo. Ma le colazioni non durano molto, e ognuno di noi deve tornare ai propri cazzi (con la promessa di rivedersi alla prossima discesa mia). Per il resto, è stato il solito viavai di burocrazia, svuotamento casa, scatoloni, parenti e milleseicento chilometri macinati. Ma il fatto di aver dato un volto di carne al mio eroe di carta (anzi di pixel) ha illuminato il weekend.

Rimango comunque dell’idea che la Audi è figa, ma che la Citroen DS sarebbe meglio.
Non è che adesso, solo perché la guida la Littizzetto in uno spot, è diventata una macchina da froci. No?

IO SE FOSSI STATO A URBINO

Io se fossi andato a Conversazioni dal basso (il Festival dei blog) avrei fatto molte cose. Principalmente, se fossi stato a Urbino, avrei fatto un giro per una città che non vedo dal lontano 1988. Perciò da 20 anni. E mi sarei sentito, come sempre, vecchio. Però avrei partecipato alla mia prima Girl Geek Dinner, in mezzo a tutte le femmine più attraenti dell’Internet italiana. Magari avrei potuto essere oggetto di attenzioni simpaticamente sconce come il Sofi (che in queste cose non mi tiro mai indietro e poi si sa che accompagnandosi ad un tipo così cool si vive tranquillamente di luce riflessa).

Se fossi stato a Urbino, poi, avrei conosciuto di persona pm10, Semerssuaq, Vipera76 e Mae*, chiacchierando con loro sull’assolata terrazza panoramica del campus (e dando finalmente un volto ad alcuni misteriosi contatti di Friendfeed). Avrei tenuto anche io in mano una finta schermata di Twitter chiedendomi dove mai fosse finita Sara Maternini. Magari avrei potuto scattare qualche bella foto a Silvia dei Googlisti, innamorandomi di come la luce riesce sempre a posarsi sui suoi lineamenti.

Forse non avrei partecipato alle Olimpiadi dei blogger (son pigro), ma sarei andato con Antonella all’Academic Barcamp per vivere veramente la crisi, e non soltanto il racconto della crisi. L’avrei fatto con una copia del numero corrente de L’Internazionale in tasca. Poi avrei incontrato il Bolso e gli avrei chiesto scusa per non averlo riconosciuto alla Blogfest, ma si sa, con tutti questi eventi mondani alla fine uno perde un po’ la bussola. Avrei abbracciato William Nessuno dicendogli che è il fratello maggiore che avrei sempre desiderato e infine avrei tentato di trovarmi sempre nei paraggi di Diletta Parlangeli (un nome e un volto che dicono tutto). (Anzi, adesso scusate ma vado ad aggiungerla su Facebook). (Fatto).

Ma non c’ero, a Urbino. Non ho visto gente, non ho fatto cose. E tutti quei momenti (immaginari) andranno perduti nel tempo… come lacrime nella pioggia. È tempo… di lavorare.