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	<title>CasaIzzo</title>
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	<description>Cultura generale digitale</description>
	<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 19:29:29 +0000</pubDate>
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		<title>IL PARASSITA FACOLTATIVO</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Oggi esco a pranzo tardi, per riuscire a ritirare un documento ad uno sportello che apre al pubblico alle 14. Fortunatamente è vicino all&#8217;ufficio. Si tratta dello sportello GTT dove rilasciano i permessi annuali di parcheggio in zona blu per i residenti. Arrivo alle 13.50 e mi predispongo a cazzeggiare un po (leggi: inondare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi esco a pranzo tardi, per riuscire a <strong>ritirare un documento</strong> ad uno sportello che apre al pubblico alle 14. Fortunatamente è vicino all&#8217;ufficio. Si tratta dello sportello GTT dove rilasciano i permessi annuali di parcheggio in zona blu per i residenti. Arrivo alle 13.50 e mi predispongo a cazzeggiare un po (leggi:<strong> inondare di moccio una mezza dozzina di fazzoletti</strong>) prima di entrare. Poco dopo, dietro di me c&#8217;è già una discreta coda di 7-8 persone. Alle 13.59, il tizio subito dietro di me (un clone del fu avvocato Agnelli con la stazza di Calderoli) comincia a borbottare&#8230;</p>
<p>- Eh già&#8230;! Le due meno un minuto, e mica aprono! <strong>Han mica bisogno di lavorare, &#8217;sta razza qua!</strong> Fan quello che gli pare&#8230;. e noi li paghiamo!<br />
Pausa per guardarsi intorno e cercare l&#8217;approvazione dell&#8217;uditorio, poi continua.<br />
- Tanto lo stipendio se lo intascano lo stesso, chi glielo fa fare. <strong>Parassiti di merda&#8230;!</strong></p>
<p>Passano i secondi e io sono già abbastanza infastidito. Arriva un signore e interloquisce, in dialetto, subito imbeccato dal primo tizio.</p>
<p>- <em>Basta, a l&#8217;an pa ancora duvert</em>?<br />
- Ma lei scusi, <strong>parla arabo?</strong><br />
- <em>Com dise</em>?<br />
- Quel dialetto lì, che usa lei, lo sa che ormai lo parlano solo gli arabi, i marocchini?</p>
<p>Il tizio piemontese <strong>fa una risatina nervosa</strong>. Una delle dipendenti GTT viene ad aprire la porta, che necessita di un paio di mandate di chiavistello.</p>
<p>- Aaaah&#8230; il rito, deve fare&#8230; il rito! <strong>Con calma, signorina, eh?</strong>&#8230;</p>
<p>Quando entro sono già incazzato. O forse <strong>è il catarro che ha preso possesso del mio corpo</strong>, non so. Vero è che l&#8217;impiegata non è gentilissima e mi fa notare con grandissimo gelo che il numero da me ritirato &#8220;<strong>non è della serie giusta</strong>&#8221; per ritirare i documenti. Non sto a spiegarle che il numerino me lo ha messo in mano l&#8217;avvocato Calderoli che - evidentemente irritato dal mio rallentamento influenzale - preme il pulsante e mi infila un pezzo di carta in mano dicendo &#8220;Su, su&#8230; prenda il suo biglietto <strong>che non abbiamo mica tempo da perdere qua</strong>&#8220;.</p>
<p>E io, mentre sbrigo la pratica, ripenso a uno dei tanti diversi <strong>fronti di guerra civile sociale e culturale</strong> che si aprono nel nostro paese.</p>
<p>Io lavoro in una pubblica amministrazione. A volte lavoro anche allo sportello, non sempre. La mia vita lavorativa è stata finora equamente divisa tra periodi di libera professione, periodi di lavoro dipendente in aziende private e adesso un periodo da &#8220;statale&#8221;. <strong>La libera professione non la ritenterei</strong>, c&#8217;è un grande senso di indipendenza e libertà ma poi non ci sto dentro con i conti e la burocrazia. E non ho così tanta voglia di sbattermi. Tra le aziende private in cui ho lavorato e l&#8217;ente dove presto servizio adesso posso dire che c&#8217;è un&#8217;abissale differenza: <strong>nel privato ti scavavi la tua nicchia</strong> e riuscivi anche a farti i cazzi tuoi prendendo il tuo stipendio. Nel pubblico lo stipendio è tendenzialmente più basso (non il mio, che sono uno di quei pochi che hanno il culo di prendere nel pubblico almeno 200 euro al mese in più di quanto guadagnavo nel privato, anche se tutti in buoni pasto) e - esperienza mia - <strong>ci si fa il culo ogni singolo giorno</strong> senza troppo tempo per respirare.</p>
<p>Eppure la percezione è quella dei fannulloni, dei parassiti. Perché Brunetta <strong>ha dato la spallata definitiva </strong>per far crollare la fiducia della gente nella cosa pubblica. Assistiamo al paradosso che più la pubblica amministrazione si sforza di far meglio, <strong>più i cittadini ci sputano su</strong>.</p>
<p>Posso dirvi la mia sulle motivazioni oscure di questo paradosso. La gente non è stupida. Ci sputa su perché capisce che il grosso dello sforzo della Pubblica Amministrazione nell&#8217;era del re nano<strong> è tutto basato sull&#8217;immagine</strong>. Negli enti pubblici si lavora moltissimo. Siamo tutti molto impegnati. <strong>Il problema è che siamo impegnati su temi di facciata.</strong> Oppure siamo alla perenne rincorsa dell&#8217;innovazione. <strong>Il grande equivoco dell&#8217;innovazione nella PA</strong>. Diciamo che va di moda attuare progetti innovativi. Diventano subito un fiore all&#8217;occhiello (espressione che - insieme a &#8220;valore aggiunto&#8221; è usatissima dai manager pubblici).</p>
<p>E l&#8217;innovazione serve, non dico di no. <strong>Non si può rimanere indietro</strong>. Non potrei essere io a negarlo, io che lavoro proprio su questo tipo di progetti, nei quali - fino a un paio d&#8217;anni fa, diciamo - addirittura credevo! Ma attenzione: applicazioni on line, pratiche telematiche&#8230; Questo non è quello che realmente il cittadino si aspetta. Quello che il cittadino si aspetta <strong>è che funzionino a dovere i servizi essenziali</strong>, gli sportelli, cose che i manager pubblici non vedono perché troppo &#8220;di base&#8221; e poco &#8220;di immagine&#8221;.</p>
<p>Il cittadino si aspetta di non vedere <strong>dieci sportelli con solo due addetti</strong> e altre 45 persone in un back office con la testa bassa sulla tastiera a lavorare su progetti di innovazione. Suppongo che preferirebbe meno investimenti sull&#8217;innovazione e più persone allo sportello. Poi c&#8217;è innovazione e innovazione. Se è un mezzo per raggiungere<strong> lo scopo della semplificazione amministrativa</strong>, l&#8217;innovazione è una cosa buona. Salvo poi solitamente rivelarsi un metodo perfetto per <strong>complicare ulteriormente la vita</strong> all&#8217;utente e all&#8217;amministrazione, invece di semplificare.</p>
<p>Senza contare il fatto che - quando non ci buttiamo sull&#8217;innovazione - dobbiamo &#8220;<strong>star dietro alle leggi</strong>&#8220;. E vi assicuro che in un paese dove ci sono oltre 150.000 leggi (contro le 6.000 della Francia, per dire) non è cosa da poco. Diciamo pure che <strong>siamo frustrati come e più del cittadino medio</strong>.</p>
<p>Per questo, quando mi alzo per uscire e incrocio di nuovo<strong> lo sterminatore di parassiti</strong> che mi borbotta con un ghigno qualcosa tipo &#8220;Lavoriamo solo per pagar lo stipendio a loro, sono la rovina dell&#8217;Italia&#8221;, lo guardo negli occhi e gli rispondo &#8220;<strong>Eeeeeh&#8230; eeeeeeeeh&#8230; TCHUM!!!</strong>&#8221; inondandolo di miliardi di piccoli parassiti dai nomi fantasiosi come <strong>Mycoplasma pneumoniae</strong>, <strong>Bordetella pertussis</strong> e <strong>Chlamydia pneumoniae</strong>.</p>
<p>Almeno, anche lui, potrà prendersi una pausa dal suo <strong>superlavoro</strong>.</p>

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		<title>(DA DOMANI) CAMBIO VITA</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 23:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Quando passo un cubetto di ghiaccio all&#8217;interno del labbro inferiore, la terminazione nervosa dà una scarica di luce nella bocca. Non saprei come altro descriverlo. Esplode in un fuoco d&#8217;artificio bianco, poi giallo, poi rosa, poi niente. Nella mente, ha la stessa forma dei cristalli di luce che si manifestano quando mi schiaccio gli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando passo un cubetto di ghiaccio all&#8217;interno del labbro inferiore, la terminazione nervosa dà <strong>una scarica di luce nella bocca</strong>. Non saprei come altro descriverlo. Esplode in un fuoco d&#8217;artificio bianco, poi giallo, poi rosa, poi niente. Nella mente, ha la stessa forma dei cristalli di luce che si manifestano <strong>quando mi schiaccio gli occhi</strong> e li faccio rientrare nelle orbite. Però ha anche un suono. Il suono del bollitore quando l&#8217;acqua è pronta per il tè.</p>
<p>E brucia. <strong>Brucia moltissimo</strong>.<br />
Sta passando, però. Prendo le vitamine.<br />
Eppure sono ancora qui, a cercare<strong> l&#8217;eco di quella sensazione</strong>.</p>
<p>Cambio vita. La cambiano in tanti.</p>
<p>Uno ha mollato il lavoro, un po&#8217; per spinta, un po&#8217; per scherzo e <strong>un po&#8217; per tornare a vivere davvero</strong>. Gli leggi negli occhi la sicurezza di una, dieci, cento avventure. La passione per rivelare il proprio talento al mondo, l&#8217;affermazione di uno spazio mentale e fisico. Non ci leggi la paura: perché non ne ha, o perché è molto bravo a nasconderla. In ciascuno dei due casi <strong>si vede comunque il vero professionista</strong>.</p>
<p>Uno è arrivato al traguardo di un anno di paternità, e glielo leggi sulla pelle, sulle prime rughe di stanchezza infinita che però - curioso! - sono <strong>generate da un sorriso</strong>, luminoso nella sua incertezza. Faticosamente impara, anche se non ne avrebbe nemmeno voglia, ad essere qualcosa che prima non era. Rinuncia, acquista, ricrea in un continuo e stancante <strong>gioco quotidiano</strong>.</p>
<p>Io li guardo entrambi con occhi più aperti possibile, mentre <strong>mi barcameno in una vita-melassa</strong>, dove succedono poche cose e quelle che succedono ti invischiano. Nella melassa sembra che ci sguazzi. Mi sa tanto che me la sono creata da solo, con la mia inerzia e la mia scarsa volontà (o scarso coraggio) di smuovere le acque. La morte di mio padre ha portato per tutto il 2007 <strong>una costrizione al fare</strong> - un&#8217;accelerazione tale per cui infine, quando nel 2008 le cose hanno cominciato a rallentare, inconsciamente mi son detto &#8220;<strong>Adesso basta. Adesso mi fermo</strong>&#8220;.</p>
<p>Sono stato fermo ancora tutto il 2009 a <strong>guardare alla finestra</strong>.<br />
Ora vorrei anche ripartire ma il fatto è che sono parecchio arrugginito.</p>
<p><strong><em>Anti-rust for my soul</em></strong>.</p>

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		<title>LA GENTE E&#8217; STRANA</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 13:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ci pensavo l&#8217;altro giorno.
Ci sono situazioni collettive in cui sei costretto, volente o nolente, ad interagire con un gran numero di persone. All&#8217;interno di questi contesti, io familiarizzo sempre con quelli strani.
A scuola, all&#8217;università, a lavoro.
Gli strani sono attirati da me. Forse perché sono strano anche io.
I nuovi strumenti di comunicazione ti aiutano a vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci pensavo l&#8217;altro giorno.</p>
<p>Ci sono<strong> situazioni collettive</strong> in cui sei costretto, volente o nolente, ad interagire con un gran numero di persone. All&#8217;interno di questi contesti, <strong>io familiarizzo sempre con quelli strani</strong>.<br />
A scuola, all&#8217;università, a lavoro.<br />
Gli strani sono attirati da me. Forse perché sono strano anche io.</p>
<p>I nuovi strumenti di comunicazione ti aiutano a <strong>vedere meglio la cosa</strong>. Prendi i social network, o anche solo la rubrica del cellulare. Sui social network puoi avere circa 500 &#8220;amici&#8221;. Quando cominci a sentirti a disagio, limiti a una trentina di persone quelle che effettivamente &#8220;segui&#8221;, quelle con cui interagisci. <strong>E ti rendi conto che sono quelli strani</strong>. Sul cellulare ci sono 250 numeri, ma i 10 numeri che chiami di più sono quelli delle persone strane. <strong>Compresa tua madre</strong>.</p>
<p>Quindi, dicevo, fin da piccolo io attiro le persone strane. Quelle che hanno un talento particolare, ma <strong>non un talento qualsiasi</strong>. Troppo facile. Parlo di quelli che manifestano personalità multiple, che si esaltano per i film <strong><a href="http://www.troma.com/" target="_blank">Troma</a></strong>, che riescono a trovarsi a proprio agio in situazioni lontanissime tra loro, che credono nel <strong>paradosso come filosofia di vita</strong>, che conoscono la portata rivoluzionaria dei piccoli gesti quotidiani o che sfuggono alle etichette <strong>fluttuando da un ruolo all&#8217;altro</strong> con leggerezza.</p>
<p><strong>Quelli che commentano questo blog</strong>, in genere, sono strani. E se anche non li conosco di persona, da quello che scrivono son quasi sicuro che <strong>comunque sono strani</strong>, ma strani forte.<br />
Quelli che mi pokano su Facebook o mi laikano su Friendfeed <strong>sono stranissimi</strong>, veramente! Anche solo per il fatto di compiere azioni identificate da verbi così repellenti.</p>
<p>Mettiamola così: è più facile farvi un elenco di <strong>quelli che non sono strani</strong>. Quelli che mi chiamano dai call center delle compagnie telefoniche per farmi cambiare operatore, <strong>il mio amministratore di condominio</strong>, la mia dottoressa della mutua e i commessi dei negozi di abbigliamento. Quella è gente <strong>tendenzialmente opaca</strong>, ma son sicuro che, gratta gratta, anche loro avranno la loro bella dose di stranezze. Hai visto mai che l&#8217;amministratore compra vestiti da donna dai suddetti commessi o la dottoressa controlla un racket di precari che inoculano virus tramite le chiamate telefoniche&#8230;</p>
<p>A me la gente<strong> se non è strana non mi piace</strong>.<br />
Anche per strada, guardo le ragazze, e quelle stile supermodel senza macchia non le calcolo. Quelle anche bruttine ma strane mi attraggono di più.<br />
A volte <strong>mi sento sopraffare</strong> da tutta questa stranezza.</p>
<p>Poi però mi consolo nell&#8217;anonimato.<br />
Quando sei strano, <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=K3CHi_9sxj0" target="_blank">nessuno si ricorda il tuo nome</a></strong>&#8230;</p>

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		<title>PIANETI SELVAGGI</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 15:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Avatar è meraviglioso.
Nel senso che è &#8220;mirabile&#8221;: non è un film da vedere - è da guardare. Spero di poter argomentare in pochi paragrafi quello che voglio dire. In effetti, è un po&#8217; una questione di sfumature.
La meraviglia è l&#8217;emozione che ci prende quando vediamo qualcosa di nuovo, grandioso, perfetto, insolito. Come Avatar. La meraviglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avatar è meraviglioso.<br />
Nel senso che è &#8220;mirabile&#8221;: <strong>non è un film da vedere - è </strong><strong>da guardare</strong>. Spero di poter argomentare in pochi paragrafi quello che voglio dire. In effetti, <strong>è un po&#8217; una questione di sfumature</strong>.</p>
<p>La meraviglia è l&#8217;emozione che ci prende quando vediamo <strong>qualcosa di nuovo, grandioso, perfetto, insolito</strong>. Come Avatar. La meraviglia non sta nel cuore, non sta nella testa, non sta nemmeno nello stomaco. <strong>La meraviglia è una questione puramente di sguardo</strong>, di occhi. Non a caso, ripensandoci, Avatar si apre e si chiude con un dettaglio di occhi. Gli occhi del &#8220;prima&#8221; e gli occhi del &#8220;dopo&#8221;. Con il film stesso a fare da spartiacque.</p>
<p>Che ci crediate o meno, per me è vero: <strong>Avatar è un punto di svolta</strong>. Non tanto o non solo per gli effetti speciali, che ci sono tutti e si vedono (ma non si &#8220;guardano&#8221;). Non tanto per la storia, che è classicamente hollywoodiana, nel senso migliore di <strong>&#8220;archetipica&#8221; e &#8220;universale&#8221;</strong> (non starò qui a far l&#8217;elogio della struttura e della cosiddetta &#8220;formula di hollywood&#8221; - <strong>c&#8217;è </strong><a href="http://www.examiner.com/examiner/x-7045-NY-World-News-Examiner~y2010m1d21-Baaria-the-holocaust-of-Italian-Cinema-and-the-Hollywood-narrative-formula" target="_blank"><strong>un articolo</strong></a> che ho pescato in rete che analizza perfettamente il problema, non tanto in merito al successo di Avatar quanto <strong>all&#8217;insuccesso di Baarìa</strong>, blockbuster con i piedi di argilla). Avatar è un punto di svolta e anche un nuovo punto di partenza. Un cinema di ingegneria che costringe a guardare al passato e al futuro nello stesso tempo, <strong>una proposta (tardiva) per il nuovo secolo</strong> così come Titanic, nel bene e nel male, era stato una summa narrativa, visiva e tematica del ventesimo secolo.</p>
<p>Ma lasciando da parte le speculazioni teoriche, diciamo pure che <strong>Avatar è un film soddisfacente</strong>. Ha poche cose che non funzionano, pochissime cadute di stile, e le sue quasi tre ore scivolano via in una sorta di <strong>esperienza psichedelica acuita dal 3D</strong>. Non un 3D becero stile &#8220;ti tiro gli oggetti verso la cinepresa così ti spaventi e salti sulla sedia&#8221;, ma un 3D che rende reale l&#8217;illusione di trovarsi su un pianeta alieno, studiato nei minimi dettagli (e in questo Cameron ha raggiunto <strong>la forza mitopoietica di un Lucas</strong>, tanto per intenderci). Avatar è un film di spessore. Te ne rendi conto quando pensi che Cameron - il folle - <strong>ha inventato da zero una cultura</strong>, una lingua, una società, una flora, una fauna, etc. Senza peraltro farlo pesare troppo.</p>
<p>Avatar è anche<strong> la summa del precedente cinema di Cameron</strong>. Ci sono gli esoscheletri che fanno molto Aliens (peraltro c&#8217;è anche la Weaver, uno dei personaggi migliori del film); ci sono i militari e le multinazionali contro gli scienziati affascinati dagli alieni; ci sono aggeggi che fanno tanto Strange Days (l&#8217;ha scritto lui)&#8230; e molte altre cose che si possono notare con compiacimento o disappunto (a seconda di quanto si apprezza Cameron). D&#8217;altra parte, si dice dei grandi autori che &#8220;<strong>fanno sempre lo stesso film</strong>&#8220;. Certamente è un po&#8217; così anche per Cameron (anche se lui è più De Mille che Stroheim). Il sottotesto new age / spiritualista (Pandora come Gaia) può risultare vagamente irritante, ma l&#8217;idea di <strong>un popolo &#8220;connesso&#8221;</strong> con piante, animali e ambiente, e di un pianeta che in fondo altro non è che una gigantesca rete neurale a me è sembrata azzeccata e per certi versi illuminante: Avatar film del futuro ma <strong>ancorato ad un passato remoto</strong> filtrato dalla nostalgia del &#8220;buon selvaggio&#8221;.</p>
<p>Peraltro c&#8217;è azione, avventura allo stato puro, guerra, amore, pericolo, beatitudine visiva, un finale che te lo aspetti ma che ti fa felice lo stesso, perché a quel punto, dopo che porti i tuoi dannati occhialini da circa due ore, hai capito anche tu che la vera realtà è Pandora, e <strong>fuori non c&#8217;è altro che nebbia</strong>, grigio e nevischio. Avatar fa lo stesso effetto che facevano (nel mio caso) 30 anni fa <strong>i romanzi di Jules Verne</strong>. Meraviglia, per l&#8217;appunto. Uno stato dello sguardo che è fondamentale riuscire a non perdere.</p>
<p><strong>Criticare negativamente Avatar è inutile</strong>. Avatar è inattaccabile, sta lì come il monolito di 2001. Un prodotto commerciale perfetto che magari non &#8220;cambierà radicalmente l&#8217;industria del cinema&#8221; ma resterà sempre un momento chiave, <strong>un crocevia</strong> per capire dove stiamo andando, o dove potremmo andare. Stroncarlo a priori perché è troppo pubblicizzato / troppo costoso o a posteriori perché &#8220;non ha lo spessore della fantascienza filosofica&#8221; (e poi ancora, un po&#8217; di attenzione, guardatelo invece di limitarvi a vederlo) significa <strong>portarsi dietro costruzioni mentali</strong> che è sempre meglio lasciare fuori dalla sala, in generale.</p>
<p>In fondo, non mi stancherò mai di ripeterlo: c&#8217;è bisogno di <strong>andare al cinema con occhi puliti</strong>.<br />
Come quelli di Jake Sully, che si aprono sull&#8217;<strong><a href="http://oneknightstands.files.wordpress.com/2009/12/avatar-hd-00059.jpg" target="_blank">ultimo frame di Avatar</a></strong> ad una nuova visione.</p>

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		<title>BUON PRINCIPIO</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 17:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Qui è sempre buio. Vivo in un perenne crepuscolo aromatizzato al Bacardi e al fumo dei Beedies. Ogni tanto c&#8217;è luce, ma prevalentemente piove. Esco di rado, quando necessario. Sono le mie vacanze. Le ho guadagnate, direi. Peccato che adesso sono quasi finite. Ci siamo imposti di non andare in fregola per viaggi-lampo o velleità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Qui è sempre buio</strong>. Vivo in un perenne crepuscolo aromatizzato al Bacardi e al <strong>fumo dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Beedi" target="_blank">Beedies</a></strong>. Ogni tanto c&#8217;è luce, ma <strong>prevalentemente piove</strong>. Esco di rado, quando necessario. <strong>Sono le mie vacanze</strong>. Le ho guadagnate, direi. Peccato che adesso sono quasi finite. Ci siamo imposti di non andare in fregola per viaggi-lampo o velleità attiviste di qualsiasi tipo. Ci siamo detti &#8220;al massimo un museo, un hammam, niente di faticoso&#8221;. E poi alla fine <strong>non abbiamo fatto neanche quello</strong>.</p>
<p>Eppure è incredibile <strong>quante cose si fanno</strong> quando si decide di non fare nulla. Per dire, in questi primi, dolcissimi e fumosi giorni del 2010 ho svolto le seguenti attività:</p>
<ul>
<li>ho trovato una mezza dozzina di <strong>posizioni nuove da adottare</strong> svaccandomi sul divano</li>
<li>ho percorso diverse volte il tratto di strada casa-Blockbuster, sfruttando la convenzione &#8220;<strong>10 noleggi di Blu-Ray gratis</strong>&#8220;</li>
<li>ho letto moltissime pagine di libri, <strong><a href="http://ripitupfootnotes.blogspot.com/" target="_blank">uno dei quali pesa circa 4 kg</a></strong> e mi ha fatto venire un crampo alla mano</li>
<li>ho scaricato una cinquantina di <strong>film usciti <a href="http://www.fast-rewind.com/index.html" target="_blank">tra il 1980 e il 1987</a></strong> e ne ho guardati parecchi</li>
<li>sempre grazie al mulo, mi sono fatto una discreta <strong>discografia post-punk / industrial</strong></li>
<li>ho cucinato e mangiato meglio del solito, con incursione al <strong><a href="http://www.passaggioinindia.com/" target="_blank">ristorante indiano</a></strong> (da cui i Beedies)</li>
<li>ho visto <strong>amici cari</strong> che mancavano all&#8217;appello già da un tot di settimane</li>
<li>ho fatto il consulente on line per piccoli e grandi <strong>problemi di cuore</strong></li>
<li>ho fatto<strong> la spesa senza stress</strong></li>
<li>ho perso un <strong><a href="http://www.endodonzia.it/immagini/allegatiforum/scarlett/2008327232214_DSCN1132.JPG" target="_blank">premolare</a> </strong>in modo tragico e doloroso</li>
<li>mi si è rotta una stanghetta degli occhiali (gravissimo)</li>
<li>ho trovato <strong>due <a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/10/blog_fave500.jpg" target="_blank">fave</a> </strong>in due fette diverse di focacce della befana. Nessun piccione, però.</li>
<li>ho scoperto che mia madre ha ancora <strong>qualche abilità sociale</strong></li>
<li>sono stato in farmacia più volte</li>
<li>ho fatto <strong>un bel giro in moto</strong> dopo un mese di inattività</li>
<li>ho perfezionato il mio look &#8220;<strong>Berkshire 1971</strong>&#8220;</li>
<li>ho mantenuto la casa pulita e in ordine (beh&#8230; ho contribuito)</li>
<li>ho mantenuto <strong>la mente libera</strong></li>
</ul>
<p>Da domani, i soliti problemi <strong>mi risalteranno sulle spalle</strong>, ma devo dire che - a parte le <strong>martellate sul premolare</strong> - è stato un buon principio.<br />
Esultate con me!</p>

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		<title>OBIETTIVI 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 09:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non so voi, ma qui al lavoro noi si usa un metodo particolare per la valutazione delle prestazioni. Per farla breve, ogni fine anno (proprio tra il 30 e il 31 dicembre) si pensano degli obiettivi per l&#8217;anno successivo. Obiettivi di lavoro, ovviamente. Secondo la formula questi obiettivi devono essere sfidanti (un termine che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so voi, ma qui al lavoro noi si usa <strong>un metodo particolare</strong> per la valutazione delle prestazioni. Per farla breve, ogni fine anno (proprio tra il 30 e il 31 dicembre) si pensano degli <strong>obiettivi per l&#8217;anno successivo</strong>. Obiettivi di lavoro, ovviamente. Secondo la formula questi obiettivi devono essere sfidanti (un termine che mi procura la stessa sensazione di <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Psm3MYDFFJs" target="_blank">un unghia spezzata mentre striscia su una lavagna</a></strong>), concreti, misurabili e realizzabili (quest&#8217;ultima caratteristica non viene mai tenuta adeguatamente in conto, ma tant&#8217;è). Ad ogni obiettivo devono corrispondere tre o quattro azioni, che sarebbero un po&#8217; come degli step che tu fai per raggiungere l&#8217;obiettivo. E poi ci sono i comportamenti, ossia &#8220;<strong>come lo fai</strong>&#8220;, perché - credetemi - conta anche quello.</p>
<p>Io questa cosa degli obiettivi, posso dirlo? <strong>Mi sta sul cazzo</strong>.</p>
<p>Perché già nella vita uno prova a darseli <strong>e non ci arriva mai</strong>. E allora arrivi ai 39 e pensi che forse non è più il caso, che <strong>magari va anche bene così</strong>. Senza obiettivi. Tanto ormai a navigare a vista ci sei abituato, e allora <strong>perché non lasciarsi sorprendere?</strong> La proattività è sopravvalutata, il vero uomo si riconosce dalla capacità di reagire. Per esempio, prendiamo i miei &#8220;obiettivi&#8221; del 2009. Non che ne avessi formulati, intendiamoci. Stanno lì, nel retro della testa, <strong>più o meno dove c&#8217;è la nuca</strong>. In quel posto che ti fa male tutte le sere e tutte le mattine. Fa male perché ci sono loro, gli obiettivi, che reclamano attenzione. Ma tu non gliela puoi dare. E infatti, come da copione, tutto quello che volevo fare nel 2009 l&#8217;ho fatto <strong>in fretta e malamente</strong> (se poi l&#8217;ho fatto).</p>
<p>Io, per me, lo so che la fine dell&#8217;anno è una convenzione. <strong>Però mi porta sempre tanta amarezza</strong>. Non sempre-sempre, a pensarci bene. Ad esempio, non è andata così nel <strong>1987</strong>, nel <strong>1990</strong>, nel <strong>1993</strong>, nel <strong>1998</strong> e nel <strong>2002</strong>.<br />
Per il resto c&#8217;è sempre quel retrogusto di <strong>petrolio misto a pile scariche</strong>.</p>
<p>Allora non voglio star qui a metter giù i miei obiettivi del 2010. <strong>Ne ho alcuni, è chiaro</strong>. Sono abbastanza ambiziosi, perché anche se sembro un simpatico e spensierato <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TQIwEZlOzp4" target="_blank">Wookiee</a> </strong>in realtà sono autolesionista, <strong>interiormente lacerato</strong> e ascolto sempre gli <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DYp2LGKOF_M" target="_blank">Smiths</a></strong>. Auguro a me e a voi di riuscire almeno a sfiorare uno di questi obiettivi. Di <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xcl_qFfVSZs" target="_blank">protendere il ditino e toccarlo</a></strong> almeno per un attimo prima che svanisca (perché poi - obiettivi bastardi - svaniscono invariabilmente, per ripresentarsi quasi subito<em><strong> un po&#8217; più in là</strong></em>).</p>
<p>E di riuscire a farlo con serenità.</p>

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		<title>ALL I WANT FOR CHRISTMAS IS TORADOL</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 10:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8230;e Zimox, e Oki, e Enterogermina.
Ci sono due cose che veramente non sopporto. Una è il natale. L&#8217;altra sono gli ospedali. Tendenzialmente gli ospedali sono al primo posto nella mia classifica del dispiacere. E quest&#8217;anno, devo dirlo, il pronto soccorso delle Molinette di Torino mi ha fatto guardare con occhi nuovi al natale in famiglia.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;e Zimox, e Oki, e Enterogermina.</p>
<p>Ci sono due cose che veramente non sopporto. Una è il natale. L&#8217;altra sono gli ospedali. Tendenzialmente gli ospedali sono <strong>al primo posto nella mia classifica del dispiacere</strong>. E quest&#8217;anno, devo dirlo, il pronto soccorso delle Molinette di Torino mi ha fatto guardare con occhi nuovi al natale in famiglia.</p>
<p>Il natale, infatti, <strong>è andato più che bene</strong>, se confrontato con il delirio provocato dal mio granuloma. Perché alla fine di quello si trattava. Ha deciso di darmi più o meno buona la notte del 24, certo. Ma la sera del 25, tra un Oki e un altro, <strong>la situazione è precipitata </strong>a livelli da pronto soccorso.</p>
<p><strong>Il pronto soccorso la sera di natale</strong>. Riuscite a immaginarlo? Ve lo descrivo io. Ci siamo io e Stefi, lei impotente e<strong> io color grigio chiaro che respiro a fatica </strong>e sudo freddo. C&#8217;è una ragazza rumena con un attacco di gastroenterite. C&#8217;è uno che si è tagliato un pezzo di dito col coltello elettrico. E poi ci sono una trentina di famiglie che semplicemente <strong>attendono il parente più anziano e/o corpulento</strong> con i postumi del pranzo di natale (infarto, blocco intestinale o simili).</p>
<p>Per distrarmi provo ad immaginare <strong>la tragedia di queste famiglie</strong>, per le quali il natale non sarà mai più lo stesso. Del tipo: signora ci dispiace, ma suo marito non ce l&#8217;ha fatta, il capretto arrosto è stato più forte di lui. Ma serve a poco. Il Triage l&#8217;ho fatto alle 20, ma <strong>mi chiamano solo alle 23.30</strong>, dopo due crisi acute (mie). Vista la situazione della mia faccia, concordano sulla nevralgia del trigemino, mi piazzano una flebo di torazina per il dolore e chiamano i neurologi.</p>
<p>Verso mezzanotte arrivano i neurologi.<strong> Il più anziano sembra Norman Bates</strong> (curioso come tutti i neurologi finiscano per assomigliare ad Anthony Perkins o a Massimo Ranieri). La più giovane, bonissima, sembra <strong>Jenna Jameson</strong>. Io, euforico perché non sento più dolore, rispondo garrulo alle loro domande, inquietandomi un po&#8217; solo quando Jenna Jameson <strong>si avvicina con un martelletto e un chiodino</strong> alla mia fronte.</p>
<p>La nevralgia, dicono loro, non è da escludere, ma propendono più per un granuloma apicale sotto un dente, che dà più o meno gli stessi sintomi. Perciò richiedono una panoramica dentaria e conseguente visita dentistica. Ormai è quasi l&#8217;una e torniamo a casa. Io <strong>collasso sul divano vestito</strong>, ma dormo fino alle 6 perché poi il dolore mi risveglia, ossessionante.</p>
<p>Il 26 mattina Stefi sfrutta le sue conoscenze per farmi fare una panoramica al volo, <strong>e il granuloma è lì. Bello evidente e trionfante</strong>. Una settimana di dolore causata da un pallino bastardo di germi. Scatta il piano B: bombate di Zimox e Toradol sciolto sotto lingua, in attesa di un lunedì liberatorio in cui il dentista (ovviamente in ferie) mi riceverà nella sua casa di campagna.</p>
<p>In tutto ciò vi chiederete come mai non si potesse far qualcosa prima di lunedì. Il pronto soccorso delle Molinette<strong> NON HA nessun dentista a disposizione</strong>. Perché tanto chi vuoi che arrivi col mal di denti? Affanculo.</p>
<p>In tutto ciò, fortunatamente, il Toradol ha come effetto collaterale <strong>una abnorme attività onirica</strong>.<br />
Preparatevi ad una decina di post surreali.</p>

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		<title>NEVRALGIA (TUTTE LE FESTE TI PORTI VIA)</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 11:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il Natale uccide. Non voglio farvela lunga sul mio fastidio per il Natale. Primo perché non voglio ripetermi tutti gli anni. Secondo perché mi irrita già solo scriverne. Preferisco pensare che sia semplicemente una fredda settimana invernale, e che il Natale sia un fenomeno che avviene in un universo parallelo al mio. Ho pensato anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Natale uccide</strong>. Non voglio farvela lunga sul mio fastidio per il Natale. Primo perché non voglio ripetermi tutti gli anni. Secondo perché mi irrita già solo scriverne. Preferisco pensare che sia semplicemente una fredda settimana invernale, e che il Natale sia <strong>un fenomeno che avviene in un universo parallelo al mio</strong>. Ho pensato anche se partecipare al <strong><a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3578" target="_blank">PSLA</a> </strong>(tradizione blogosferica). Sarebbe stata la prima volta. Ma poi mi son detto no. Che mi vien male.</p>
<p>E alla fine è successo. Il Natale <strong>mi stressa talmente tanto</strong> che tutti gli anni, prima di Natale, mi capita qualcosa di spiacevole. Non la solita influenza, no. Sarebbe troppo banale. Qualcosa di diverso. Qualcosa che <strong>non ti capita mai nel resto dell&#8217;anno</strong>. Nel 2005 una tendinite, nel 2006 un incidente in moto, nel 2007 non ricordo più bene, nel 2008 una distorsione della caviglia e quest&#8217;anno&#8230; la patologia più bizzarra. La trigeminalgia, altrimenti detta <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nevralgia_del_trigemino" target="_blank">nevralgia del trigemino</a></strong>.</p>
<p>A me il trigemino ha sempre incuriosito. Adesso che si è presentato penso che <strong>anche se rimaneva al suo posto</strong> e non ci conoscevamo andava benissimo così. Lui sta nascosto in <strong>una piccola grotta ossea</strong> lì dove c&#8217;è l&#8217;articolazione della mascella. E come dice il nome si dirama in tre direzioni: sulla mandibola, più o meno fino agli incisivi. In alto, verso la tempia. In basso, da dietro l&#8217;orecchio al collo. Va beh, insomma&#8230; non è che poi io sia così esperto di anatomia. Comunque. Fa male. <strong>Fa molto male</strong>.</p>
<p>Il freddo intenso crea dei rigonfiamenti proprio lì, che <strong>schiacciano il suo ganglio</strong> e causano una sensazione di dolore che è tipo &#8220;<strong>dente cariato + otite + emicrania a grappolo</strong>&#8220;, ma solo da un lato della testa. Dall&#8217;altro sto perfettamente bene. Il problema più che altro è che <strong>biascico un po&#8217;</strong>. Adesso sto due giorni a casa circondato da sciarponi, cappelli di pelo, <strong><a href="http://www.nocciolidiciliegio.it/" target="_blank">sacchetti pieni di noccioli di ciliegia</a></strong> da scaldare nel microonde e poggiarsi sulla faccia aspirando l&#8217;odore di sherry. E soprattutto circondato da cortisone.</p>
<p>Per lo meno oggi <strong>ho evitato il brindisi prenatalizio</strong> in ufficio. Che è già una cosa.<br />
Tornerò tra i vivi il 24, in tempo per il mio compleanno.<br />
Dovrò concludere velocemente tutte le pratiche in sospeso. <strong>Sperando di non sbavarci sopra</strong>.</p>

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		<title>WEINACHTENS SCHNURRBART</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 17:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vi dico un segreto.
Come non è vero che agli uomini piacciono veramente le supermagre (tema altrove trattato), così è un falso mito che la donna ami il maschio efebico senza un pelo. Soprattutto in faccia. Sicuro, la vostra donna vi farà gli occhiacci quando avete la barba di tre giorni. La barba di tre giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi dico <strong>un segreto</strong>.</p>
<p>Come non è vero che agli uomini piacciono veramente le supermagre (tema <a href="http://www.casaizzo.com/a-qualcuno-piace-tanta/"><strong>altrove trattato</strong></a>), così è un falso mito che la donna ami<strong> il maschio efebico senza un pelo</strong>. Soprattutto in faccia. Sicuro, la vostra donna <strong>vi farà gli occhiacci</strong> quando avete la barba di tre giorni. La barba di tre giorni graffia, irrita, fa disordinato e <strong>non va più di moda</strong> da quando Kim Basinger si masturbava col proiettore di diapositive.</p>
<p>Ma se avete la pazienza di vivere per qualche settimana <strong>una vita monacale</strong>, in modo da sfoggiare un bel barbone di tre mesi, beh&#8230; le cose cambiano. La barba di tre mesi solletica, è morbida, <strong>fa la sua porca figura</strong> e ricorda la figura paterna (un topos erotico inconfessabile e infallibile). Inoltre, al di là dei prevedibili giochi sessuali, la barba di tre mesi vi conferisce <strong>un aspetto professorale</strong> - o comunque intellettuale, quantomeno creativo e insomma, se non altro strambo - che vi faciliterà la vita in molti modi.</p>
<p>Esempio: &#8220;Rivolgiti a tizio per risolvere quel problema, <strong>ha una bellissima barbona di tre mesi</strong>, di sicuro sa cosa fare&#8221;.<br />
Altro esempio: &#8220;Lascialo perdere, quello&#8230; Ha una barba di tre mesi, come pensi che possa essere efficiente <strong>se non sa nemmeno radersi</strong>&#8220;.<br />
Entrambi gli esempi, ovviamente, presentano i loro lati positivi&#8230;</p>
<p>In ogni caso, ci sono <strong>accorgimenti da tenere presente</strong>. Alcuni fenomeni, piccole cose che cominci a notare quando la tua barba supera una certa lunghezza. Eccone alcuni.</p>
<ol>
<li>Gli altri barbuti <strong>ti salutano con un cenno</strong> (un po&#8217; come avere una moto custom)</li>
<li>I bambini si spaventano vedendoti. Quando non si spaventano ridono e ti tirano la barba.</li>
<li>Puoi arricciarti i mustacchi in modo da sembrare <a href="http://forthose.files.wordpress.com/2009/10/gogol.jpg"><strong>Eugene Hutz</strong></a></li>
<li><strong>Sai sempre cosa hai mangiato</strong>, perché i baffi mantengono l&#8217;odore (soprattutto di alcolici e bagnacaoda)</li>
<li>Susciti ilarità quando bevi il cappuccino o la birra</li>
<li>Puoi lasciar perdere i capelli quando hai voglia di tirare o cincischiare qualcosa</li>
<li>Non hai mai le labbra secche (il tuo respiro <strong>si condensa in goccioline umide</strong> sul pelo)</li>
<li>Puoi usare shampoo, balsamo e impiastri vari anche su un&#8217;altra parte del tuo corpo</li>
<li>Sei decisamente <strong>più minaccioso</strong> e autorevole (una combinazione esplosiva)</li>
<li>Diventi universalmente sexy e tutti vogliono <strong>strofinare la faccia con la tua</strong> (specie gli altri barbuti)</li>
</ol>
<p>La mia, di barba, ha riscosso un notevole successo<strong> anche in Germania</strong> (da cui il titolo del post, che ho escogitato solo <strong>per scuotervi dal vostro torpore pre-natalizio</strong>). Per dire, il bratwurst con senape lo potevo assaporare ancora <strong>due ore dopo</strong> che lo avevo mangiato.<br />
Ora vi saluto. Vado ad <strong>incerarmi i baffi</strong>.<br />
Non c&#8217;è niente come un baffo incerato, sapete. Strappa sempre un sorriso.</p>

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		<title>HAMMAM E PROFUMI</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 17:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroizzo</dc:creator>
		
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Mi piace andare nei negozi ultrachic del capoluogo sabaudo e aggirarmi tra gli scaffali con il mio stile da ippopotamo in una cristalleria incrociando gli sguardi con i commessi e le madamine della Torino bene. Le madamine mi guardano e sgranano gli occhi vedendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una cosa, sapete, che mi procura <strong>un piacere sottile e perverso</strong>.</p>
<p>Mi piace <strong>andare nei negozi ultrachic</strong> del capoluogo sabaudo e aggirarmi tra gli scaffali con il mio stile <strong>da ippopotamo in una cristalleria</strong> incrociando gli sguardi con i commessi e le madamine della Torino bene. Le madamine mi guardano e <strong>sgranano gli occhi</strong> vedendo la mia barba, il mio ventre prominente e il giaccone imbottito da biker che mi fa somigliare <strong>ad un incrocio tra Robocop e l&#8217;orso Yoghi</strong>. I commessi si affrettano a venirmi incontro mormorando &#8220;Ha bisogno&#8230;?&#8221; - domanda inutile alla quale io rispondo sempre <strong>con un sorriso malizioso e una battuta senza tempo</strong>: &#8220;No grazie&#8230; Sto solo dando un&#8217;occhiata in giro&#8221;.</p>
<p>Di negozi così, a Torino, ce ne sono molti. <strong>Sacrari del lusso d&#8217;antan</strong>, che custodiscono gelosamente le buone cose di pessimo gusto che piacciono ancora tanto alle carampane che succhiano avidamente <strong>caramelle al ratafià</strong>. Oppure boutique trendy e minimal con <strong>grucce semoventi e parlanti</strong> al posto delle commesse e scaffali immacolati dove qua e là, nel biancore, appaiono alcune pessime cose di buon gusto - quelle che piacciono alle giovani modaiole tutte <a href="http://www.lanvin.com" target="_blank"><strong>Lanvin</strong></a><strong> </strong>e <a href="http://www.jilsander.com" target="_blank"><strong>Jil Sander</strong></a>.</p>
<p>Adoro in particolare aggirarmi <strong>nella teoria di ambienti discretamente profumati di </strong><a href="http://www.floris-profumi.it/" target="_blank"><strong>Floris</strong></a>, una sorta di &#8220;fioraio / profumiere / complementi di arredo / american bar / mercatino di natale perenne&#8221; situato in una via del centro <strong>poco praticata e molto sussiegosa</strong>. La descrizione del luogo vi da un&#8217;idea troppo vaga? <em>Tant pis</em>. Non so da voi, ma qui a Torino il concetto dello <strong>&#8220;slash qualcosa&#8221;</strong> è sempre più pervasivo (dalle &#8220;librerie / bar&#8221; alle &#8220;pescherie / locale trendy&#8221;).</p>
<p>E Floris sia, ho pensato l&#8217;altro giorno mentre mi aggiravo in centro depresso e sciatto durante la mia pausa pranzo. Oltretutto, tra uno slash e l&#8217;altro, Floris possiede <strong>un pretenziosissimo reparto profumeria</strong> che manda in visibilio le mie cellule olfattive. Senza scherzi. E ha un&#8217;intero scaffale dedicato ad una delle mie maison parfumière favorite: <a href="http://www.penhaligons.co.uk/" target="_blank"><strong>Penhaligon&#8217;s</strong></a>. Mi accingo dunque a sfiorare quei deliziosi boccetti e ad <strong>annusare una piccola porzione di paradiso</strong>, quando si avvicina la commessa. Ma era talmente gentile, che quando mi ha chiesto se avessi bisogno, le ho permesso di spruzzare in mia vece, su altrettanti cartoncini personalizzati, ben <strong>quattro diverse fragranze</strong> della rispettata casa londinese.</p>
<p>Con mio grande disappunto, ho scoperto di ignorare un&#8217;eau de toilette che è stata <strong>la prima mai inventata dal signor Penhaligon in persona</strong>! Nel 1872! C&#8217;è sempre qualcosa da imparare da una visita a Floris. Il profumo in questione è <a href="http://www.penhaligons.co.uk/shop/fragrance/shop-by-fragrance/hammam-bouquet/hammam-bouquet-eau-de-toilette-496731.html" target="_blank"><strong>Hammam</strong></a>. Per chi non parla inglese, viene descritto sulla pagina che ho linkato come &#8220;animalesco e dorato, con un&#8217;idea di libri antichi, resine polverose e vecchie stanze crepuscolari, evocativo di un&#8217;era di decadenza ed eccesso&#8221;. <strong>In pratica, il mio profumo</strong>. E comunque mi aveva già convinto ad &#8220;<strong>animalesco e dorato</strong>&#8220;.</p>
<p>Colpita dal mio savoir faire che attirava anche l&#8217;attenzione di una serie di signore impellicciate <strong>dal viso di porcellana a causa dei troppi lifting</strong>, la commessa mi ha anche rifilato un bel campioncino di Hammam Bouquet. In fondo è bastato sventolare il tester davanti al naso e dirle con tono cospiratorio &#8220;Mmmmhhh&#8230; Qui c&#8217;è una nota di testa <strong>vagamente agrumata</strong>&#8230; e una nota di fondo decisamente ambrata&#8230; Ma qual è l&#8217;ingrediente principale? <strong>Iris</strong>? Non mi dica&#8230;&#8221;. Anni di studio e sperimentazione dovranno pur servire a qualcosa.</p>
<p>E, visto che il signor Penhaligon ha creato questa essenza così particolare proprio <strong>pensando ai bagni turchi di Piccadilly</strong>, per buona misura ho prenotato una seduta di relax di un paio d&#8217;ore all&#8217;Hammam vicino all&#8217;ufficio. Perché <strong>quando non non riesci ad arrivare a fine mese</strong>, niente ti fa sentire meglio quanto risparmiare sul cibo e investire sulla pulizia dei pori.</p>

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