VERBALI E PIN UP

Stamattina ho fatto un sogno strano. I sogni io li faccio tra le 6 e le 9, ore che costituiscono la mia fase di sonno profondo (e che regolarmente vengono disturbate dalla sveglia). Di solito sogno di alzarmi, di fare il bidé o di lavarmi i denti, sogno che mi vesto ed esco, rendendo la realtà un déja vu confuso tra le nebbie del sogno. A volte invece sogno delle cose più precise che mi ricordo nonostante le ventate di gelo in motorino. Il sogno è questo: mi trovavo in un quartiere strano al crepuscolo, un quartiere fatto di librerie antiquarie, locali equivoci e ristoranti molisani. Ad un certo punto devo attraversare uno stradone, dove però non passa nessuno. Non bado al semaforo giallo e mi butto. Ariva però una macchina dei vigili, allora affretto il passo e vedo che è rosso. Ovviamente la macchina accosta e mi ferma. Scende il vigile per farmi la multa. Io mi difendo un po’, non mi ero reso conto, non sapevo, non c’era nessuno. Ma capisco che la multa è inevitabile. Mentre lui compila il verbale, il foglio su cui sta scrivendo si tramuta poco a poco nell’immagine di una pin up completamente nuda stile Bettie Page (stivali di pelle e nient’altro per intenderci). Un po’ come su quei bicchieri che se riscaldati "fanno sparire" il bikini delle ragazze. Io resto a bocca aperta e lui mi decanta le virtù della nuova carta dei verbali dei vigili, e tenta di vendermene una risma. In quel momento, l’immagine di Bettie Page si trasforma in quella di Simona Ventura e il vigile in Sergio Muniz. Un gruppo di ragazzini, vedendo il mio raccapriccio, scoppia a ridere. E in quel momento suona la sveglia. Alzi la mano chi è capace di interpretarlo…

ERNESTO TIRO’ LO SCARICO

…Da un delirio mattutino in collaborazione con Léaud
Ernesto tirò lo scarico, con una tale decisione che nessuno riuscì a frenare l’impeto dell’acqua. La febbre esterna era calata, e la dottoressa diceva "Misurategliela all’inguine, la temperatura".
Ma nessuno lo fece, e quando Ernesto tirò l’acqua la gente capì che aveva chiuso.
flusssssssssshhhhhhhhhhhhhhhhh
sgurglglglglglg
Ernesto scivolava in un tubo scuro, pieno di liquido tiepido. Non era spaventato: solo, non riusciva a trovare un appiglio – perché il tubo era liscio, morbido e senza giunture.
"Forse, se riuscissi a cambiare posizione" pensò, "potrei vedere dove mi sto dirigendo"…
E con uno sforzo enorme Ernesto si girò con la testa verso il fondo del tubo.
Si sentiva coccolato da quel liquido caldo, e poco mancò che non si addormentasse.
Scivolava morbidamente. Solo ogni tanto un rumore, una curva a gomito, un piccolo sussulto.
Ernesto infine ebbe un sobbalzo.
La sua corsa era finita: era andato a sbattere contro una parete soffice ed elastica.
Riuscì ad alzarsi in piedi, con difficoltà, visto che il suo corpo era completamente ricoperto da quel liquido scivoloso.
Solo allora si rese conto pienamente della sua nudità.
Lo assaliva la sensazione sgradevole di non potersi liberare di quel liquido, e la fastidiosa percezione del suo corpo nudo lo metteva in ansia.
Rumori di acqua corrente provenivano da dietro una curva a gomito. Muovendosi a tentoni nel buio completo, Ernesto si avvicinò a quella fonte di rumore.
Una tenue luminescenza cominciò a definire i contorni dell’ambiente: Ernesto arrivò in una sorta di stanza dalle pareti sghembe e senza alcuna apparente geometria.
Il rumore di acqua corrente era prodotto da una serie di bocchettoni dall’aspetto organico che pulsavano, emanando quella strana luce verdastra.
Eppure quella che espellevano era acqua, acqua fresca! Ernesto si accorse improvvisamente di avere la gola arida, e accolse in bocca una di quelle morbide escrescenze.
Non passarono che pochi minuti da quella bevuta, che Ernesto cominciò ad avvertire delle fitte lancinanti allo stomaco.
I bocchettoni cominciarono a pulsare ritmicamente costruendo delle parole che, dapprima incomprensibili, divennero mano a mano più chiare.
"Vieni con noi" vibravano i bocchettoni… "Vieni con noi".
Ernesto si contorceva sul pavimento, avvolto ormai completamente in quella bava viscida che rendeva difficoltoso ogni suo movimento.
I bocchettoni smisero di pompare acqua e proiettarono verso Ernesto dei tentacoli rosei simili a tante lingue sottili.
I tentacoli lo avvolsero, penetrando in ogni orifizio del suo corpo, e lo sollevarono.
Nella mente di Ernesto, un flash – improvvisamente si trovò in un ufficio candido, davanti ad una macchina fotocopiatrice.
Una sensuale segretaria gli chiedeva cosa fare, mordicchiando il cappuccio di una penna…
"Signor Ernesto, è sicuro di sentirsi bene?"
La segretaria lo guardava maliziosamente. Ernesto, asciugandosi la fronte, cercava di capire.
Trascinandosi lungo il muro del corridoio entrò in bagno: vomitò un liquido verde, poi tirò lo scarico con una tale decisione che nessuno riuscì a frenare l’impeto dell’acqua. La febbre esterna era calata, e la dottoressa diceva "Misurategliela all’inguine, la temperatura".
Ma nessuno lo fece, e quando Ernesto tirò l’acqua la gente capì che aveva chiuso.