LE LEGGI DI MURPHY DELLA P.A.

All’interno di una giornata, il maggior carico di lavoro si concentrerà dopo le 16.45; all’interno di una settimana, il venerdì pomeriggio; all’interno di un mese, dal 29 in avanti; all’interno di un anno, nei mesi di giugno (quando fuori le giornate sono più belle) e di ottobre (quando se va bene hai ancora la depressione post-vacanza).

L’efficacia (e la reale importanza operativa) di una riunione è inversamente proporzionale al numero di partecipanti. Le riunioni con più di 6 partecipanti verranno sempre fissate intorno alle 12.30 o intorno alle 16.30.

Lavorare ad un progetto importante equivale ad evocare istantaneamente altri 5(+/-2) progetti ad alta priorità. Non lavorare a nessun progetto importante equivale al vuoto cosmico.

Un progetto ben comunicato è un progetto ben valutato, anche se poco efficace. Un progetto non comunicato è un progetto disprezzato, anche se molto efficace.

Il livello di burocrazia e gerarchia coinvolta in un processo decisionale è inversamente proporzionale alla portata di un progetto. Progetti insignificanti e potenzialmente molto veloci richiederanno autorizzazioni in carta bollata. Progetti complessi e di grande rilevanza vedranno l’assenza di coinvolgimento da parte dei livelli alti della gerarchia. In tal modo, se c’è un passo falso nel processo, il capro espiatorio sarà ben identificabile nel subalterno addetto al progetto.

Tutto ciò che non è esplicitamente vietato è permesso. Tutto ciò che non è esplicitamente permesso, è vietato.

CORPORATE VIDEO, REALTA’ E IDEALE

Realizzare un corporate video, con il giusto conto di tempo e risorse per farlo bene. Nel mondo ideale, ci sono alcune regole (anzi no, chiamiamole “buone pratiche”) per farlo degnamente. Perché è vero che il “video aziendale” sembra la solita menata da pseudo innovatori che si fa tanto per dire “lo abbiamo anche noi”. Ma è anche vero che un video ben fatto presenta l’azienda meglio di mille pagine, brochure, testi informativi. Il corporate video si può dividere in due grandi categorie, a seconda dell’intento comunicativo. C’è il video di tipo informativo / promozionale (che a sua volta può dividersi nei filoni “mega-spot” e “raccolta di testimonianze”) e il video dedicato alla comunicazione interna (che a sua volta comprende il filone “il grande capo vi parla” e il filone “convention / eventi”).

Vediamo insieme in breve quali sono le buone pratiche di cui sopra, seguendo la falsariga del guru dei corporate video Director Tom (lui ci ha fatto una carriera)… La prima cosa è la storia. Anche un video aziendale dovrebbe avere un inizio, una metà e una fine, nonché personaggi in situazioni di conflitto: la storia fa funzionare veramente il video, rendendolo “universale”. Poi c’è l’eroe (o gli eroi) della storia: nel caso della comunicazione interna possono essere i dipendenti di un’azienda, in caso contrario – ad esempio – i clienti o gli utenti che offriranno la loro testimonianza.

Il resto andrebbe anche a buon senso: autenticità, giocosità (senza esagerare), ritmo (cambiarlo ogni 30 secondi fa passare in fretta anche il più lungo dei filmati), emozione (assolutamente da evitare grafici e cifre, per quello c’è sempre Powerpoint) e qualità. Noterete che la qualità l’ho messa per ultima. Questo perché nella produzione di corporate video, l’ideale spesso si scontra con la dura realtà.

La realtà è che nel giro di una settimana, secondo l’Amministrazione, avremmo dovuto girare e montare un video per la convention annuale che avesse come tema “quanti progetti portiamo avanti tutti insieme nel corso di una giornata lavorativa” e soprattutto “quanto il dipendente pubblico non sta mai fermo“. Concorderete con me che – stante il clima di tensione che cresce continuamente intorno alla PA dei “fannulloni” – far passare un messaggio del genere non è facile. Ma, ehi… si trattava di comunicazione interna, e qualcosa andava pur fatto.

Con una videocamera e una stazione di montaggio si possono fare molte cose. Noi abbiamo tentato di metterci una storia (o meglio una vaga traccia narrativa fin troppo nouvelle vague), un ritmo, un po’ di giocosità, un po’ di emozione. Per il resto, ci siamo raccomandati a dio (il nostro dirigente). Il quale voleva assolutamente che tutto fosse velocizzato al 400%, stile comica del muto. Riprese frettolose e controluce + montaggio serrato e velocizzato = mal di mare e incomprensibilità.

Che il video sia piaciuto ai più, per me resta un enigma. Certo, era il meglio che si potesse fare da soli in una settimana. Sei minuti di follia impiegatizia con 350 personaggi in controluce che si muovono come in un frullatore impazzito. Al ritmo di Seven Nation Army (e altro). Con il sottoscritto in versione fantozziana che timbra in entrata e uscita. L’eroe del lavoro. Mi domando come abbiano fatto a riconoscermi tutti, anche di spalle. Sarà che ho proprio un bel culo?