DAL PAISLEY UNDERGROUND AI WHITE STRIPES

Ma quanto mi piacciono i White Stripes? Tanto! Da quando ho ascoltato Seven Nation Army la prima volta il desiderio di ascoltare tutto l’album è stato molto forte… finalmente eccolo qua. Per quanto non possa sentirlo a pieno volume (le Note Stampa delle nuove, e già vecchie, vetture Fiat incombono su di me) posso dire cosa mi sembra. Mi sembra che dalle mie casse escano ancora una volta gli Stooges. OK, magari esagero… ma il concetto è quello. Ball and Biscuit rende l’idea. In un pezzo mi ricordano anche i Dream Syndacate, indimenticata meteora musicale che ha attraversato i miei anni ’80 (assieme agli Opal di Kendra Smith, i Green on Red e quel paisley underground che faceva tanto loner verso la fine del liceo). Un ascolto tira l’altro, insomma. Poi questo fatto di fare tutte le copertine rosse bianche e nere… mi intrigano, mi incuriosisce questo progetto stilistico che si protrae nel tempo. Almeno mi aiutano a passare il tempo che mi separa dal Motorshow di Bologna.

CHI NON RICORDA I WANG CHUNG?

Quasi dimenticavo di dire che con Friedkin e Argento c’era anche… Wang Chung! Ve lo ricordate? Quello di Dance Hall Days e del (credo unico) album Points on a Curve. Negli anni ’80 ci andavo pazzo, erano una derivazione un po’ più easy degli XTC… Grande Wang Chung… in lacrime perché il pubblico torinese lo ricorda ancora con affetto per la sua meravigliosa colonna sonora di Vivere e morire a Los Angeles di Friedkin – assieme a Manhunter di Mann uno dei capolavori del cinema americano anni ’80. Anzi, diciamo pure che sono gli unici due film di spicco girati in america negli anni ’80… no? :-)

GREENDALE, FILM E CONCEPT ALBUM

Greendale di Neil Young è il primo film che ho visto al festival oggi pomeriggio. Un esperimento di circa un’ora in super 8 gonfiato a 35 mm (e quindi insopportabilmente granuloso per chi come me si piazza sotto lo schermo) ma con un potente audio in DTS che faceva tremare le poltrone del Pathé Lingotto…! Se si ama Neil Young, a mio avviso l’unico vero e grande "autore rock" rimasto in america assieme a Lou Reed, Greendale è da vedere. Si tratta di un clip illustrativo del suo ultimo concept album omonimo (volendo essere riduttivi). Si segue la storia di questa comunità della provincia americana, Greendale, appunto, attraverso le dolorose vicende della famiglia Green, canzone dopo canzone in "quadri" intervallati da panoramiche su una mappa disegnata a mano (come quella sulla copertina del CD). Young è sempre grandissimo, i Crazy Horse lo accompagnano in modo potente e i testi, se anche a volte sono un po’ esasperanti, sono molto pungenti e inaspettatamente "romanzati". L’intento di denuncia sociale del film lo avvicina un po’ a Bowling a Columbine di Moore. Un buon inizio, direi.